REPORTAGE: I camini delle fate deturpate e sporche 

cappadocia mongolfiere alba

Nel cuore della terra delle Fate

Quando l’autobus notturno che ho preso per attraversare la Turchia mi scarica su una strada affollata nel centro di Göreme, la mia mascella è ormai persa, arrivata da qualche parte all’altezza delle ginocchia. Gli ultimi 20 minuti di percorso, mentre l’alba invadeva prepotentemente le valli della Cappadocia, sono stati un susseguirsi di immagini uniche. 

 

Dopo un infinito viaggio pianeggiante, senza nulla particolarmente degno di nota a interrompere la monotonia del paesaggio, iniziamo a salire. Qualche tornante e poi, mentre guardo fuori dal finestrino ancora annebbiata dal sonno, il terreno accanto alla strada d’un tratto sprofonda. 

Al suo posto emerge, così improvviso da farmi pensare a un’allucinazione, un tappeto di monoliti ocra dalle forme più svariate, che si tingono di rosa al passaggio del sole. 

 

Sono i mitici “camini delle fate”, delle particolari piramidi di terra vulcanica che, seppur presenti in molte altre parti del pianeta, sono venute ad essere inequivocabilmente associate a questa zona della Turchia.

 

Li guardo a bocca aperta, mentre la mia mascella inizia inesorabilmente la sua separazione dal cranio. Non importa quante immagini tu possa vedere della Cappadocia, quanto Instagram possa averti preparato. È uno spettacolo sconvolgente, impossibile da racchiudere in una fotografia. E mentre arrivo a Göreme, cuore pulsante di questa regione, me ne rendo conto. 

Göreme è una cittadina adorabile, e nonostante l’urbanizzazione massiccia e il turismo selvaggio, non ha perso il suo fascino. Le strade e le case si districano in mezzo ai monoliti di tufo caratteristici di quest’area, e molti sono stati trasformati in hotel o abitazioni di lusso: sono i cosiddetti “cave hotel”, affollati di turisti. Questo conferisce al paesaggio urbano una strana connotazione, con insegne al neon che spuntano letteralmente dalla montagna. 

Come scoprirò a breve, il mio alloggio non sarà proprio un lussuoso Cave hotel, ma ci siamo quasi: soggiorno presso un ranch di cavalli locale, e la mia camera è composta da 3 pareti di compensato e una…di montagna. 

 

Come praticamente chiunque si avventuri in questa regione centrale della Turchia, sono stata attirata qui dall’immagine che popola la mia fantasia da quando ho sentito per la prima volta il nome Cappadocia: le strepitose scene del sole che sorge su un mare di monoliti in tufo, e a fare da sfondo, un cielo pieno di palloni colorati che galleggiano nell’aria. 

Ovviamente, chiaro retaggio di Instagram, nella mia immagine mentale io sono in primo piano in questa scena magica, che sorseggio delicatamente un caffè su una terrazza lussuosa, vestita in un improbabile abito lungo da gala. 

 

Ma la realtà raramente è come Instagram. E questo è valido tanto più per la Cappadocia. 

cappadocia mongolfiere

Chi vuole una foto con le mongolfiere?

Prima di arrivare qui, ero sicura che un volo in mongolfiera all’alba non me lo avrebbe tolto nessuno. In fondo, come si fa a venire in Cappadocia e non farlo?

Mi sbagliavo.

La prima sassata a questa convinzione è arrivata quando ho sentito il prezzo dell’esperienza.

180€. Sì, esatto. 

180€ per un’ora in mongolfiera, in un Paese in cui un buon pasto al ristorante costa circa 10€. 

Un prezzo sempre più gonfiato, praticamente di giorno in giorno, dato che l’anno scorso erano circa 160 e due anni fa 130.

La seconda sassata è stata quando ho scoperto che avrei condiviso un cesto di vimini sospeso a centinaia di metri d’altezza con altre 20 persone, e che presumibilmente ognuna di esse avrebbe avuto un selfie stick pronto a infilarsi o nelle mie costole o nel mio campo visivo. 

La terza sassata è stata quando, non ancora totalmente demoralizzata, ho provato a contattare alcune agenzie per sapere se potessi farlo; le prime 3 che ho trovato mi hanno risposto che erano piene fino a fine mese.

