La vita e i viaggi dopo il coronavirus: ripartiremo

ripartiremo dopo il coronavirus

Mai ci siamo sentiti così piccoli, spaventati e fragili. Mai il mondo è stato così grande, lontano e terrificante.

Questo coronavirus, questa epidemia mondiale, che il nome pandemia fa troppa paura per pronunciarlo senza un brivido, ha stravolto tutto. Ci ha mostrato cose che non avremmo mai voluto vedere.

Ci ha fatti sprofondare tutti in una guerra terribile, una senza armi e pallottole, combattuta a colpi di mascherine e spruzzate di disinfettante.

Una guerra contro un nemico invisibile che si nasconde nell’ombra. Incarna tanto l'”altro”, ciò che è lontano e diverso, quanto il nostro migliore amico, il vicino di casa, lo sconosciuto che incrociamo per strada.

Questo virus ha preso il nostro passaporto e ne ha fatto carta straccia.

Ci ha allontanato da tutti: da chi è dovuto rimanere distante chilometri e chilometri, e da chi è vicino ma non possiamo più abbracciare, toccare, baciare.

monalisa con mascherinaHa fatto uscire il peggio di noi: ci ha fatto diventare bestie spaventate che corrono a prendere un treno, incuranti delle conseguenze sul luogo in cui volevamo dirigerci. Ha tirato fuori tutto il nostro razzismo che, mascherato da lecita paura del contagio, ha potuto scatenarsi in tutta la sua forza.

Ha dato adito alle peggiori fake news che il mondo abbia visto. Ai leoni da tastiera, all’ignoranza, ai discorsi d’odio, alle teorie complottiste

Ha messo in ginocchio il nostro Paese, spazzato via in pochi giorni i sogni e le speranze di molti. La sua capacità di uccidere non si è limitata al senso di togliere la vita.

Le frontiere che erano finalmente aperte, liberamente attraversabili, a cui ormai ci siamo abituati, sono tornate a chiudersi minacciose.

Ci guardiamo di sottecchi prima di stringerci la mano, prima di abbracciarci.

Eppure…

Eppure forse ci ha mostrato il vero significato della vita.

È riuscito a ridurre le polveri sottili nell’aria, dove giorni e giorni di blocco del traffico avevano fallito. 

A farci scoprire le gioie e i dolori dello smart-working, quando eravamo uno dei Paesi più indietro al mondo sull’argomento. 

A ricordarci quanto siano importanti le relazioni di persona, quando le stavamo dando per scontate riversandoci sempre più in quelle mediate dalla tecnologia. 

A rammentarci quanto tutto ciò che diamo per scontato, inclusa la libertà di viaggiare, in realtà non lo sia.

 

Ci ha ricordato che il tempo è una realtà inesorabile ma anche malleabile: che improvvisamente può diventare troppo, travolgerci, spaventarci. Ma che se riusciamo a controllarlo, a non farci controllare, possiamo diventare dei super-uomini.

Ci ha messo davanti al suo valore: non i soldi, non il fatturato, ma le cose che riusciamo a portare a termine con esso.

Soprattutto, ci ha mostrato una grande verità: il mondo si divide in chi si piange addosso, e in chi si rimbocca le maniche.

Come sarà il mondo dopo il coronavirus?

Guardando avanti, sembra di vedere solo nebbia. Come sarà il mondo dopo il coronavirus? Nessuno sembra saperlo…

Così come non possiamo sapere quanto ci vorrà, per vederlo. O quante persone potranno farlo.

Nessuno può sapere quante vittime lascerà per strada, in un senso o nell’altro. Quante aziende falliranno, quanti matrimoni termineranno, quanti segreti terribili verranno svelati.

Nessuno può prevedere come si evolverà il nostro modo di vivere. 

Ma una cosa è certa…

RIPARTIREMO.

vista dall'aereo

Non so quando, non so come, ma ripartiremo.

Ripartirà il nostro Paese, ripartiranno le nostre relazioni, il nostro lavoro. Ripartiremo noi.

Arriverà il giorno in cui potremo di nuovo abbracciarci. Certo, non subito…la paura sarà ancora tanta, le precauzioni da tenere alte. Ma piano piano ci dimenticheremo di questa brutta bestia, e torneremo a vivere.

Tornerà il giorno in cui, con mano tremante, prenoteremo il prossimo biglietto aereo. Ricominceremo a viaggiare in Italia, per scoprire tutte le meraviglie che abbiamo dietro casa e che un giorno buio e triste, d’improvviso, sono diventate irraggiungibili.

Ripartiremo verso la Cina, per vedere la Grande Muraglia Cinese. Verso la Corea del Sud per emozionarci davanti allo skyline di Seoul. Verso l’India, senza paura di infettare un’intero continente.

Torneremo a scatenare un sorriso con il nostro passaporto, e non una smorfia di paura.

L’aria, all’estero, risuonerà di quelle frasi d’amore che non sentiamo da un po’: “Aaah, Italiani! Welcome, benvegnutti, I love Italy”.

Torneremo ad essere il simbolo della bella vita, del buon cibo e dello stile…ci dimenticheremo della “pizza corona” e di tutte quelle cattiverie che ci siamo detti e fatti in tempi di guerra.

Le considereremo per quello che sono: conseguenze di tempi oscuri. Come ora guardiamo alle grandi guerre del passato con sgomento e paura, non crederemo possibile che ci sia stato un momento in cui il mondo è stato così diviso.

Il coronavirus ci avrà insegnato che siamo tutti esseri umani. Che ci sono nemici più grandi, più grossi e più subdoli contro cui combattere.

 

Ripartiremo: ci emozioneremo di nuovo prima di prendere un aereo, senza avere paura di nulla se non delle turbolenze.

Rivedremo la vista più bella del mondo: quella delle nuvole incorniciate dalla forma ovale del finestrino.

Ci stupiremo davanti al sorriso dei locali all’arrivo, quel sorriso che ora si deve nascondere dietro una mascherina medica. L’unico brivido che proveremo è quello del nuovo, del diverso.

Ripartiranno anche i nostri sogni, che ora sono rimasti bloccati tra frontiere e quarantene.

Il nostro desiderio di un mondo più libero, in cui ci possiamo spostare liberamente, dove il tuo Paese di origine non definisce chi sei e chi sarai. Ripartirà la voglia di sognare in grande, di dire “questa volta lo faccio sul serio, mollo tutto e cambio vita“…e magari per una volta sì, di farlo davvero.

Riprenderemo a cercare di realizzare un mondo in cui il lavoro da remoto non sia un obbligo, o una risorsa estrema a cui ricorrere in tempi di crisi, ma un’opportunità bellissima per essere più felici, liberi, mobili.

lavoro da nomadi digitali

Anzi, quando ripartiremo, lo faremo più forti di prima.

Con meno paura degli altri, del fatto che possano essere loro il pericolo.

Avremo più voglia che mai di viaggiare, di scoprire, di esplorare, perché avremo sentito il sapore di ferro delle sbarre, e cercheremo l’aria aperta come uccelli finalmente liberati dalla gabbia.

Impareremo che la felicità non è qualcosa da rimandare e aspettare, perché invece del famigerato “momento giusto” può arrivare invece un virus che spazza via tutti i nostri sogni.

Ripartiremo con la voglia di vivere, vivere davvero, vivere più che mai.

 

E sai cosa? Quando quel giorno arriverà, forse ci diremo che tutto questo non è stato in vano.

E io non vedo l’ora di viverlo, quel giorno.

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