Scrivere articoli retribuiti: come diventare web writer?

Fino a qualche anno fa, non sapevo neanche che scrivere articoli retribuiti potesse essere un lavoro al di fuori del mondo giornalistico.

Ho sempre amato scrivere, fin da ragazzina, e il giornalismo mi ha più volte intrigato come strada da prendere…ma tra chi diceva che il giornalismo era morto, tra l’idea di guadagni quasi inesistenti e la mia ancestrale ansia nell’affrontare le sfide, non ho mai perseguito questo sogno.

Per un po’, ho pensato fosse tardi e che quella porta si fosse chiusa per sempre…

Mi sono data alla comunicazione, altro grande interesse, dicendomi che in fondo c’è tanta scrittura anche lì. Ed è andato tutto in un’altra direzione…finché non ho scoperto l’esistenza di un lavoro chiamato content writer.

content writer di successo

Il content writer, ovvero colui che scrive articoli retribuiti ma non (solo) per i giornali

Quando lavoravo per un’agenzia di comunicazione nell’ambito del digital marketing, uno dei compiti che amavo di più svolgere era quello di editor. Avevo in gestione il blog aziendale di una nota multinazionale tech e scrivevo articoli per loro.

Ma non solo: la cosa più interessante, è che pagavo delle persone esterne per scrivere per loro!

Erano content (o web) writers, ed era la prima volta che sentivo questo termine. E in effetti, è una figura che non esiste da tanto, dal momento che è fiorita insieme alla crescita di importanza di internet, dei motori di ricerca e della necessità per le aziende di farsi trovare in risposta alle domande degli utenti.

Eppure, basta pensarci un attimo: è una figura essenziale e complessa.

Qualcuno che sappia scrivere articoli di content marketing deve essere:

  • Molto specializzato, deve saperne a pacchi di SEO (search engine optimization), ovvero deve essere in grado di scrivere testi per il web non solo belli per i lettori ma comprensibili (e indicizzabili) dai motori di ricerca come Google.
  • E deve avere competenze tecniche come saper usare i programmi per il web writing, capirne un pochino di marketing e tecnologia, etc.
  • Ma anche e soprattutto essere impeccabile a livello di grammatica, sintassi e lessico (non c’è nulla di peggio di pagine ufficiali scritte con i piedi, con i vari “perchè”, “cioe”, etc).
  • Deve avere una sensibilità linguistica non comune, che si può certo imparare ma è anche un po’ ancestrale, viene dalle letture fatte, dagli studi, dalla cultura…

Insomma, è vero che tutti parliamo l’italiano, ma credimi non è un lavoro che tutti sanno fare.

 

E in breve tempo mi sono resa conto che…io lo sapevo fare! Anche meglio di alcuni dei content writer che pagavo, a dirla tutta. 

È stato l’inizio della fine.
Anzi, l’inizio dell’inizio. Da lì tutto ha preso senso, significato.

Ho raccontato la mia storia per esteso in questo articolo e soprattutto nella nostra guida al viaggio a lungo termine, ma ti basti sapere questo: da quel momento ho capito “cosa volevo fare da grande” (bada bene, avevo già 26 anni, non ero proprio una liceale).

O meglio, cosa volevo e potevo fare come nomade digitale.

 

Ma, a parte questa bellissima consapevolezza, avevo un piccolo problema da risolvere, ovvero…

 

Come diavolo si fa a cominciare a scrivere articoli retribuiti e diventare web writer?

Non è un problema da poco, nonostante fossi già nel settore. Anche perché il mondo aziendale e quello freelance non si parlano. Una volta che sei entrato nell’uno o nell’altro imbuto, è difficile uscirne. E in quel momento io lavoravo come digital marketing specialist assunta in un’azienda, per cui i miei clienti erano interessati a lavorare con me solo perché sopra di me c’era il brand della web agency stessa.

Io, solo io, la piccola e sbarbatella Ilaria, come potevo fare da sola a trovare i primi clienti, qualcuno che fosse disposto a pagarmi per scrivere? Come potevo iniziare a collaborare con riviste online?

Le risposte a queste domande sono arrivate gradualmente, in realtà. Alcune cercate con forza, altre per caso.

In sostanza, quello che ho capito su come diventare web writer in questi anni di esperienza, lavorando per aziende come Intel, Shopify e similari, si può riassumere nei seguenti quattro punti.

 

Per iniziare a scrivere articoli retribuiti da zero bisogna:

  • costruire un personal brand
  • crearsi un portfolio
  • essere disposti a fare gavetta
  • avere tanta intraprendenza e una testa dura mica da ridere

Non è nulla di trascendentale, come vedi. Ma questi piccoli passi, messi insieme uno dopo l’altro, permettono di iniziare a correre.