Ed era la prima settimana di quel mese, in bassa stagione. 

 

In Cappadocia, questo succede tutti i giorni. OGNI MATTINA. TUTTO L’ANNO. 

Lascio a te i calcoli…

cappadocia notteInsomma, a questo punto mi era chiara una cosa: il turismo di questa regione è a dir poco fuori controllo. 

E a tratti la cosa diventa veramente fastidiosa. 

 

Come quando cerchi di fare una rilassante passeggiata a cavallo al tramonto, e riesci a malapena a intravedere il sole dietro una densa e soffocante nuvola grigia di polvere, sollevata da centinaia e centinaia di rumorosissimi quad che hanno una diversa idea rispetto alla tua di cosa significhi divertimento. 

 

Oppure quando decidi di visitare le innumerevoli riserve naturali della zona, come gli Open Air Museum presenti nelle varie aree, o le celeberrimo città sotterranee della Cappadocia. In questi luoghi meravigliosi, che sono stati recintati e chiusi per conservarli meglio e proteggerli dall’incuria, è a malapena possibile camminare tanto affollamento c’è, persino in bassa stagione. 

Si procede in fila Indiana, con guardie solerti che ti incitano a lasciare il passo se ti attardi più di qualche secondo a osservare i tanti dipinti rupestri, risalenti ad appena qualche migliaio di anni fa. Oppure vieni urtato da un asiatico armato di selfie-stick, che ti spinge con poco garbo per scattarsi una foto esattamente dove sei tu. 

chiesa rupestre cappadocia

È più colpevole il turista o il locale?

Un problema di turismo incontrollato, certo. Ma la verità è che i locali non sono da meno. 

 

Quando si esce dalle zone protette e ci si avventura nella bellissima natura di questo luogo incredibile, esplorando da vicino i maestosi Camini delle Fate, ci si ritrova più spesso che non a entrare in caverne che sono discariche a cielo aperto. 

O magazzini, o stalle per gli animali. 

Non ho mai visto cavalli ricchi di cultura come qui, dato che dormono in grotte patrimonio UNESCO. 

 

Questa regione è stata abitata per migliaia di anni in questo modo, e i Camini delle Fate sono sempre stati più case degli uomini che altro. Ogni buco nella roccia, ogni cavità, va esplorata con attenzione, perché potrebbe contenere resti di un meraviglioso affresco (probabilmente coperto di graffiti) o incredibili stanze nascoste, collegate da scale intagliate nel tufo (probabilmente piene di immondizia). 

Passeggiando per la Cappadocia, insomma, il mio cuore era continuamente bombardato da sentimenti contrastanti: da una parte l’autentica meraviglia della scoperta, dall’altra la rabbia e il dispiacere per l’incuria. 

 

camini delle fate abitati

Ci si sente come Indiana Jones mentre esplora una terra ancora selvaggia e sconosciuta, che scopre voltato un angolo che qualcuno ha pensato bene di scrivere una parolaccia sul muro. 

Camminare per la Cappadocia mi ha fatto rendere conto più che mai di quanto il turismo senza controllo e senza cultura stia distruggendo il mondo. E questo succedeva proprio durante i giorni di ottobre che erano l’apice delle critiche nei confronti di Greta Thunberg, che proprio in quel periodo partiva per il suo viaggio in America a basso impatto ambientale. 

Mi ha fatto riflettere su quanto sia pervasiva la nostra presenza oggi nel mondo, eppure quanti pochi riflettano sull’impatto che abbiamo. 

Tra gli attacchi a Greta, chiaramente colpevole di puntare il dito contro uno stile di vita sbagliato ma che non vogliamo cambiare, mi sono guardata intorno e mi sono sentita tremendamente in colpa. 

 

Ho iniziato a fare caso a ogni mio passo, a ogni mio gesto. A ogni mozzicone di sigaretta, che troppo spesso gettiamo a terra con noncuranza e che invece mi sono imposta di far finire con assoluta costanza nel mio posacenere portatile. A ogni bottiglietta d’acqua acquistata, o peggio magari portata via nella natura da una folata di vento, che ho iniziato a riutilizzare. 

