Il segreto della felicità sta nella scarsità di chi la insegue

A volte la vita inizia a mandarti dei segnali. O forse, succede quando tu sei disposto a metterti in ascolto.

Fatto sta che succede.

Ci sono degli indizi, per capire quando succede. Te ne puoi accorgere, lo riconosci da quel pizzicore sotto la pelle, da quella sensazione di stupore davanti a eventi che sembrano casuali.

Inizi a entrare sempre più spesso in contatto con qualcosa che fino a poco tempo prima non avevi nemmeno preso in considerazione. Fino al giorno prima non sapevi nemmeno dell’esistenza di una certa cosa, e d’improvviso sembra che tu ne sia circondato.

Dove si erano nascosti tutti? Com’è possibile che non lo avessi visto?

È successo così per tutte le grandi cose della mia vita. È stato così la prima volta che ho sentito parlare di Workaway. È successo questo quando per la prima volta mi sono imbattuta nel concetto di nomadismo digitale. È andata in questo modo quando per primo si è affacciato alla mente il pensiero di un viaggio solo andata. Improvvisamente, da che non mi era mai passato per la testa, non riuscivo a pensare ad altro. Sembrava fossi circondata. Sui social, nei film di Netflix, tra i libri che Amazon mi proponeva, nelle persone che casualmente incontravo.

È a quel punto che, però, subentra la frustrazione, la grande domanda successiva.

Come mai tutti ci riescono? Perché io no?

 

 

 

 

 
 
 
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A seconda di quanto sia grande il salto che la vita ti propone di fare, questa domanda può diventare un vero incubo, qualcosa che ti porta a non dormire la notte.

Perché è facile ignorare certi dubbi finché non ti si palesano davanti, ma una volta guardati in faccia e visto il loro ghigno malefico, non si può più far finta che non ci siano.

Un conto è sentire quel fastidioso groppo in gola quando la sveglia suona la mattina e pensi che dovrai andare al lavoro; quella leggera morsa allo stomaco mentre aspetti la metropolitana e questa arriva carica di gente, tanto che devi attendere quella successiva; quella sensazione di stanchezza estrema che ti coglie mentre fai qualcosa che non ami, in modalità pilota automatico, pensando solo al weekend successivo; quello sconforto da domenica sera, mentre imbottigliato nel traffico per tornare in città realizzi che il giorno dopo ricomincerà tutto da capo. Però ti dici che così fan tutti, che è normale, che migliorerà quando avrai più soldi/una casa più grande/una posizione migliore/una macchina più veloce.

Un altro conto è quando, per qualche strano motivo che nessuno sa spiegare se non definendo sadica l’ironia della vita, improvvisamente ti rendi conto che non vuoi più vivere così.

Realizzi che non vuoi più sentire quella morsa, che non vuoi più scendere a compromessi, che vuoi essere felice. È lì che cominciano i problemi.

Sei fregato, perché nel momento stesso in cui quel pensiero attraverserà la tua testa, non potrai più mandarlo via.

Potrai fare finta di niente per un po’, continuare a guardare dall’altra parte mentre il tuo malessere ti appoggia sorridente una mano sulla spalla, ma sei condannato.

Una volta realizzata la consapevolezza, non la si può più togliere.

È come Matrix, la pillola blu o la pillola rossa.

Se scegli quella della conoscenza, non puoi più tornare indietro.

E la donna vestita di rosso ti apparirà esattamente per quello che è: vuota, triste, semplicemente volta a inseguire un’idea di successo in cui non ti riconosci più.

segreto della felicità matrix

Benvenuto in Matrix, Neo.

È lì, dicevo, che inizia la frustrazione.

Perché invece avrai la sensazione che tutti ci riescano. Che ci siano persone che, cazzo, ce la fanno. Che vivono come vorresti vivere tu.

Eppure, non è possibile, no? Se fosse possibile davvero, allora staremmo tutti sbagliando!

Saremmo tutti dei salmoni completamente idioti, che nuotano contro la corrente quando invece sarebbe così semplice farsi semplicemente trasportare a valle.

E allora cominci la fase della negazione.

Se non puoi accettare che sia così, deve essere che gli altri stanno mentendo.

Sono balle di marketing. Sono più fortunati di te. Sono più ricchi. Sono più belli. Loro possono, tu no. Loro hanno qualcosa che tu non hai, e senza quella fondamentale caratteristica non hai nessuna chance. È la verità che ti costruisci.

 

Eccola, esattamente lei.

Lì, scintillante davanti ai tuoi occhi, così luccicante che sembra impossibile possa esistere.

La balla del nostro secolo.

Anzi, dell’intera evoluzione umana.

Benvenuto in Matrix, Neo.

La verità è che DEVE funzionare così. Dobbiamo tutti crederci, è necessario perché il sistema non salti.

Perché se tutti ci provassero, sarebbe il caos. Se tutti invertissero la rotta, se ognuno improvvisamente inseguisse la propria felicità invece della ricetta collaudata a cui ci hanno addestrati come cani fin da bambini, succederebbe un casino.

E questo meccanismo crea una congiuntura incredibilmente positiva per quei pochi che, in effetti, alla fine ci provano.

strada per la felicità

Essendo la strada alternativa molto meno trafficata di quella classica, è molto più probabile riuscire ad arrivare a destinazione.

È questo il grande segreto. L’allineamento dell’universo, la legge dell’attrazione, tutte ‘ste  seghe mentali alla fine sono la conseguenza hippie di questo concetto.

