La vita dei senzatetto a Milano: Una giornata con Fabrizio

reportage senza tetto

Questo articolo racconta di un viaggio particolare, non “fuori” ma “sotto”: sotto la superficie, sotto le nostre vite impegnate, sotto i cavalcavia, i ponti, le tettoie… racconta della vita di Fabrizio, un senzatetto di Milano da ormai oltre 15 anni.

Non è stato facile conoscere Fabrizio: se ci pensi, un senzatetto non ha particolare interesse nel raccontare la sua storia ad un fotoreporter, e d’altronde perché dovrebbe farlo?

Ma lo stesso discorso vale al contrario, per quale motivo dovrei raccontare la storia di Fabrizio?

E questa domanda me la sono fatta molte volte.

Ogni volta che passeggio per le strade di Milano intento a fare shopping o jogging mi imbatto negli “invisibili”, i senzatetto di Milano. Ma come tutti, continuo per la mia strada, tiro dritto, non ci faccio caso tranne quella volta… quella vota dove mi sono detto: “Ma queste persone cosa hanno fatto per finire così?”. Avranno pure una storia da condividere.

Ci dovrà essere qualcosa che va oltre l’aspetto ruvido, trasandato e il mendicare. Mi sono detto che forse potevo dedicare un pezzo della mia vita nel cercare di capire l’anima di queste persone, d’altronde cosa avevo da perdere?

Cosi ho contattato MIA (Milano in Azione) una associazione che a Milano si occupa di fornire assistenza ai senzatetto, con cibo due o tre volte a settimana e coperte nei momenti più freddi.

Sono stati i ragazzi di MIA ad introdurmi alla vita degli “invisibili”, mi hanno dato la possibilità di conoscere quel mondo che tutti noi ignoriamo, facendomi parlare ed interagire con svariati senzatetto ed in particolare con Fabrizio.

 

 
 
 
 
 
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La preparazione:

Per preparare una lavoro di questo tipo ci vuole tanto tempo, ovviamente non puoi prendere la fotocamera ed andare in giro per strada a scattare foto indiscriminatamente ai senzatetto che incontri, questo a meno che tu non voglia essere picchiato o tu non abbia intenzione di violare in maniera molto grave la privacy ed il rispetto che bisogna nutrire per queste persone.

E allora con i ragazzi di MIA ho speso 2 mesi del mio tempo per entrare appieno nel mondo dei senzatetto, abbiamo cercato di trovare il soggetto giusto che fosse stato disposto a farsi fotografare e condividere la sua storia con me.

Dopo una serie interminabile di rifiuti, abbiamo trovato Fabrizio, che era disposto a raccontarsi di fronte alla mia fotocamera. Cosi dopo 2 mesi di ricerca, dopo svariate chiacchierate con Fabrizio senza fotocamere, abbiamo deciso di darci appuntamento per un Giovedì mattina alle 7, nel piazzale dove dorme.

L’incontro con Fabrizio:

Prima colazione. La vita di Fabrizio inizia con una bella dose di vino, che viene consumato di prima mattina.

Mi alzo la mattina, molto titubante per la giornata che seguirà; non so cosa aspettarmi, d’altronde Fabrizio è un senzatetto con forti problemi di alcolismo e ho paura che una volta arrivato verrò accolto a pedate nel sedere o peggio ancora non si ricorderà neanche chi sono e cosa sono venuto a fare lì, con quella grossa fotocamera.

Ma non è tempo di ripensamenti, prendo la mia borsa fotografica con tutta l’attrezzatura che avevo preparato il giorno prima e mi dirigo vero il piazzale dove vive Fabrizio, tra e me lui ci sono solo 6 fermate di metro, tempo che per me sembra una eternità.

Scendo dalla metro e controllo ancora una volta che tutta l’attrezzatura sia in ordine: obiettivo pulito, memory card vuote e batterie cariche, avanzo inesorabile verso le mia giornata.

Arrivo al luogo di incontro, vedo Fabrizio seduto sulla sua panchina, mi avvicino con sorriso a 32 denti e lo saluto, lui ricambia sembra felice di vedermi li; allora mi metto seduto sulla panchina di fianco lui ed inizio a chiacchierare per rompere il ghiaccio.

D’altronde non posso mica arrivare e puntargli la fotocamera addosso, ho bisogno di distruggere quella barriera invisibile che ogni fotografo deve rompere per riuscire a vedere l’anima che c’è nel soggetto che ha di fronte.

Ma Fabrizio non è da solo, con lui c’è Mafoud, senzatetto da oltre 20 anni, arrivato dal nord Africa per cercare fortuna in Italia, ma si è ritrovato a vivere in strada.

Sono le 7.30 quando mi chiede di andare a fare colazione. Mi sembra un ottimo modo per entrare in confidenza con Fabrizio.

Lo seguo fino al supermercato dove scopro che la sua colazione è un misero cartone di vino da 1 euro, ma come ho già detto in precedenza, l’alcol è una costante nella vita di Fabrizio, come avrei scoperto nel resto della giornata:

Mafud, amico di Fabrizio consuma hashish seduto per terra, questo avviene alle 10 di mattina mentre Fabrizio seduto sulla sua fedele panchina chiacchiera con lui
Sigarette e sguardo ancora leggermente addormentato, seduto sulla sua panchina Fabrizio si rilassa fumando una sigaretta tra un sorso di vino e l’altro.

E cosi inizia la giornata di Fabrizio, su una panchina trangugiando vino e fumando sigarette insieme a qualche tiro di hashish offerto dall’amico Mafoud. Ma piano piano Fabrizio si apre, mi racconta della sua vita, una storia travagliata.