Abbiamo già parlato di alcuni di essi in questo articolo sulle risorse per trovare lavoro come nomade digitale, ma adesso vorrei entrare nel merito specifico del web writing (e del copywriting, dato che molti questo mestiere lo chiamano così anche se è ben diverso).

Perché il problema più grande per chi sogna di vivere con la scrittura è…iniziare a scrivere.

1. Lavorare sul personal branding come content marketer e web writer

Sì esatto: se non hai il brand di una web agency o un’azienda a sostenerti e a darti valore, devi creartene uno tuo. Devi diventare tu stesso il brand.

Come? Scrivendo, ovviamente. Si dimostra più con i fatti che con le parole. E comunque, nel nostro caso, sono la stessa cosa 😉

La mia scelta è stata quella di aprire un blog, ovviamente. Viaggiosoloandata.it non era altro che una vetrina per mostrare le nostre capacità al mondo, inizialmente.

Ma non devi impazzire ad aprire un blog, o crearne uno mediocre se non sai farlo: ci sono un sacco di risorse.

LinkedIn primo tra tutti: sai che sul noto business social puoi anche pubblicare articoli, no? Subito sotto il classico pulsante per la condivisione di un post c’è un po’ nascosto un bel “scrivi un articolo”.

Stessa cosa si può dire di Medium, che è davvero super popolare fuori dall’Italia e che è un’opportunità pazzesca per professionisti della scrittura che vogliano farsi notare. O ancora Tumblr, che sembrava essere la nuova “big thing” ma poi si è un po’ perso.

 

Se invece vuoi cimentarti nella creazione di un blog, il modo più facile (io ne ho aperto uno a 19 anni) è con Blogspot, il servizio gratuito di Google. I template sono davvero limitati però, e quel terribile “.blogspot.com” alla fine del dominio è una cosa terribile da vedere.

Se quindi hai intenzione di fare sul serio, studiati bene come si apre un blog e fallo con WordPress. Servirà qualche piccolo investimento iniziale ma ne varrà la pena.

Potresti anche finire per guadagnarci e far diventare il blog stesso un lavoro, se lo fai bene e con tantissimo impegno, come è successo a noi 🙂

 

Qualunque cosa farai, comunque, falla in chiave SEO. Non esisti se non sei sui motori di ricerca, i social sono troppo volatili per fare affidamento su quella come fonte di traffico (con Zuckerberg che cambia algoritmo ogni pochi mesi e le povere pagine sempre più penalizzate a meno di non pagare). Quindi…studia!

Potresti iniziare con questo libro sulla SEO, e questo sull’arte di scrivere per vendere (un po’ estremo, secondo me, ma utile).

 

Bene, questo è un ottimo primo passo. E uno che dovrai continuare ad alimentare senza fermarti, perché il brand personale cresce giorno dopo giorno.

Ma non basta…per essere un content writer non puoi cantartela e suonartela da solo. Qualcuno deve anche riconoscertelo. E quel qualcuno è solitamente un cliente (pagante, ma non solo).

 

2. Crearsi un portfolio: come trovare clienti che ti permettano di scrivere e collaborare con riviste online

Arriviamo al punto: come si fa a iniziare a scrivere per davvero per altri? Qual è il metodo? 

La risposta, purtroppo, è che non c’è. Come dico spesso, “se fosse facile lo farebbero tutti“.

Specialmente, non esistono siti che ti facciano scrivere E ti paghino anche bene, quelle sono gemme nascoste e vanno cercate con calma, pazienza e testa dura.

Ma ancora non ci interessa: in questa fase iniziale, non importa essere pagati, importa crearsi un portfolio (questo è il punto 3: essere disposti a fare gavetta – ovvero lavorare anche gratis pur di ottenere visibilità). 

Insomma, manda giù l’amaro boccone e ricorda che meglio lavorare gratis (portfolio) che essere sottopagati (stupidità).

 

I metodi per trovare i primi clienti come web writer e le tue prime pubblicazioni sono possibilmente infiniti, sta solo alla tua fantasia e anzi, lasciami un commento con i tuoi suggerimenti se ne hai! Ma qui ti voglio elencare qualche modalità per iniziare a scrivere articoli (retribuiti o non):

I. Trova possibili interlocutori per collaborare con riviste online

Fai un elenco dei siti che leggi volentieri, di aziende che hanno un blog interessante, di pubblicazioni secondarie ma pur sempre di rilievo, e contattali proponendoti di scrivere per loro.