A ogni fiore strappato, a ogni fazzoletto buttato, a ogni luogo profanato con le suole delle mie scarpe. 

Alle scelte di intrattenimento ed esplorazione, come l’utilizzo dei quad in una terra semi-desertica e polverosa. O quello delle migliaia di mongolfiere in cielo, che probabilmente consumano più carburante di quanto avrebbe fatto Greta se avesse preso un volo per andare in America. 

turisti cappadocia

Da Instagram alla realtà da proteggere

Mi sono imposta di sviluppare un’attenzione quasi morbosa alla mia presenza lì, e più lo facevo più invece notavo l’assenza di consapevolezza in chi mi circondava. 

 

Viviamo in un mondo in cui abbiamo praticamente tutti accesso a internet, ma lo utilizziamo per vedere luoghi come la Cappadocia idealizzati in fotografie patinate e non per informarci su come visitare un posto del genere con l’impegno di non contribuire alla sua distruzione. 

 

I proprietari del ranch in cui soggiorno non fanno che confermare questi pensieri: la Cappadocia, e Göreme in particolare, è diventata un girone dantesco di turismo incontrollato. 

Le valli colorate e piene di monoliti erano molto più ricche di vegetazione fino a qualche anno fa, ma l’esplosione di popolarità dei tour con i quad, che passano ovunque senza regole e percorsi stabiliti, ha reso il terreno sempre più polveroso e desertico. Rendendo anche l’aria quasi irrespirabile, e la tosse profonda che mi è venuta dopo due settimane lì, nel mio piccolo non ha fatto che confermarlo. 

 

È il solito serpente che si mangia la coda.

I locali vedono nei turisti un modo facile per arricchirsi, anche a scapito della propria terra. 

I turisti vedono nei locali, che si inventano sempre cose nuove per stupirli (un anno vanno di moda i cavalli, quello dopo i quad, poi le macchine d’epoca, e così via) una splendida occasione fotografica. 

Nessuno si ferma a pensare cosa ci possa essere dietro quella foto che poi finisce su Instagram. Nessuno si ferma a ragionare sul fatto che una scelta turistica possa essere o non essere consapevole, attenta, sostenibile. 

Che solo perché i quad o le mongolfiere sono a disposizione, non significa che sia giusto utilizzarli. 

 

pamukkale tramonto

Questo tipo di limitazione dovrebbe venire dai governi locali, certo. Ma parliamo di un Paese che ha praticamente lasciato che Pamukkale, le meravigliose fonti di acqua termale chiamate “castello di cotone” (per le pareti bianco candido e l’acqua celeste) venisse quasi distrutta dagli hotel, che dirottavano le sue acque curative verso le proprie spa. Qui ognuno fa da sé. 

Inizia quindi a diventare un obbligo morale di ciascun viaggiatore che si definisca tale prestare attenzione alle sue scelte in fatto di viaggi. 

Capisco che boicottare gli aerei come fa Greta sia una scelta un po’ estrema, difficile da attuare per la maggior parte dei globetrotters, ma è imprescindibile quantomeno ragionare sul proprio impatto turistico. E fare scelte orientate di conseguenza. 

 

Scegliere un treno o un bus per le tratte a breve percorrenza, quando si può evitare di volare. 

Prestare totale attenzione ai propri rifiuti, soprattutto i più piccoli, e all’occorrenza anche a quelli degli altri. 

Porsi una semplice domanda: “quello che sto per fare che impatto ha su questo luogo meraviglioso, che io ho deciso di visitare proprio per la sua bellezza? Rischia forse di danneggiarlo o di distruggerlo?“. 

E se è chiaro che la risposta è sì, allora bisognerebbe pensarci due volte prima di farlo. 

foto instagram cappadocia

Deve venire proprio dai viaggiatori, specialmente quando non arriva dai locali. 

Perché è chi viene dall’esterno con il desiderio di ammirare la bellezza di un luogo che può vedere con occhi più limpidi la sporcizia, l’abbandono e l’inciviltà all’interno. 

Perché se vogliamo continuare a viaggiare come facciamo, in massa, non possiamo più permetterci di farlo alla leggera in nome del sacro dio Social, e di immolare l’agnello per il solo bene del nostro account Instagram. 

O finiremo per non avere più niente da fotografare.

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