Come impostare gli ISO in fotografia: guida per principianti (e non)

iso fotografia guida

Cosa sono gli ISO in fotografia e perché sono così importanti per le nostre foto?

Rispondere a questa domanda è tanto essenziale per il tuo percorso fotografico quanto complesso. Ti faccio come esempio una premessa che rimane in campo artistico ma si sposta su quello musicale: ho sempre amato suonare il pianoforte, ma c’era un problema, e questo problema prendeva il nome di solfeggio. Odiavo andare a lezione per leggere gli spartiti muovendo a ritmo la mano destra su e giù, su e giù. 

Perché faccio questa premessa apparentemente sconnessa al mondo della fotografia? Perché l’argomento che approfondiamo oggi è come il solfeggio.

Roba teorica noiosa che richiede tanta concentrazione, ma che è essenziale per poter suonare decentemente.

Come non si può pretendere di suonare uno strumento senza aver prima imparato a leggere uno spartito musicale, allo stesso modo non si possono scattare foto correttamente senza aver prima studiato le regole alla base dell’esposizione in modalità manuale. E credetemi che non è una robetta qualunque, ecco.

Il consiglio che ti posso dare è quello di non soffermarti alla teoria perché equivarrebbe ad auto-condannarti alla sconfitta. Non c’è teoria senza pratica e qui ne serve tanta, ma proprio tanta, per arrivare a ruotare quelle ghiere come razzi. 

Passo dopo passo sarà questione di secondi, ma sfido qualsiasi (ex) neofita agli albori a non aver passato almeno qualche minuto ad impostare quei maledetti numeretti in manuale per far uscire una foto quantomeno decente; a chiedersi perché quel cielo tanto azzurro in pieno giorno diventa bianco o perché, peggio ancora, quel panorama così romantico al chiaro di luna non diventa che un irriconoscibile rettangolo nero tra le nostre mani.

Siamo qui per questo, perché conosciamo bene gli alti e bassi che il primo approccio alla fotografia porta con sé e vogliamo accompagnarti in questo percorso fin da subito.

Non ti basterà questo articolo per scattare foto degne di un wow oltre a quello di nonna, ma l’importante è capire che c’è una logica vera e propria dietro quei numeretti e i tentativi a caso sono davvero inutili (sì lo ammetto, l’ho fatto anche io all’inizio).

ekaterinburg iso bassi

Per questo può essere molto utile fare un corso di fotografia completo e sedimentare le competenze invece di muoversi a caso. Se vorresti farlo ma non sai come scegliere il corso di fotografia adatto a te, ti invitiamo a leggere qui

Ti aspettiamo… a diaframma aperto!

Ora, però, lanciamoci nel vivo dell’articolo, proprio come ha fatto Ilaria ai piedi di una delle chiese ortodosse più famose di Ekaterinburg.

 

PS: Se non hai ancora letto l’articolo che trovi all’inizio su tutto ciò che devi sapere per fotografare in manuale (inserisco di nuovo il collegamento ipertestuale se ti ho beccato nel pieno del momento pigrizia!), ti consiglio vivamente di farlo per avere ben chiaro il tema dell’esposizione.

Pronto? Forza, iniziamo.

 

Hai detto ISO?!

Iso in fotografia: significato e acronimo

Facciamo chiarezza un attimo, perché la babele di informazioni legate alla definizione di ISO è davvero sorprendente.  

ISO non è l’acronimo di “International Organization for Standardization” e questo ce lo confermano gli stessi membri dell’organizzazione nel loro sito ufficiale:

 Poiché ‘International Organization for Standardization’ avrebbe acronimi diversi in lingue diverse…, i nostri fondatori decisero di dargli la forma abbreviata ISO. ISO deriva dal greco ‘isos’, che significa uguale. Qualunque sia il Paese, qualunque sia la lingua, siamo sempre ISO”.  

