Fotografia, viaggio, riflessioni: strumenti per unire le tue passioni

fotografia viaggio riflessioni

Qualche anno fa, mentre cercavo di riempire con poco successo una borsa da usare come bagaglio a mano Ryanair, che sembrava sempre troppo piccola per la quantità di cose che dovevo portare via, passò mio padre vicino alla mia stanza.
Guardò dentro, osservando il casino da esplosione di bomba che avevo creato, e mi chiese con innocenza:

“Perché non lasci a casa la macchina fotografica? Così avresti più spazio”.

Mi sono voltata con un’espressione incredula negli occhi, e ho sibilato: “…piuttosto parto senza le mutande”.

Questo aneddoto, che fa sempre molto ridere quando lo racconto, in realtà è emblematico di una cosa in cui credo molto.

Tanto da averlo scritto anche nella nostra pagina “Chi Siamo“, perché è un po’ il credo che ci accomuna tutti e che tiene insieme le tante esperienze diverse di cui parliamo in questo blog.

Per noi fotografare, viaggiare e vivere sono la stessa cosa.

Non c’è distinzione tra queste tre cose, così come non è concepibile una valigia che non contenga la fotocamera (posso forse forse rinunciare al drone, se proprio), o visitare un luogo in cui non abbia interesse a fare belle foto.

Siamo in grado di andare a fare un trekking di un paio d’ore, e mettercene 6 perché ci fermiamo in continuazione a scattare. Oppure di rinunciare ad aperitivi o appuntamenti in giro per non perdere un tramonto che promette meraviglie.

Ed è questa volontà di fondere fotografia e viaggio, esplorazione e scatto, vita e avventura, che ci ha portato qui.
E che può portare te allo stesso punto, se è ciò che vuoi.

Se sogni di fare della fotografia in viaggio un lavoro, se desideri crearti un portfolio fotografico di questo tipo, o che tu voglia solo viaggiare di più e goderti meglio i posti che visiti grazie alle tue foto, continua a leggere.

Perché è di tutto questo che voglio parlarti, e molto di più, attraverso le mie parole e le mie foto in questo pezzo.

Perché fotografare in viaggio?

Ilaria Cazziol – VSA

La grande domanda. Inizia tutto qui. O meglio, dovrebbe.

Perché fotografiamo?

In viaggio, a casa, con uno smartphone fotocamera o con la più costosa delle reflex…perché sentiamo l’esigenza di fermare il tempo in uno scatto? Di imprimere i nostri ricordi su pellicola, o più probabilmente su uno schermo?

Perché ci perdiamo per minuti interi, a volte ore, nelle impostazioni della fotocamera, muovendo e spostando per cercare di ottenere quella meraviglia che vediamo con i nostri occhi?

La risposta è probabilmente la stessa per qualsiasi tipo di Arte: per esprimere noi stessi, la nostra unicità, la nostra specifica visione del mondo.

Possiamo aver visto diecimila volte le foto della Cappadocia, ma quando ci troviamo lì, circondati da quei cucuzzoli di roccia dalle forme più strane, non riusciamo a non farlo anche noi. Vogliamo cercare di immortalare il nostro modo di vedere quella scena, non quello di qualcun altro, non quello delle foto altrui.

È un modo per fermare il tempo, o forse per apprezzare di più il suo scorrere, perché il filtro della fotocamera è una sfida, un gioco con i nostri occhi, un tentativo (mai riuscito, ma sempre in qualche modo sfiorato) di rendere la meraviglia di ciò che vediamo in uno scatto.

Oppure il contrario:

con la fotocamera possiamo far apparire il sole come se fosse una stella con decine di raggi, o le persone come se fossero fantasmi fugaci, e le luci come strisce in movimento.

Possiamo alterare la realtà, pur mantenendola…”reale“.

 

 
 
 
 
 
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Cosa succede in viaggio?

Perché fotografare in viaggio ha quel qualcosa di più, quella sensazione particolare che quasi ci obbliga a tirare fuori la fotocamera?

Perché ci sentiamo quasi forzati a immortalare quei momenti e la nostra presenza in quei luoghi, anche se non ne sappiamo niente di fotografia e non abbiamo mai neppure fatto un corso gratuito?

Forse tu dirai che è per egocentrismo, per la nostra voglia di pubblicare quella foto su Instagram, per ottenere Like…

Io non credo, o meglio penso che quella sia una conseguenza.

Instagram, gli smartphone fotocamera, i social, sono solo una nuova manifestazione di un bisogno ben più antico, che c’è sempre stato e si è sempre manifestato nel supporto più adatto al suo tempo.
Le diapositive da mostrare agli amici al termine di una cena, o gli album fotografici con le stampe dei momenti più significativi della nostra vita.

Io credo che in viaggio ci rendiamo conto più del solito di vivere al massimo, della fugacità del momento presente: il viaggio è momentaneo, intenso, e non sappiamo se tornerà mai.

