Viaggio in Namibia: cosa vedere e fotografare nella terra delle dune rosse

namibia viaggio

Sono certa che già solo sentire il nome di questo Paese ti evoca immagini bellissime e colorate nella mente: un viaggio in Namibia significa dune di sabbia rossa o dorata che si gettano nel mare, popolazioni statuarie dalla pelle color ocra, e animali selvaggi che sbucano dal bush dorato…

Per me almeno era così, ancora prima di partire. E non vedevo l’ora di andare a vedere con i miei occhi quelle meraviglie, oltre a catturarle nella mia macchina fotografica.

Sono partita carica di aspettative per un viaggio di gruppo di 10 giorni in questa terra meravigliosa nel sud dell’Africa, e nessuna di loro è stata disattesa. Anzi. 

La Namibia mi è entrata nel cuore e negli occhi con intensità, ho amato profondamente ogni tramonto infuocato, mi sono emozionata per ogni animale avvistato in natura, e mi sono lasciata sorprendere per le mille piccole grandi esperienze che mai mi sarei aspettata di vivere.

Alcune cose avrei voluto farle diversamente, altre le rifarei esattamente uguali. Alcune le sapevo già, altre le ho scoperte solo stando lì e posso raccontartele perché tu possa organizzare il tuo viaggio in Namibia di conseguenza.

In questo articolo troverai tante informazioni pratiche, ma soprattutto le mie emozioni: i miei “diari di viaggio” namibiani, appunti presi mentre la macchina correva sui polverosi sterrati del Paese, e soprattutto foto che spero ti emozionino quanto hanno emozionato me.

Pronti? Partiamo, letteralmente!

Namibia paesaggio

Ci svegliamo prima dell’alba: fuori dalla porta finestra della nostra casetta con tetto di cannule, la steppa gialla sembra neve illuminata dalla luna. Indosso la felpa, la giacca a vento e pure quella pesante, mentre esco nell’ora più buia e più fredda. Mi ritrovo a ringraziare il cielo che sia inverno qui, e che l’altra faccia della medaglia di dovermi vestire in Africa come se stessi per andare a sciare è che “prima dell’alba” significa 6.30 del mattino.

Il tempo di fare colazione e siamo in macchina, in corsa sugli sterrati namibiani che i locals percorrono come fossero autostrade, con il cielo oltre le montagne dalle punte stondate, come nella Monument Valley, che sembra aver preso fuoco. Qui si salta completamente la fase del rosa, sia l’alba che il tramonto esplodono direttamente nel rosso infuocato.

Sembra che la prima sia la diretta continuazione del secondo: alle 7 circa il cielo inizia a riaccendersi dei colori esatti che aveva lasciato la sera prima, e poi pian piano scivola nel giorno.

La prima cosa ad accendersi è l’erba:
La steppa gialla che compone l’immenso nulla di questo Paese si tinge d’oro ai primi raggi del sole.

Guardando in lontananza, l’effetto ottico è quello di tante chiazze dorate che si perdono verso le montagne, come se qualcuno avesse illuminato la terra da sotto con delle torce. È un manto setoso e morbido che viene voglia di accarezzare.

E poi da questo mare d’oro, mentre lo sguardo vaga, se sei fortunato noti emergere una testa, o ti accorgi di un movimento.

È una gazzella saltellante che si gode lo spettacolo, o forse un orice che solleva le sue lunghe corna per dare il buongiorno alla sua terra.

Perché andare in Namibia? Viaggio in un’Africa adatta a tutti

La Namibia è la porta d’ingresso dell’Africa per molte persone: un Paese selvaggio e affascinante, ma anche piuttosto sicuro, avanzato dal punto di vista turistico, in cui tutti e dico tutti parlano almeno un po’ di inglese, con strade ben tenute (come ci ha detto la guida appena arrivati, “con gli sterrati che abbiamo qui, in Italia neanche le autostrade”…ed era vero!), etc.

Inoltre anche dal punto di vista sanitario la situazione è buona, con scarsissimo rischio di malaria e acqua di fonte raccolta in profondità quasi ovunque, che rende piuttosto sicuro, nei lodge e in luoghi con standard igienici elevati, anche mangiare verdure crude.