Quindi tutti i fotografi del mondo possono fare riferimento ad un valore universale che accomuna la sensibilità dei sensori: infatti, l’ISO è un’organizzazione indipendente e non governativa globalmente riconosciuta (pensa che ad oggi può contare su 165 stati membri e molteplici commissioni) con il compito di definire standard tecnici, raccomandazioni e convenzioni nelle più disparate discipline, tra cui la gestione delle risorse energetiche, delle norme di salute e sicurezza sul posto di lavoro, della sicurezza alimentare e tanto altro.

Ebbene, tra le migliaia di standardizzazioni, è stato necessario trovare una quadra anche in fotografia sotto molteplici aspetti e, nello specifico dell’esposizione, si fa riferimento allo standard ISO 12232:2006, recentemente rivisto e sostituito dalla versione più aggiornata ISO 12232:2019

Pellicole e ISO nella fotocamera: cenni storici

Facciamo chiarezza per chi non conoscesse l’antica arte di fotografare con dispositivi analogici a pellicola: le pellicole fotografiche, sorelle delle più anziane lastre di vetro fotosensibili, sono composte da celluloide che le rende flessibili e quindi modulabili sotto forma di rullini

La moderna fotografia digitale, al contrario, fa leva sul sensore CCD, che ha senza dubbio contribuito a rendere la fotografia alla portata dei più: pensa che fotografare in analogico vuol dire utilizzare un rullino con uno specifico valore di ISO per ogni situazione di scatto (per intenderci, se stessi fotografando in pieno giorno e all’improvviso arrivasse la nuvoletta di Fantozzi, sarei costretta a cambiare rullino perché l’esposizione della luce non sarebbe più la stessa).

Questo ci interessa perché, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, si sono susseguite molteplici scale di misurazione della sensibilità delle pellicole: i due indici di misurazione principali erano il DIN (acronimo di “Deutsche Industrie Norm”), basato su scala logaritmica, e l’ASA (acronimo di “American Standard Association”), basato su scala lineare.

Alla fine del XX secolo, l’International Organization for Standardization decise di uniformare le misurazioni attenendosi alla scala aritmetica ASA attribuendole appunto il nome ISO, secondo cui la sensibilità alla luce è direttamente proporzionale al raddoppio o al dimezzamento del numero ISO impostato (quindi 200 ISO corrispondono al doppio della sensibilità di 100 ISO e alla metà di 400 ISO).

Specifichiamo che lo standard ISO non regola tutte le pellicole esistenti, ma solo quelle di comune utilizzo.

DIN ASA ISO

Ok, ok… abbiamo visto la parte noiosa! Ma quindi ‘sto ISO cos’è?

I valori ISO rappresentano la capacità del sensore di assorbire la luce e, se nella fotografia analogica a ogni valore corrisponde un rullino, in quella digitale basta ruotare una ghiera per modificarne il valore e con esso la luminosità della foto.

Maggiore è il numero ISO che impostiamo, maggiore è la sensibilità con cui il sensore capta la luce. 

Ricordiamoci sempre che la parola fotografia deriva dal greco antico e significa “scrittura con luce”: senza di essa sarebbe impossibile scattare una foto e, allo stesso modo, in presenza di valori di luce molto bassi è difficile rendere i dettagli che i nostri occhi riescono a distinguere senza sforzo.

La luce è condizione necessaria in fotografia ed è fondamentale che ogni fotografo, amatore o professionista che sia, sappia comprenderla per poterci giocare.

triangolo esposizione

Il triangolo dell’esposizione ci insegna che per esporre correttamente una foto bisogna tenere conto del tempo in cui permettiamo alla luce di colpire il sensore, della quantità di essa che lasciamo arrivare al sensore e della capacità della macchinetta di poter raccogliere la stessa.

Voglio spiegartelo di nuovo con un esempio super facile, ti serve solo un po’ di fantasia!