Potremmo dire lo stesso di ogni istante delle nostre vite, ma nel viaggio ce ne rendiamo conto più facilmente e desideriamo con forza rallentare e prolungare quella folle corsa.

E così, con la nostra macchina fotografica, cerchiamo di farlo.

Aspettiamo in religioso silenzio il tramonto del sole, o ci inerpichiamo nei posti più assurdi (e spesso ignorati dai turisti-senza-fotocamera) solo per uno scatto che ci sembra promettente.

Viviamo al massimo il viaggio, proprio GRAZIE ALLA FOTOGRAFIA. Per me almeno, è sicuramente così.

 

Che attrezzatura serve per la fotografia di viaggio?

fotografia in viaggio
Ilaria Cazziol – VSA

Questa sensazione che ci coglie in viaggio prescinde da quale strumento abbiamo tra le mani. Sentiamo questa necessità quasi viscerale di filtrare la realtà, attraverso il mirino della fotocamera o lo schermo dello smartphone.

Ecco perché non lascerei mai a casa la mia macchina fotografica, piuttosto rinuncio alle mutande.

Perché preferisco una lente tuttofare, una fedele compagna sempre con me, alla moltitudine di obiettivi da portarsi dietro e cambiare ogni pochi minuti.

O il motivo per cui il mio kit fotografico è ridotto all’osso, per venire sempre con me.

Ma è anche il motivo per cui non posso scendere sotto una certa soglia. E quella soglia è più alta di uno smartphone.

 

Ecco perché non si può fare fotografia in viaggio solo con lo smartphone

Gli smartphone hanno fatto passi da gigante, quanto a fotocamere. E ad oggi si possono quasi riuscire a fare con il telefono foto belle come con la reflex, se si ha il dispositivo giusto e una grande capacità compositiva.

Ma non è il risultato quello che conta, come avrai ormai capito, nella fotografia di viaggio, o almeno non solo. È il processo.

Lo smartphone è pensato per il punta e scatta: i tuoi occhi vedono una scena che ti piace, tiri fuori il telefono, punti, scatti. Fine. 

L’intelligenza artificiale che è lì dentro fa il resto, aumentando i colori, aprendo le ombre, creando la SUA versione della TUA realtà.

Con una fotocamera, invece, è tutta un’altra cosa.

Bada bene, può essere la più scarsa delle compatte o la più tecnologica delle mirrorless, ma quando dico “fotografare con la fotocamera” io intendo “scattare in manuale” o con i semi-automatismi.

È quello il processo, è lì che risiede la soddisfazione. 

Quella concentrazione quasi meditativa che ci fa muovere ghiere e premere pulsanti, mentre guardiamo attraverso il mirino e cerchiamo di indovinare che cosa otterremo una volta premuto il pulsante di scatto.

Quella frustrazione che ci coglie quando guardiamo la foto e no, non è come l’avevamo pensata.

E allora abbassa gli ISO per togliere il rumore, chiudi il diaframma per trasformare la palla di bianco del sole in una stella a più punte, abbassa i tempi per dare morbidezza setosa a quell’acquaprova, riprova, riprova ancora e ancora.

Il tutto mentre la luce cambia costantemente, e hai sempre il dubbio che dietro l’angolo ci sia una location ancora migliore.

È questo gioco perpetuo, con la luce e con noi stessi, con i nostri occhi e con lo schermo della fotocamera, che crea la magia, e rende assolutamente IMPOSSIBILE smettere di fotografare in viaggio, se si ha la malaugurata idea di cominciare.

Ma è l’errore più bello che si possa fare…quasi quanto quello di cominciare a viaggiare, in primo luogo.

 

Quali foto di viaggio vuoi portare a casa?

foto di viaggio Purullena spagna
Ilaria Cazziol – VSA

Ma scoprire perché fotografiamo in viaggio è solo la prima parte del percorso…una risposta che apre a tante altre domande.

Soprattutto questa:

Cosa vuoi portarti a casa? 

Di quali scatti vuoi che si riempia la tua memory card? Quali foto non ti peserà editare per ore e ore, spennellando con le dita sul trackpad del computer per far emergere luci e ombre?

Quali riuscirai a far vivere oltre il viaggio, e non resteranno lì a marcire dentro un hard disk senza che tu le degni mai più di uno sguardo?

La risposta è semplice: quelle che ti emozionano.

 

Cercare le emozioni nelle foto – e crearle

Alla fine è così: è la passione che ci spinge, l’emozione è la vera pellicola su cui imprimiamo ogni fotografia.

E cosa ci emoziona…be’ è diverso per ciascuno di noi.

Per me ad esempio è la scoperta: l’incontro con l’ignoto, con l’inaspettato, e la volontà di condividerlo con gli altri. Documentare un trekking, una strada o un evento, così che chi vede la foto possa scoprire ciò che ho trovato io.
Un approccio giornalistico, che infatti mi ha spinto verso il genere del reportage.

Per Marco, è la Natura con la N maiuscola. La sua relazione con la piccolezza dell’uomo.
Mettilo in una città, tra cemento e palazzi, e non tirerà nemmeno fuori la fotocamera probabilmente.