Fabrizio non ha sempre vissuto in strada, ha avuto una famiglia, una moglie e delle figlie che una tempo lo chiamavano papà.

Ma la vita non è stata gentile con Fabrizio, un lavoro perso insieme ai problemi con l’alcolismo hanno fatto sì che finisse per strada, che è diventata la sua nuova casa insieme ai suoi amici senzatetto che sono diventati la sua famiglia.

La vita di strada

Arrivano altri amici che insieme a Fabrizio si intrattengono a vicenda, nonostante la vita di strada si parla e si ride come una qualsiasi comitiva di amici.
La panchina e l’alcol, una costante nella vita di Fabrizio, in questa panchina passerà metà della sua giornata mentre si intrattiene con i suo amici, senza tetto e non
Un pezzo di pane con salame, quanto basta per sfamarsi e per arrivare fino a sera.

Durante il resto della giornata sono entrato in un mondo parallelo, fatto di persone semplici, senza niente ma con tanto da offrire; infatti Fabrizio è ben voluto da tutto il quartiere e intorno alla sua panchina c’è sempre qualcuno pronto a scambiare 2 chicchere.

La panchina di Fabrizio diventa un punto di ritrovo per gli altri senzatetto, una piccola città nella città, e durante la mia giornata ho incontrato persone di tutti i tipi, da gente del vicinato che porta a spasso il cane ad un latitante che con le lacrime agli occhi mi ha raccontato della sua vita (questa persona è stata arrestata circa 2 settimana dopo e non posso pubblicare sue foto).

Il cibo ovviamente è un problema secondario per Fabrizio, nel suo caso l’alcol serve anche a sentire meno i morsi della fame e riesce tranquillamente ad andare avanti con 2 panini al giorno, purché non manchi il vino al suo fianco.

La spesa: Fabrizio è conosciuto da tutti, comprese le cassiere del supermercato che ormai sono abituate a vederlo acquistare vino e qualche genere alimentare di tanto in tanto.
Ancora vino, costante nella vita di Fabrizio questo è ormai il 5-6 cartone che ha consumato dalla mattina.

Gli amici di strada di Fabrizio

Mafud e Fabrizio ridono e scherzano tra di loro, questi momenti sono frequenti nella vita di un senza tetto, dove la felicità è fatta di piccoli gesti.
Fabrizio che si prende cura del suo amico, assicurandosi che stia bene.

Una delle cose più incredibili di questo mondo è vedere come persone come Fabrizio a modo loro siano felici: giocano, scherzano e cercano di passare la giornata con più leggerezza possibile. Mi sarei aspettato che  passassero la giornata lamentandosi dalla mattina alla sera di quanto il mondo è stato ingiusto e cattivo con loro, come facciamo paradossalmente noi che ci lamentiamo di tutto: problemi al lavoro, piove e mi bagno le scarpe, la pasta fredda non mi va, voglio l’iPhone 11… nonostante le possibilità che abbiamo, non siamo mai felici.

Fabrizio e Mafoud sono amici per la pelle, si prendono cura l’uno dell’altro a modo loro e trascorrono insieme 24h su 24h.

Un altro aspetto che mi ha profondamente colpito è stato l’altruismo di Fabrizio, essendo lui una persona molto aperta e socievole, riesce a racimolare soldi abbastanza bene, soldi che spende anche per sostenere Mafoud che probabilmente senza Fabrizio avrebbe molta più difficoltà.

A Fabrizio ho offerto un caffè, ormai anche al bar è ben visto da tutti e il barista lo serve volentieri come fosse uno di casa
Fabrizio è conosciuto nel vicinato, la sua simpatia lo aiuta nel fare nuove conoscenze e tutti sono disposti a scambiarci quattro parole di tanto in tanto.

Gli aiuti delle associazioni

Ci sono associazioni come MIA che aiutano costantemente i senzatetto, grazie a loro persone come Fabrizio e Mafoud riescono ad avere almeno quel poco di cibo e bevande di cui hanno bisogno per sopravvivere.

Fabrizio si accende una sigaretta. Nonostante la vita da strada, sigarette e vino sono una costante nella vita di Fabrizio
Operatori dia MIA Milano regalano cibo e beni di prima necessità a Fabrizio. Adesso potrà consumare la cena.
E’ tempo di andare a letto, Fabrizio raccoglie le poche coperte che ha e si avvia verso il suo posto
Coperte per terra ed una tettoia offrono a Fabrizio un riparo per la notte.

La mia giornata con i senza tetto

Guarda il racconto sulla realizzazione del reportage:

Al termine di questa giornata ho capito perché adoro fare questo lavoro, si ha la possibilità di vivere esperienze incredibili, di raccontare storie uniche e ogni volta si torna a casa più ricchi di prima.

Grazie a questa giornata ho avuto la possibilità di portare la mia voce su questo modo ignorato dai più e di aiutare una associazione che si impegna costantemente per rendere la vita di queste persone migliori.

Come Aiutare Fabrizio

Se vuoi aiutare Fabrizio e gli altri senzatetto hai 2 modi per farlo: puoi effettuare una donazione direttamente al sito di MIA Milano. Oppure se preferisci, acquista una stampa delle foto qui sopra ed il ricavato verrà devoluto interamente all’associazione; potrai procede all’acquisto di una stampa contattandoci tramite il seguente bottone.

Acquista una stampa e dona a MIA

Ti ringrazio per avermi seguito in questa storia, ci vediamo al prossimo reportage.

Un abbraccio

Marco

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