Mi raccomando, i fatti e le parole nel nostro caso sono la stessa cosa quindi cura la forma e fagli vedere perché dovrebbero metterti la penna (o meglio, la tastiera) in mano.

È esattamente così che ho iniziato a lavorare come web writer io, scrivendo due articoli di prova per una nota rivista online in tema innovazione e marketing…e da lì, è stato tutto in discesa 🙂

Non rinunciare all’idea di scrivere per giornali e riviste se non sei nemmeno pubblicista: tutti i giornalisti hanno cominciato da qualche parte. E solitamente, hanno iniziato proprio con un “pitch”.

Inviare un pitch a un giornale significa avere un’idea, una notizia, una storia con un angolo interessante e magari foto uniche, e provare a proporla (prima di scriverla) a testate giornalistiche.
Se è questo ciò che più ti interessa e vuoi scoprire come vendere un reportage a un giornale, leggi questo articolo.

II. Inizia a scrivere per i marketplace di testi per il web.

Ci sono siti web che non sono altro che “raccoglitori” di content writers. Funzionano come una web agency, che ci mette il brand, ma tutto de-centralizzato. Il content writer wannabe si iscrive, carica dei lavori per far vedere come scrive, crea un profilo attraente per le aziende e aspetta pazientemente. Se tutto va bene, qualcosa arriverà!

Occhio però che il web è pieno di fregature. Controlla bene che il sito a cui ti stai iscrivendo sia attivo, che abbia clienti, che ci siano pubblicazioni recenti…io mi sono iscritta per sbaglio a un sacco di spazzatura purtroppo.

Tempo fa sono stata contattata da questo sito, Morethanwriters.com e mi sono sembrati seri, interessanti, e bisognosi di copywriters in italiano. Pagano anche qualcosa: 0,03€ a parola, che non è male per un principiante considerando testi di circa 1.000 parole. Considera che quello che stai leggendo, fin qui, è già 1.475 parole…

Purtroppo ce ne sono molti più in inglese che in italiano di siti del genere, per cui se sei ferrato potresti anche pensare di andare sull’internazionale. Ma tieni sempre conto che da una parte avrai più concorrenza, dall’altra un aspetto fondamentale della lingua scritta è la correttezza lessicale, semantica, l’uso di giochi di parole, etc. Non è altrettanto facile quando non sei madrelingua!

In questo articolo c’è un elenco interessante di content marketplace di questo tipo.

 

III. Utilizza i siti di ricerca freelance come Upwork, Freelancer.com, etc.

Di questo ne abbiamo parlato in maniera approfondita in altri articoli legati al lavoro online e al nomadismo digitale in generale, come questo.

 

Bene, ormai dovresti aver capito. Non c’è nulla di facile in questa strada, ma se è quella che ti fa battere il cuore…be’, è la migliore che ci sia. Non c’è nulla di più bello che svegliarsi ogni mattina e fare per lavoro ciò che è la propria passione, credimi 🙂

Il punto fondamentale dell’elenco di cose da fare per iniziare a scrivere articoli e diventare content writer, comunque, è l’ultimo:

  • avere tanta intraprendenza e una testa dura mica da ridere

Su questo, non ho consigli da darti. Si spiega da solo. Sappi solo che nessuno ti darà niente in modo facile, e dovrai conquistarti ogni fattura, ogni pagamento, ogni cliente.

Se non ne hai voglia, lascia perdere: questa è la vita del web writer freelance.

Se invece sei disposto a lottare…benvenuto nel lavoro più bello del mondo!

 

 

Ps:
Hai tutte le caratteristiche sopra, incluso essere un nazi-linguista, e in più condividi con noi il grande amore per le avventure e la fotografia? 😉
Vorresti imparare l’arte della scrittura per il web e sella SEO, facendola?

Allora mandaci due righe e raccontaci PERCHÈ sei la persona giusta per scrivere per noi!
Saremmo felici di darti voce sul nostro blog, come abbiamo fatto con Giovanni, Vicky, Adriana e molti altri.