È quindi un Paese africano piuttosto semplice da visitare, sia per un viaggio in Namibia di gruppo che con organizzazione individuale (self-drive).

Nel primo caso non hai che da affidarti a un buon operatore (io sono partita con Destinazione Africa), scegliere il pacchetto che preferisci e goderti il viaggio. Nel secondo dovrai organizzarti per voli, noleggio di un auto (4×4 o 2×4, magari con la tenda sul tetto), prenotazione delle strutture, etc

Alla fine di questo articolo ti darò tante informazioni utili per organizzare il viaggio in entrambi i modi, e qualche consiglio anche su come viaggiare in Namibia in autonomia, specialmente con un occhio di riguardo per le esperienze più interessanti per un fotografo.

Prima di iniziare il nostro viaggio, quindi, lascia che faccia qualche considerazione sul fronte fotografico.

Namibia foto: il paradiso dei fotografi è qui

dune namibia foto

Alla fine il miglior motivo per cui consiglio di andare in Namibia è…perché è troppo bella da fotografare.

Il mondo è tutto bello, non c’è posto in cui sono stata che non mi abbia affascinato, ma la Namibia è PERFETTA dal punto di vista fotografico.

Ci sono le dune del deserto del Namib-Naukluft, di un intenso color arancione, che si affacciano sull’azzurro intenso del cielo (ricordi la teoria dei colori? Arancione e azzurro sono complementari…) o che si tuffano nel blu dell’Oceano Atlantico.

Ci sono milioni di animali particolarissimi, gli orici con le loro corna lunghe, le miriadi di gazzelle, uccelli di tutti i colori e le dimensioni, e poi i famosi Big 5…il tutto che si staglia contro il particolarissimo sfondo bianco del Parco Etosha, o contro le suddette dune rosse (le mie foto preferite, senza dubbio).

E poi le popolazioni autoctone, dalle bellissime donne Himba che con i loro seni nudi colorati di ocra si confondono con la terra su cui camminano, alle Herero con i larghi vestiti che sembrano tende…

Insomma la Namibia è il posto più fotogenico in cui sono stata, senza dubbio. Ogni angolo mi intimava di sollevare la fotocamera e scattare.

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Alla fine di questo articolo troverai tante altre informazioni utili per organizzare il viaggio, come il periodo migliore, se farlo in autonomia o con un tour organizzato, etc. Addirittura quale attrezzatura fotografica ti consiglio di mettere in valigia.

Ma prima di vedere il come visitare la Namibia, voglio farti scoprire perché: ti porterò a vedere i 6 luoghi più iconici della Namibia in un viaggio virtuale tra le emozioni africane, attraverso le mie foto e e le mie parole.

Il meglio della Namibia: cosa vedere in 10 giorni e dove fare foto spettacolari

Queste sono decisamente le 6 cose da vedere in Namibia che più mi hanno rubato il cuore (e riempito la fotocamera).

Non sempre sono “cose” in realtà: ci sono luoghi, persone, esperienze, attimi.

Ciascuno di essi mi ha emozionato più di quanto le parole possano comunicare, ma spero di esserci riuscita.

Ogni sera, con l’ennesimo tramonto infuocato come straordinario sfondo, mi dedicavo a scrivere una sorta di diario di viaggio delle emozioni e dei luoghi della Namibia, ed è attraverso quelle parole e le foto che ho scattato che spero di farti capire perché questo viaggio è così speciale.

(Ah, se vuoi vedere i video di tutte le esperienze qui descritte, ti aspetto sul nostro profilo Instagram tra le Stories in evidenza )

Iniziamo dal luogo che forse più di tutti mi ha lasciato senza parole, in grado solo di fotografare a più non posso:

1. Le migliori foto in Namibia: deserto Namib-Naukluft e Sossusvlei

sossusvlei foto namibia

Sossusvlei è il paradiso della fotografia, e Deadvlei ne è l’apoteosi.

Che dio fosse un artista lo si capisce da qui. L’azzurro del cielo e l’arancione delle dune formano una tavolozza perfetta di colori complementari, che si accendono a vicenda nel sole del mattino africano.