Immaginiamo di dover gonfiare un palloncino soffiandoci dentro: 

esempio diaframma tempi iso

  • A parità di grandezza del foro (quindi di diaframma), è necessario aumentare la potenza del soffio per immettere l’aria (quindi la luce) in meno tempo; viceversa, se la potenza del soffio diminuisce, ci vuole più tempo per gonfiare il palloncino, ossia ci vuole più tempo per fare in modo che il sensore assorba la luce disponibile;
  • Se la grandezza del foro (e quindi del diaframma) aumenta, sarà necessario meno tempo per gonfiare il palloncino, perché l’aria verrà immessa in quantità maggiori;
  • Se la grandezza del foro (e quindi del diaframma) diminuisce, a parità di potenza del soffio, sarà automaticamente necessario più tempo per gonfiare il palloncino perché l’aria verrà immessa in quantità minori;

Cosa succederebbe se fossimo a corto di fiato ma avessimo un gonfiatore elettrico? Potremmo immettere aria in grandi quantità in tempi brevissimi.

Ecco, potremmo dire che gli ISO sono come un gonfiatore elettrico: ogni volta che il fotografo ha bisogno di correggere l’esposizione della scena che vuole immortalare quando i valori di tempo e diaframma sono già stati impostati al limite di sicurezza, gli ISO corrono in suo soccorso; sono utili, quindi, per questioni puramente pratiche perché non hanno nulla a che vedere con l’intento comunicativo che si vuole ottenere.

Chiaro, bisogna prestare molta attenzione poiché, se venisse immessa troppa aria con il gonfiatore, il palloncino esploderebbe; analogamente, se non avessimo più il gonfiatore elettrico (e nemmeno il fiato), il palloncino sarebbe sgonfio

Ti ricorda qualcosa? Esatto! Rispettivamente le condizioni di sovraesposizione (troppa luce) e di sottoesposizione (poca luce).

Scala dei valori ISO

Abbiamo già detto che gli ISO regolano le modalità in cui il sensore della fotocamera reagisce alla luce. Proprio come per diaframma e tempo, anche la scala ISO si presenta con dei valori ben definiti:

– 50, 100, 200, 400, 800, 1600, 3200, 6400, 12800, 25600, 51200 +

Ad ogni passaggio tra uno stop e l’altro, la sensibilità del sensore di immagazzinare la luce raddoppia o dimezza (quindi, a ISO 800 il sensore potrà immagazzinare il doppio della luce di ISO 400 e la metà della luce di ISO 1600).

In quasi tutte la fotocamere è poi possibile settare gli ISO a valori intermedi con incrementi di ½ o ⅓. 

esempio aumento ISO

Solitamente, 100 o talvolta 200 rappresentano il valore ISO nativo di una fotocamera, vale a dire quel valore per cui il processore non deve applicare nessun fattore di guadagno per amplificare il segnale che il sensore riceve; l’intera gamma ISO di uno specifico modello indica a quali valori il sensore della fotocamera riesce ad operare in condizioni ottimali e al massimo delle sue potenzialità.

Ad esempio, una fotocamera che può operare dai 100 ai 25600 ISO non avrà alcun “effetto collaterale” a settare il valore ISO entro questi due valori; la stessa fotocamera, però, ha la possibilità di espandere gli ISO a 50 e a 120000: vuol dire che la fotocamera, con qualche trucchetto del software, riesce a replicare valori ISO estremi, che però in aumento (ex: 120000) portano ad un marcato peggioramento dell’immagine, mentre in diminuzione (ex: 50) si traducono in una lieve diminuzione della gamma dinamica nonché qualche lieve slittamento cromatico.

Abbiamo capito che il valore ISO da utilizzare è strettamente connesso alla quantità di luce presente nella scena, quindi, molto banalmente, potremmo fare riferimento alle situazioni standard qui di seguito:

esempi standard ISO

Quando impostare valori di ISO elevati

Valori ISO elevati sono essenziali ogni qualvolta la coppia diaframma/tempo non riesce ad immagazzinare luce sufficiente per illuminare l’immagine.