La maggior parte delle persone stanno lì a combattere per il proprio spazietto di terra. Abbiamo tutti gli stessi obiettivi in fondo: fare più carriera, più soldi, più successo.

E siamo tutti lì a correre dietro alla carota senza guardarci intorno, tutti in competizione per la stessa cosa, che in fondo, come tutti i beni materiali, gode del concetto di scarsità, per cui alla fine è un dato forzato che solo in pochi possano ottenerla.

Se per un istante, invece, ti fermi e scendi dalla giostra, scopri che ci sono centinaia di migliaia di sentieri che si diramano dalla strada principale.

Che non c’è solo l’avvocato, il medico, il businessman. Che il successo non è necessariamente indicato dai soldi. Che forse le tue passioni non devono restare nel dimenticatoio, perché guarda caso sono le cose che di solito sai fare meglio.

Fondamentalmente, un sentiero lo puoi aprire tu. Oggi con il digitale è più facile che mai. Con ricerca, dedizione, impegno e passione, puoi trovare, imparare e conoscere qualsiasi persona e cosa.

E non sono io a dirlo.

Prova a leggere un qualsiasi libro di crescita personale.

Prova a leggere Tim Ferris, o la biografia di un qualunque innovatore.

Prova a visualizzare una persona che ammiri, che ha fatto il percorso che vorresti fare tu, e a pensare alla sua storia. Ti accorgerai che ha fatto quest’unica, fondamentale cosa.

Ha deviato.

È uscito dal sentiero battuto, ha fatto qualcosa di nuovo, di originale, inseguendo chissà quale vocina nella sua testa.

segreto della felicità dall'alto

Ecco il segreto: talmente pochi provano ad essere felici che, chi lo fa, ci riesce

Ecco, lo vedi ora? Lo intravedi, il segreto? Tranquillo, non succede niente di male a raccontarlo apertamente. In fondo lo status quo è fatto per essere conservato, e così continuerà ad essere.

L’80% delle persone sulla faccia della terra non vedranno mai questo testo, né un altro dei tanti che in fondo dicono le stesse cose. Non perché ci sia qualche cospirazione, ma perché semplicemente non gli interessa.

Non sono in ascolto, non sono sintonizzati su questa frequenza di radio-vita.

Alcuni sono davvero felici della propria esistenza, altri semplicemente non si sono mai posti il problema, altri ancora sono gli eterni insoddisfatti che però non faranno mai niente per cambiare: fatto sta che non gli interessa (e credimi, stanno probabilmente meglio di te in questo modo).

Poi c’è un 10% che invece il problema se l’è posto, eccome. Li riconosci subito. Sono quelli che si lamentano spesso, che ogni domenica sera vanno in depressione, che si sentono sotto-stimolati, che magari prendono qualche ansiolitico perché un medico gli ha detto “è normale che non riesci a dormire o ti svegli con l’ansia, qualche goccia e via”. Quelli che continuano a dire “quando avrò…., allora farò….”. C’è sempre un domani, mai un oggi.

Poi c’è un altro 5% che, invece, è probabilmente ancora qui a leggere. Che sente qualche corda tirarsi sempre di più dentro di sé, ad ogni parola. Che ha un’idea, un progetto, un sogno…manca solo l’ultima spinta. Non tutti, tra loro, troveranno chi o cosa gliela darà. Anche perché quell’ultima spinta in realtà è più un passo, e va fatto in autonomia. Nessuno può farlo per noi. È questo il difficile.

E il 5% che manca? Loro sono quelli che ce l’hanno già fatta.

Cosa vuol dire avercela fatta, ti chiederai? Chi ce l’ha fatta, lo sa.

Non è facile da spiegare, anche perché non è certo indicato dai soldi il livello di successo in questa nuova ottica. Al massimo, è indicato dal tempo.

È il tempo la nuova ricchezza, quella che desideri quando ti accorgi di come funziona il meccanismo, quella che invece di essere soggetta a scarsità come tutti i beni materiali, si moltiplica tanto più la usi bene.

Chi ce l’ha fatta non è ricco. Qualcuno sì, qualcuno vive di rendita da una spiaggia caraibica. Ma i soldi hanno la brutta tendenza di creare stress, e di riportarti in qualche modo perverso a correre dietro a quella carota insieme a tutti gli altri.

La maggior parte di quelli che ce l’hanno fatta, non li riconosci subito. Non hanno nulla di diverso, non hanno vestiti più belli, macchine più costose, vite da sogno.

Però hanno un sorriso. E se guardi bene, dietro quel sorriso puoi scorgere una consapevolezza: che non torneranno mai più a rincorrere la carota.

Che qualunque cosa succeda, la strada affollata non fa per loro.

Che da quando hanno fatto il grande passo fuori dalla calca, improvvisamente vedono un sentiero, e anche tornando indietro riescono a percorrere la via in modo diverso.

Ancora non sanno dove porta, è meno battuta, più scoscesa, più in salita, certo.

Ma sicuramente, una volta arrivati in cima, la vista sarà molto più bella.


 

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2 Comments

  • Complimenti per l’articolo, molto ben scritto, che sintetizza in maniera egregia il malessere che avvertiamo ogni qualvolta non riusciamo a realizzare i nostri sogni e dobbiamo accontentarci di seguire la “via” che qualcuno ha già tracciato per noi

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