Entriamo nel Parco ed enormi colline sabbiose si ergono alla nostra destra. Continuiamo a guidare, scattando foto di continuo. Poi attraversiamo un tratto che sembra essere meno desertico, e le dune iniziano a ergersi anche a sinistra…pian piano mi rendo conto di essere nel letto di un enorme e antico fiume ormai in secca: un vero e proprio percorso verso dove muoiono le acque.

Lasciamo la macchina al parcheggio e ci incamminiamo sulla sabbia rossa, seguendo le decine di turisti prima di noi per chilometri. Quando penso di non poterne più di tutta questa sabbia, che rende ogni passo difficile e insicuro, valichiamo una duna e ci troviamo a guardare una scena incredibile. 

Una pozza, o meglio ex pozza, dove la terra bianca di sale è rotta e secca. Da questo terreno così arido si ergono come mani imploranti gli scheletri neri di alberi pietrificati lì da secoli.
Sono morti, ma perfettamente conservati nel tempo.
Non esistono le condizioni di umidità per la decomposizione, e così questi alberi, mummificati, rimarranno per sempre a memoria di un’era in cui questa terra era piena d’acqua.

Sembra di guardare un cimitero, un luogo sacro dove millenni di vita e di morte sono rimasti incastrati nel tempo.

E poi, il contrasto con ciò che è invece vivo: un’altra corsa in auto sulla sabbia e arriviamo a Sossusvlei. Qui l’antico fiume che ha scavato questa valle non è più riuscito a seguire le forme della terra e a deviare il suo corso: una grande pozza giace ai piedi di queste imponenti dune rosse, una vera e propria oasi ricca di vegetazione e del profumo della salvia selvatica, che dà sostentamento alla vita anche dove mai ti aspetteresti di trovarla.

Sossusvlei significa appunto “luogo in cui muoiono le acque”, ed è proprio questo: il posto dove un antico fiume è andato a morire nelle dune di sabbia.

Qui la macchina fotografica è sempre attaccata agli occhi: è il posto più fotogenico che abbia mai visto, complici i colori complementari delle dune e del cielo, e questi paesaggi minimalisti e bellissimi. 

Alcune dune sono quasi completamente dorate, ricoperte di vegetazione portata dal vento e ormai attecchita: sembra di vedere sabbia dorata e roccia rossa, mentre in realtà è il contrario.

sabbia rossa namibia

La duna è di un intenso arancione, sabbia antica piena di metallo e rossa di ruggine, e l’oro invece è steppa. Qui mancano i forti venti del Sahara, che impediscono alla vegetazione di attecchire, e molte delle dune sono fisse.

Deserto Namibia: cosa vedere e fare intorno a Sossuslvei?

  • Per prima cosa, parti per tempo: i cancelli del parco aprono all’alba. Ebbene sì, non è possibile arrivare a Sossuslvei e nei luoghi più fotogenici prima del sorgere del sole, anzi visto che c’è parecchia strada da fare ora che ci sarai il sole sarà già alto.
    L’unico modo per assicurarti un posto fotografico in prima fila all’alba a Sossusvlei è dormire nel parco.
    Ci sono un camping e un lodge all’interno, e la maggiorazione di prezzo potrebbe sicuramente valer la pena per scattare foto spettacolari all’alba e avere più tempo prima dell’arrivo dei turisti da fuori.