 

Un abbraccio,

Ilaria

Last Updated on Ottobre 26, 2021 by Ilaria Cazziol

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8 Comments

  1. says: Ilaria

    Leggendo il tuo articolo mi sembrava di leggere me tra qualche anno, in fin dei conti chi non sogna di essere una Carrie Bradshaw che scrive articoli per Vogue e sorseggia Champagne in una luccicante New York? Ho amato scrivere dal momento in cui i miei genitori mi hanno regalato una macchina da scrivere di Barbie ad appena sette anni, fingevo di raccontare le mie giornate a Beatrix la mia amica immaginaria che viveva in un posto magico chiamato California, nome rubato dalla sigla di the O.C. Un altro aneddoto è stato al liceo, tema: “MEMORIE DEGLI OSCAR” (modello articoli di giornale sui migliori film per raccontare l’olocausto e quanto i film siano di aiuto nel plasmare una memoria collettiva), il mio professore lesse il mio articolo di fronte alla classe e per una volta non venni presa di mira dai soliti simpaticoni. Mi disse che la scrittura avrebbe avuto un ruolo nella mia vita, ora, a 25 anni, ancora lo spero.

    1. says: Ilaria Cazziol

      E io ti auguro davvero che sia così, perché non c’è niente di più bello che fare nella vita ciò che si ama 🙂 in bocca al lupo!

  2. says: Maria

    Ciao.
    Mi piacerebbe scrivere articoli descrittivi delle mie avventure. Viaggio molto per lavoro e, unendo l utile al dilettevole apprezzo tutto ciò che mi circonda.. Ma non saprei come iniziare a scrivere per qualcuno che pubblichi i miei articoli. Accetto consigli e suggerimenti. Maria.

  3. Ormai l’ereditaria sfrontatezza che mi contraddistingue dalla tenera età si intuisce con difficoltà dietro la mia montagna d’inettitudine. Credo di aver impiegato gli anni adolescenziali e quelli successivi, a strapparmi di dosso la comoda immagine scolpita nel DNA. In me la vita ha agito in modo regressivo: ero un bambino precoce tanto quanto oggi sono un quarantenne fallimentare frequentatore di situazione di rimando. Sono goffo negli eventi della vita, sempre sopra le righe. Quando parlo, emerge la mia matrice andalusa, alzo eccessivamente la voce, così come non riesco a dosare i gesti delle mani, delle braccia, della testa, e tutto quello che da li fuoriesce. Ho perso. Viaggiato. Son tornato. Ripartito per portare ancora in giro la mia inquietudine. La pace a tratti, nella scrittura, nelle esperienze in viaggio, l’essere sempre dislocato, fuori posto desiderando l’altrove. Così ora il mio corpo sembra diviso in mille diverse giurisdizioni. Il governo centrale del mio cervello negli anni, battaglia dopo battaglia, ha perso il controllo sulle provincie lontane degli arti che hanno iniziato ad agire autonomamente in una pericola anarchia rivoluzionaria. La manifestazione più evidente di queste guerre intestine è offerta dalla mia repulsione a voler esprimere come un tempo, la gioia delle cose belle viste, vissute, vinte. Eppure non sono ancora riuscito a capire se ho scelto di mandare in avanscoperta la mia mente martoriata da questa stasi per una sinistra forma di esibizionismo o se, invece, l’ho fatto per lanciare un segno di distensione agli altri. Ed è proprio questo il mio grande mistero, o la mia strategia: l’oscillazione tra propositi imperiosi e vigliacchi appeasement. Vorrei tornare a far pendere l’ago della bilancia solo da una parte. Cerco opportunità.

    1. says: Ilaria Cazziol

      Ciao Maurizio, certamente si vede che sei abile nell’uso della lingua e ti auguro tutte le opportunità che meriti 🙂 purtroppo la scrittura per il web è molto meno poetica di così, è tanta analisi dei dati e capacità di compromesso tra scrivere bene per il lettore e bene per Google (cose ahimè opposte)!

  4. says: Coscienza

    Gentile Ilaria,

    sono un giornalista freelance che da un po’ di tempo sta cercando di “staccarsi” dai giornali locali per proporre a riviste e quotidiani nazionali.

    Quanto tempo consigli, nella tua esperienza, prima di proporre un articolo ad un altro giornale se quello precedente non risponde? Non ho problemi a ricevere un rifiuto, ma la totale assenza di risposte lascia sempre ad interrogarsi se valga la pena aspettare o meno. In qualche caso il direttore mi aveva risposto tre, quattro giorni dopo, quando avevo già “archiviato” il pezzo.

    1. says: Ilaria Cazziol

      Ciao, so cosa intendi ed è uno degli aspetti che mi irritano di più del fronte giornalistico, e che mi hanno spinto verso il content…secondo me 3-4 giorni al massimo, ma anche meno, e se per caso ti rispondessero due editor per lo stesso pezzo poco male – ne scriverai due, lasciando la prima uscita alla pubblicazione che più ti interessa 🙂

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