Ciò che ci emoziona è ciò che ci permette di emozionare gli altri.

Per cui se vuoi scattare foto in viaggio davvero belle e ricche, che sappiano parlare a chi le osserva, segui questo: segui la tua passione, le tue emozioni. E cerca di trasmetterle.

 

Fotografia in viaggio: trovare le location fotografiche

E lo stesso criterio dovrebbe guidarti nella ricerca delle location fotografiche in cui trovarle, quelle emozioni.

Come abbiamo scritto nell’articolo dedicato a questo argomento, non c’è un unico modo per trovare la location perfetta: c’è un processo.

Ci sono tanti strumenti, da Instagram a Location Scout, ma se non sai cosa vuoi fotografare, cosa vuoi trasmettere, come potrai trovare quel posto?

Soprattutto, devi rischiare e uscire dalle rotte precostruite. Non troverai la foto della tua vita nello stesso punto in cui ci sono tutti quei turisti armati di smartphone e selfie-stick. Né alla stessa altezza delle persone che ti circondano.

Devi spostarti, arrampicarti, abbassarti. Cercare il riflesso in una pozzanghera, la risata di un bambino in primo piano, la simmetria delle forme.

Ricordi cosa abbiamo detto?
È un processo, non un risultato.

È quello che cerchiamo di fare nei nostri Workshop, e soprattutto nei nostri viaggi organizzati, che non per altro chiamiamo EXPEDITIONS: uscire dai sentieri battuti, cercare luoghi nuovi, prospettive inedite. Per il viaggio e per la foto.

 

Perché lo fai? Far vivere le foto di viaggio

Granada fotografia viaggio
Ilaria Cazziol – VSA

E poi? Una volta tornati a casa…cosa resta di quelle foto?

Cosa succede a quei momenti rubati, impressi per sempre nella nostra fotocamera?

Quante volte torni da un viaggio e non ti guardi nemmeno le fotografie che hai fatto? Soprattutto quelle con lo smartphone?

È un processo bulimico, di accumulo compulsivo di immagini, fine a se stesso. Perché lo fai?

La fotografia, come la vita, come il viaggio, deve essere minimalista: meno è più.

Meno pesa la tu valigia, più puoi viaggiare. Meno ti circondi di cose e persone che non ti servono, più c’è libertà. Meno foto fai, più hanno significato.

In ogni viaggio, solo con la reflex, scatto forse migliaia di fotografie (a cui devi sommare quelle con lo smartphone).

Ma poi, quando le riguardo nella fotocamera, ne elimino la metà: cerco di avere un risultato decente per ogni composizione che ho scattato.

Quando passo alla fase di post-produzione, ne elimino ancora tre quarti: non sono abbastanza belle per essere post prodotte, al massimo l’applicazione frettolosa di un preset per vedere se “funzionano”.

Quelle che hanno passato questa ardua selezione, sono il mio 80/20.

Quelle che mi rendono felice, mi danno soddisfazione, e meritano di essere viste.

 

E queste fortunate vincitrici? Sono talmente poche e hanno patito talmente tanto, per arrivare qui, che non possono restare nell’ombra di un Hard Disk.

E allora troveranno vita su Instagram, o in un articolo di questo blog, o in qualche gruppo di fotografia.
Le stamperò, e le appenderò in casa.
O ancora, Google Photo me le ricorderà tra un anno, creando collage delle sue preferite.

Ti consiglio di fare lo stesso: trova il modo, o i modi, di far viver le tue fotografie.

Il loro ruolo, se hai seguito tutto quanto detto sopra, è troppo importante per essere dimenticate. O per provarne vergogna e non avere il coraggio di mostrarle.

Il loro ruolo è di mostrare la parte migliore di noi: quell’occhio fotografico che ci fa vedere il bello e ce lo fa immortalare per emozionare qualcun altro.

 

Cosa ne pensi? Se ti ritrovi in questo articolo e nelle mie considerazioni, fammelo sapere nei commenti. Non vedo l’ora di leggerti.

Un abbraccio,

Ilaria

Last Updated on Dicembre 6, 2021 by Ilaria Cazziol

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2 Comments

  1. says: Francesco

    Buongiorno; sono d’accordo con le vostre considerazioni e credo che la fotografia sia bella; affascinante e molto personale; per questo penso che ogni foto difficilmente sarà uguale a un’altra anche perché ognuno di noi ha il suo punto di vista; la fotografia per me è anche e soprattutto il modo migliore (sostanzialmente anche l’unico se ci pensiamo oltre ai video) per ricordare; per questo penso anche che una foto inutile o relativamente senza significato per qualcuno può essere memorabile per chi l’ha scattata; anche per questo prima di pensare a cosa qualcuno potrà dire o criticare su foto che faccio penso all’emozione e al ricordo che mi crea dentro di me; io scatto per passione e per il motivo principale per cui è nata la fotografia; ricordare.

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