duna 45 namibia

  • La prima fermata che puoi fare è alla Duna 45 (qui il punto mappa, si trova al 45esimo chilometro del parco): una delle più famose del parco, molti decidono di scalarla e di godere dalla sua cima del paesaggio incredibile di questa zona della Namibia.
    Se cerchi qualcosa di più impegnativo potrai anche provarci con Big Daddy, vicino a Deadvlei, ma si tratta di 400 metri di duna quindi non sottovalutarla.
  • In generale, potresti salire anche su un’altra, ma visto che sono alla mia terza duna scalata nel mondo, lascia che ti dia un consiglio: bello salire in “sabbia fresca”, bello essere lontano dalla folla, ma fai attenzione e non sottovalutare le difficoltà di questo genere di terreno!
    Io ormai so il trucco: ingoia il rospo e mettiti incolonnato con gli altri, se non vuoi lasciarci i polpacci.
  • namibia deserto foto oriciQui proverai anche l’emozione dei primi avvistamenti di animali: ti fermi a fare foto a una duna e poi ti accorgi che poche decine di metri più in là c’era una famiglia di orici, il simbolo della Namibia, che bruca pacifica…
    Oppure fai qualche passo da solo e ti senti osservato: ti volti e scopri che una decina di teste cornute ti guarda con sospetto. Sono gazzelle saltellanti, animali affascinanti e molto schivi, ma se non ti avvicini non scappano, si limitano a guardarti curiose.
  • Mentre guidi, cerca nel paesaggio forme e figure geometriche: le dune sono leading lines perfette, tutte da sfruttare nelle tue foto, specialmente se avrai la fortuna di trovare una famiglia di orici che bruca pacifica alla base come è successo a me!
  • Il prossimo luogo iconico è Deadvlei (qui il punto mappa), che ho descritto sopra nel diario di viaggio. Per raggiungere questa meraviglia della natura dovrai lasciare la macchina (anche se 4×4) in un grande parcheggio e camminare per 1.2km sulla sabbia, prevalentemente in piano. Quando valicherai l’ultimo colle, ti troverai a guardare il luogo in cui il fiume è andato a morire, facendo prima crescere rigogliosi alberi e poi pietrificandoli nel tempo, per tutti i fotografi che abbiano la fortuna di arrivare qui. Goditi la meraviglia del paesaggio, sfrutta le curve delle dune, i colori complementari azzurro e arancione, le linee sinuose degli alberi neri, e il bianco del terreno per comporre foto di paesaggio minimaliste stupende.

deadvlei fotografia namibia

  • Infine, con una breve corsa su sabbia in 4×4 potrai arrivare a Sossusvlei, il luogo che dà il nome a tutta l’area: qui troverai ciò che resta del fiume, una grande pozza ai piedi delle dune in cui tutti gli animali della zona vanno ad abbeverarsi (se riuscirai a essere qui all’alba chissà che tu non li veda!).
  • Prima di lasciare questa zona, non dimenticarti dell’ultima piccola attrazione: il Sesriem Canyon è una lunga gola scavata nella roccia per oltre 30 metri, percorribile a piedi, unico luogo in cui si trova acqua tutto l’anno in questa zona così desertica.

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2. Camminare sulla luna in Namibia: Moon Landscape

moon valley namibia foto

Lasciamo il deserto rosso per la savana: il giallo ora è il colore che regna sovrano.

Attraversiamo una grande piana che è piena di quel bellissimo nulla che risulta ipnotico, non si riescono a staccare gli occhi dal finestrino. Vorresti leggere, dormire, fare qualcosa, ma ti abbandoni a guardare la meraviglia che c’è fuori.

Finché senza nemmeno accorgertene scivoli nel sonno.

Le strade namibiane sembrano incredibilmente scomode, tutte sterrate, finché non ti rendi conto che è una specie di massaggio che ti stimola il sonno.

Quando apro gli occhi per l’ennesima buca, mi accorgo che il paesaggio è completamente diverso: è tutto bianco.

Andiamo verso la valle della luna, che è tutto ciò che rimane di un antichissimo acquitrino oggi rimasto solo sotto forma di calce. In questa zona calcarea il deserto diventa quello delle storie e dei film, in cui intravedi miraggi apparire in lontananza e dove solo poche piante particolarmente coraggiose osano crescere.

Poi improvvisamente il terreno sprofonda accanto alla strada.

Una spaccatura di oltre 30km di ampiezza si apre di fronte a noi, e sembra di aver messo piede in una macchina del tempo che ci riporta in pochi secondi a come la terra doveva essere milioni di anni fa, quando pangea si è spaccata e la buccia del mondo si è aperta lasciando intravedere cosa c’è sotto.

Lo chiamano paesaggio lunare, ma a me sembra più di vedere l’anima del nostro pianeta.

valle della luna namibia

Se seguirai l’itinerario classico, dalla zona del deserto ti dirigerai verso la più nota città coloniale sulla costa, Swakopmund. Se lo fai, non puoi perderti una sosta per ammirare questo posto incredibile. E magari anche farci una camminata, così da sentirti davvero come un astronauta che muove i primi passi sulla luna.