Possiamo generalizzare affermando che le situazioni più comuni che richiedono ISO ad alti valori sono:

  • scene/luoghi con poca o pochissima luce (come in fotografia notturna o luoghi chiusi come discoteche, chiese, gallerie d’arte, feste di compleanno, ecc.)
  • fotografia stellare (come la Via Lattea, ecc.)
  • fotografia di soggetti in movimento (come in fotografia sportiva, faunistica, ecc.);

Vediamo insieme qualche esempio.

Come impostare gli ISO nella macchina fotografica: esempi

  • Sono in pieno giorno, voglio mettere a fuoco un soggetto non in movimento e ho un treppiedi con me: imposto tempi relativamente lunghi, diaframma completamente aperto e ISO bassi;
  • È notte e voglio immortale un soggetto in movimento non vicino a me: imposto il diaframma ad un’apertura tale da raggiungere il piano focale desiderato, tempi brevi per congelare l’immagine senza rischiare il mosso e ISO elevati per immagazzinare luce sufficiente;
  • Sono di fronte ad un tramonto mozzafiato e voglio immortalare il sole che sta per sparire: imposto un valore di diaframma che mi dia un’ampia profondità di campo, imposto tempi brevi e ISO abbastanza elevati;
  • Sono ad una partita di pallavolo all’interno di una palestra e voglio immortalare una giocatrice che si cinge a schiacciare il pallone oltre la rete: imposto diaframma abbastanza chiuso perché voglio mettere bene a fuoco il soggetto, imposto tempi brevissimi perché il soggetto è in movimento e l’azione è super rapida, non mi resta che alzare il valore degli ISO;
  • È notte e voglio fotografare le scie luminose delle macchine: imposto un tempo di esposizione lungo per cui mi devo necessariamente servire di un treppiedi, imposto il diaframma chiuso per rendere nitida gran parte dell’immagine e imposto ISO bassi perché riesce ad entrare luce a sufficienza solo con l’esposizione prolungata;
  • Sono un romanticone e voglio fotografare la scia di stelle (o startrail): imposto un tempo di esposizione molto lungo (mai senza il mio treppiedi), utilizzo un grandangolo, imposto il diaframma a valori bassi onde evitare di perdere la luminosità delle stelle e imposto valori ISO alti;

Ti ci vorrà poco per capire che questi sono solo esempi, perché ogni scatto ha una storia a sé e starà a te valutare quali valori impostare affinché le tue foto siano correttamente esposte.

Come si impostano gli ISO?

Se abbiamo mosso da poco i primi passi nella fotografia, la cosa migliore da fare è scattare in modalità Manuale (M) per capire a fondo tutte le dinamiche che si celano dietro uno scatto: vedere con i propri occhi come cambia la luminosità dell’immagine con l’aumento o l’abbassamento degli ISO vale più di ore ed ore spese a leggere articoli.

Anche le modalità semi-automatiche permettono il pieno controllo degli ISO:

ghiera A7C

  • La modalità Priorità tempi (S per Nikon e Sony, e Tv per Canon) lascia libero arbitrio al fotografo su tempi ed ISO, mentre è la fotocamera a decidere l’apertura del diaframma per ottenere una corretta esposizione;
  • La modalità Priorità diaframma (A per Nikon e Sony, e Av per Canon) lascia libero arbitrio al fotografo su diaframma ed ISO, mentre è la fotocamera a decidere il tempo di scatto per ottenere una corretta esposizione;

In linea generale, le fotocamera di fascia alta presentano sulla scocca un pulsante ISO da premere mentre si ruota la ghiera per modificarne i valori; alcune possono addirittura presentare direttamente una ghiera ISO dedicata.

La maggior parte delle fotocamere, comunque, anche se sprovviste di pulsante ISO dedicato, presentano tasti programmabili per cui puoi stabilire tu se settarlo o meno per questa funzione. 

Può accadere che fotocamere entry-level o di fascia molto bassa permettano di correggere il valore ISO solo tramite menù. In questo caso, accertati di inserire la funzione nel menù rapido.