Questa valle, conosciuta appunto come Moon Landscape (qui il punto mappa), è una zona desertica molto diversa da quella vista in precedenza: qui non ci sono dune, ma formazioni rocciose e montagne che si ergono dal terreno bianco e calcareo. 

Si trova proprio alla fine (o all’inizio) del Parco Namib-Noukluft, e se vuoi vederlo ti basta seguire le indicazioni per “Welwitchia Plains“. Potrai percorrere la strada e fermarti nei vari punti panoramici, e se riesci anche addentrarti nella valle.

Fotografare la Valle della Luna non è facile: negli orari migliori, alba e tramonto, i colori caldi non rendono appieno l’idea “lunare”. A mezzogiorno però, quando il bianco della calce brilla sotto il sole, far emergere i dettagli di questo paesaggio non è facile.

È una delle poche occasioni in Namibia in cui la fotocamera può quasi restare abbassata: certe meraviglie si colgono al meglio solo con gli occhi.

3. Il mare in Namibia: Swakopmund, dove il deserto incontra l’oceano

swakopmund viaggio namibia

Saliamo sulla barca nel porticciolo di Walvis Bay, un largo catamarano su cui trovano posto una trentina di persone, e mentre ci sistemiamo d’improvviso qualcuno caccia un urlo:
mi volto e mi ritrovo faccia a faccia con una foca.
Mastica beata con i suoi denti aguzzi un pesce, seduta nel sedile accanto al mio.

otaria swakopmund giro in barca namibia

È Bolt, e non è una foca ma un’otaria: le si distingue perché queste ultime hanno le orecchie esterne e gli occhi sporgenti frontali, mi ricordano vagamente Shrek insomma.

Sia Bolt che altri 4 o 5 esemplari della colonia di zona sono stati salvati da una o l’altra minaccia (tipicamente pezzi di plastica e reti) e si sono abituati all’uomo, diventando veri e propri attori che al momento giusto saltano sulla barca per prendere qualche pesce (a comando sì, ma nemmeno così tanto: non devono essere pagati abbastanza, visto che poi non vogliono più scendere!).

È una bella esperienza che racchiude insieme cose che spesso sono antitetiche: la libertà degli animali e la convivenza con l’uomo, dando quindi la possibilità di vedere davvero da vicino, addirittura toccare, la fauna acquatica libera in mare.

E poi comincia il circo degli avvistamenti.
Circo perché sembra davvero che questi animali, qui nella baia di Walvis, siano pagati per apparire a comando.
Delfino bottlenose a destra, otaria a sinistra, delfino del Benguela a dritta…e poi li vedi tutti insieme, che saltano fuori dall’acqua con le loro aggraziate piroette, che giocano nella scia della barca, addirittura che fanno surf…sì, dico davvero, se vuoi prendere lezioni di sci nautico da delle otarie che con maestria (e senza alcun coinvolgimento umano) si lasciano trasportare dall’onda dei due motori della barca, questo è il posto giusto.

Alla fine persino una balena humpback ci mostra spavalda la coda, prima di immergersi e sparire nelle profondità dell’oceano atlantico.
Saremo stati fortunati ma…che traffico meraviglioso in questa baia! 

swakopmund dune e oceano namibia

Swakopmund (letteralmente la bocca del fiume Swakop) è, come la capitale Windhoek, una città interamente ideata e costruita dai tedeschi in epoca coloniale, con uno stile di reminiscenza bavarese che è caratteristica piuttosto particolare delle città namibiane.

Emerge dal deserto come una Las Vegas africana, in lontananza.

Prima di vedere i palazzi si scorge la striscia blu dell’oceano Atlantico, quasi totalmente nascosto da un’altra striscia, questa però dorata: le famose dune che si affacciano sull’oceano, una delle immagini più iconiche di questo Paese (queste non sono rosse perché è una sabbia meno antica, portata e spostata continuamente dal vento dell’Atlantico). 

Visitare Swakopmund può essere carino per vivere un po’ di mare in Namibia, ma la vera chicca si trova qualche chilometro più a sud:

Walvis Bay (qui il punto mappa), una baia chiusa molto ricca di pesci e quindi di tutte le creature che se ne cibano.

Qui è possibile fare escursioni di vario tipo, tra cui:

  • in barca come ho fatto io, con tour privati o di gruppo, accompagnati da personale molto preparato che saprà spiegare con passione come funziona questo meraviglioso ecosistema e chi sono le creature che lo abitano;

walvis bay namibia mare

  • in auto 4×4, guidando sulla sabbia fino a Pelican Point per avvistare le colonie di otarie, di fenicotteri e tantissimi altri uccelli;
  • in kayak! Questa è la modalità che ho trovato più affascinante, perché permetteva ai fortunati turisti di essere davvero vicino agli animali, circondati da otarie e delfini curiosi.
    Certo, considerando che d’inverno sull’Oceano ci sono una ventina di gradi, non è un’attività per freddolosi (né per persone che hanno paura del contatto non controllato con animali selvatici).

mare namibia kayak

4. Volo turistico in Namibia: la magia del deserto dall’alto

deserto namibia dall'aereo

Percorrere la Namibia in macchina dà un’idea piuttosto chiara di quanto varia e diversa sia questa terra.

Ogni pochi chilometri il paesaggio cambia completamente. Basta azzardarsi ad addormentarsi per qualche minuto in macchina, cullati dal ballonzolante sterrato che è chiamato strada da queste parti, per risvegliarsi e chiedersi dove si sia finiti.
Il Bush dorato lascia il posto alla sabbia rossa e alle dune, poi subito sostituiti da un terreno perlaceo e arido che ricorda la superficie lunare, e poi all’orizzonte appare il blu dell’oceano…in pochi chilometri (relativamente parlando) c’è il mondo.

Ma nulla può dare l’idea di quanto sia veramente varia questa terra come sorvolarla.
Prendere un volo turistico permette di acquisire la privilegiata prospettiva degli uccelli migratori e di osservare letteralmente a volo d’uccello la meraviglia che è questo Paese.

Con 300€ a persona puoi farti spuntare un paio di ali, o quantomeno affittarle, e sorvolare il deserto.
Osservi le dune dall’alto, dopo averle faticosamente scalate da terra, e ti chiedi quale artista abbia così pazientemente disegnato quelle figure nel terreno rosso: stelle, coni che paiono bocche di vulcano, figure sinuose che si arrotolano come serpenti.

Poi la sabbia si interrompe ed è sostituita da una griglia di roccia granitica che dall’alto sembra graffiata da un antico gigante, oppure mentre sorvoli la steppa gialla il terreno si spacca e sotto di te si apre un enorme canyon…una scena da film che toglie il fiato e spinge le lacrime fuori dagli occhi.

deadvlei foto namibia dall'alto

Poi l’aereo vira, e cominci a intravedere una striscia blu all’orizzonte: l’Oceano.

Le onde bianche disegnano lunghi merletti che vanno a infrangersi direttamente contro alte scogliere di sabbia rossa: è la magia di Sandwich Bay, una delle foto più iconiche e magiche della Namibia, di quelle che ti restano negli occhi per anni e sono tra le principali colpevoli che ti spingono a visitare un paese…perché tanta bellezza non si può vedere solo in un’immagine, o quantomeno un fotografo vuole dare il proprio contributo a immortalarla.

Mentre sorvoli basso la costa, colonie di otarie si svegliano dal loro pisolino e guardano sonnacchiose questo strano e rumoroso animale nel cielo, mentre stormi di fenicotteri si alzano in volo stagliandosi come aquiloni rosati contro le lagune sotto di te.

Gli occhi si riempiono di lacrime mentre senti la musica del Re Leone nelle orecchie e abbracci con lo sguardo questa meravigliosa perla dell’Africa.
E ti dici che Dio deve essere per forza residente nei cieli perché qualcosa di così bello si possa godere solo da quassù.

deserto namibia volo turistico

Se hai voglia di scoprire davvero quanto sia bella questa terra, non posso che consigliarti di fare l’esperienza di un volo turistico sopra la Namibia.

Come scritto sopra, con più o meno 300€ a testa (se l’aereo è pieno) è possibile imbarcarsi su un piccolo aeroplano a sei posti, ciascuno con il proprio finestrino, e sorvolare tutto ciò che si è visto finora da terra.