Rumore digitale e ISO in fotografia

A questo punto sembra tutto più facile: in condizioni di scarsa luminosità, ci basta impostare il diaframma alla massima apertura consentita, mettere a fuoco il soggetto, impostare un tempo di scatto breve così da non rischiare il mosso e aumentare gli ISO al massimo

Facile vero? Infatti non è così che funziona!

Il problema legato agli ISO è che, mano a mano che impostiamo valori più elevati, la qualità delle immagini tende a peggiorare generando il cosiddetto rumore a discapito della nitidezza dei dettagli.

Con rumore digitale (che nel campo della fotografia analogica prende il nome di grana o granulosità) ci si riferisce ad un disturbo generato da macchie monocromatiche o pixel di colori casuali che rovina l’immagine. 

esempio rumore

Li vedi tutti quei puntini nella foto qui sotto? Ecco, questo è il rumore.

Per essere più precisi, il rumore ha una doppia natura rispettivamente legata a:

– l’aumento dei valori ISO, i quali generano una diffusa granulosità monocromatica chiamata rumore di luminanza; va da sé che maggiore è l’aumento degli ISO, maggiore è la perdita di qualità dell’immagine;

– l’aumento dei tempi di esposizione, i quali portano ad un surriscaldamento del sensore che genera così dei pixel casuali, ossia dei puntini colorati qua e là soprattutto nelle zone scure dell’immagine. In questo caso, si parla di rumore di crominanza.

Un fattore non scontato da tenere bene a mente è il tipo di fotocamera che stiamo utilizzando: con dispositivi di ultima generazione e di alta qualità possiamo tranquillamente osare valori ISO elevati (ad esempio oltre ai 12000) senza temere che il rumore ci rovini l’immagine. Entry-level di basso livello sono molto sensibili all’aumento degli ISO e potrebbero presentare una fastidiosa grana già dai 1600, mentre alcune resistono anche fino a 6400.

Come avrai ben capito, a meno che non si voglia scattare in bianco e nero e, quindi, aumentare gli ISO per ottenere un bel tocco rétro, il rumore digitale per i fotografi è un po’ come lo zucchero per i denti: assolutamente da evitare!

Guarda ad esempio questa foto scattata sempre ad Ekaterinburg, nelle stesse condizioni di luce ma a ISO più alti: come vedi c’è talmente tanto rumore che è quasi inutilizzabile!

iso alti ekaterinburg

Come si elimina il rumore digitale dalle foto?

Volevo incuterti un po’ di timore (e credo di esserci riuscita!) prima di dirti che non è impossibile ridurre o, addirittura, eliminare il rumore dalle nostre foto.

Ovviamente, la prima regola per non incorrere nel rumore digitale è saper giostrare bene i valori di diaframma, tempi ed ISO, che dovrebbero essere tenuti sempre ai valori di 100 e 200 e aumentati ove davvero necessario.

Meglio aumentare l’apertura del diaframma e il tempo di scatto (con l’ausilio di un treppiedi) per far entrare più luce piuttosto che impostare ISO elevati; laddove ne fossimo muniti, raccomandiamo l’utilizzo di una luce artificiale esterna e di obiettivi luminosi

Esistono, però, anche altri stratagemmi.

Ridurre il rumore direttamente attraverso gli ISO in fotocamera

Innanzitutto, devi sapere che è possibile impostare la funzione riduzione rumore ancor prima di scattare. 

Diciamo subito che correggere il rumore di luminanza direttamente in fotocamera (riduzione rumore ad alti ISO, valido solo per immagini in formato .jpeg) non è che riesca proprio in maniera impeccabile: molto meglio utilizzare software di post-produzione (hai mai sentito nominare Photoshop o Lightroom?) sicuramente più potenti ed affidabili delle fotocamere.

Altra storia, invece, per il rumore di crominanza, la cui funzione di riduzione rumore lunghe esposizioni si applica anche alle immagini scattate in RAW. In questo caso, la fotocamera si serve della tecnologia per scattare il cosiddetto dark frame, ossia un secondo scatto di pari valore contente solo rumore, che viene sovrapposto a quello precedente consentendo di identificare e scartare i pixel colorati (hot pixel) e l’eventuale bagliore in corrispondenza degli angoli dell’immagine (amp glow) derivanti dal surriscaldamento del sensore. 

Lo svantaggio di questa funzione è che, per fare doppio scatto, chiaramente, serve il doppio del tempo che a sua volta consuma il doppio della batteria.

Il vantaggio di scattare foto in RAW: ridurre il rumore in post produzione 

Apriamo una brevissima parentesi al tema foto in RAW.

Il vantaggio di scattare foto grezze, vale a dire non ritoccate dal sensore come invece accade con il jpeg, ci permette di editare le foto con maggiore precisione e definizione dei dettagli.

Trattandosi di immagini contenenti dati nativi, non elaborati, queste mantengono una elevatissima ricchezza di informazioni (e pesantezza), il che ci permette di correggere agevolmente le nostre foto in post-produzione in tema di esposizione, bilanciamento del bianco, rumore, e tanto altro. Attenzione al mosso però, perché difficilmente si può correggere!

Capire a fondo come funziona la nostra fotocamera, a quanti ISO inizia a generare rumore, quali impostazioni settare in post-produzione per ottenere foto pulite, ci servirà poi per creare i cosiddetti preset, che non sono altro che filtri prestabiliti grazie ai quali possiamo risparmiare tanto tempo nella fase di editing.

Il nostro articolo su cosa sono i preset e come utilizzarli ti chiarirà le idee.

Meglio scattare ad ISO elevati o schiarire in post-produzione?

Bella domanda, un po’ come chiedersi “È nato prima l’uovo o la gallina?”.

Non c’è chiaramente una risposta definitiva, in quanto esistono diverse scuole di pensiero.

La regola principale è sempre la stessa, ovvero scattare foto correttamente esposte, ma abbiamo visto che esistono condizioni “estreme” per cui ciò non è sempre possibile.

C’è chi sostiene che sia più corretto scattare in RAW a ISO bassi per poi schiarire l’esposizione in post-produzione e chi sostiene che sia più corretto scattare foto sovraesposte perché la maggiore quantità di luce presente tende a registrare più informazioni: così facendo, basterebbe editare l’immagine scurendola per ottenere i dettagli che prima non erano visibili.

Questa seconda opzione è più rischiosa però, perché una foto sovraesposta fino ad essere “bruciata”, cioè con delle zone completamente bianche, non è salvabile in post-produzione, nemmeno con intercessione divina 😉

Cerca quindi il più possibile di azzeccare gli ISO e l’esposizione già in camera, e riservati il diritto di piccole correzioni e miglioramenti in post.

Conclusioni sugli ISO in fotografia

Cerchiamo di riassumere brevemente quanto ci siamo detti:

  • Gli ISO indicano la sensibilità con cui il sensore della fotocamere reagisce alla luce;
  • Meglio utilizzare ISO bassi per non incorrere nel rumore digitale;
  • Si utilizzano ISO alti in fotografia notturna, ambienti con poca o pochissima luce, fotografia di soggetti in movimento;
  • Gli ISO si possono impostare solo in modalità manuale o semi-automatica;
  • Il rumore digitale ha doppia natura (causato o da ISO elevati o da lunghe esposizioni);
  • Tutto (o quasi) si può correggere in post-produzione, ma è meglio prevenire che curare;

Be’, direi che per oggi è tutto, te l’avevo detto che si trattava di roba teorica e noiosa…ma che ti avrebbe anche dato una gran mano a percorrere la tua strada da Zero a Fotografo!

Mi raccomando, nei commenti qui sotto c’è posto per qualsiasi domanda o dubbio che hai!

Un abbraccio,

Elisa 

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