Un paio d’ore di volo ti porteranno con un giro ad anello a vedere nuovamente la meraviglia del deserto, con le dune rosse e i canyon, e a cogliere davvero la formazione fluviale di Sossusvlei e Deadvlei (che emozione rivederlo dall’alto!).

Poi vedrai il mare, con relitti spiaggiati, colonie di otarie, fenicotteri, e l’immagine che tutti abbiamo scolpito nella mente delle dune namibiane che si gettano nell’Oceano.

ATTENZIONE: sconsiglio quest’esperienza a chi soffre l’aereo, perché volare su questi velivoli così piccoli può essere molto fastidioso.

Ti verranno forniti sacchetti se dovessi stare male, quindi non è un grande problema, ma potresti rovinarti l’esperienza. Anche se non soffri il volo di solito, ti consiglio di mangiare leggero prima di imbarcarti, bere poco e portarti qualche grissino o similare per bloccare subito i primi sintomi se si presentassero.

5. Il popolo più fotogenico della Namibia: Himba

namibia himba dove fotografarli

Mentre varchiamo i cancelli aperti di una proprietà che si apre nel mezzo del bush, sento una sensazione strana. Un misto di trepidazione e disagio.

La scritta fuori recita: Himba Village.
Stiamo per visitare una delle popolazioni semi-nomadi della Namibia, sicuramente la più nota e fotografata, le cui bellissime donne si adornano pelle e capelli con impacchi di ocra e burro: sono gli Himba.

Himba, significa “colui che chiede sempre”, mendicante insomma, un nome dispregiativo che gli avevano dato le tribù dell’Angola dopo che gli Himba erano stati scacciati dalle proprie terre e vagavano per l’Africa. Sono semi-nomadi, nel senso che si spostano nelle loro zone senza grandi migrazioni, e costruiscono capanne con legno di mopane e terra.

Sono tutti splendidi, nella loro nudità ornata di gioielli e pelle rossa di terra, ma le donne sono quelle che veramente tolgono il fiato.

Praticamente nude, coperte solo da un gonnellino di pelle di vacca, con i grandi seni al vento, hanno la pelle di uno splendido color mattone per i “bagni di fango” che si fanno ogni mattina, con la stessa cura e vanità con cui noi ci trucchiamo o scegliamo i vestiti migliori.

Il corpo è pieno di gioielli e monili creati da loro, le gambe sono protette da alti gambali i cui dettagli indicano il numero di figli e lo stato sociale (mentre i piedi sono rigorosamente scalzi). I capelli sono raccolti in ingegnose trecce, e perlopiù ricoperti di terra, burro e sabbia per creare elaborate acconciature, che danzano sulle loro spalle mentre si muovono.
Hanno un’eleganza e un portamento invidiabili.

Non è difficile quindi capire il perché della mia trepidazione, all’idea di fotografarle. Per quanto riguarda il disagio, invece, è un po’ più complesso.
Personalmente non mi sento mai a mio agio in questo genere di situazione, mi pare di violare l’intimità delle persone, o peggio di mercificarle. Faccio fatica a tracciare il confine tra attrazione turistica e umanità.

La nostra guida mi dà un po’ di contesto e mi rasserena: questo è un villaggio dimostrativo, le persone qui hanno scelto di mostrare le proprie tradizioni agli stranieri, non è sfruttamento ma uno scambio. I soldi dei turisti servono a mandare avanti la loro vita, a metà tra tradizione e innovazione, tra stile di vita Himba e influenze europee, a mandare a scuola i bambini e a contribuire a mantenere viva questa cultura che altrimenti verrà presto spazzata via dalla Storia.

Entriamo nel villaggio e ci vengono incontro le bellissime donne sorridenti e tanti bambini.
Non si lavano mai, culturalmente non possono proprio toccare l’acqua, ma non ne hanno bisogno: si “proteggono” (dire che si lavano sarebbe incoerente) con l’ocra che applicano sulla pelle, che poi si stacca seccandosi e porta con sé sporcizia e sudore.
Ti aspetteresti un odore molto forte sapendo ciò, e invece rimango subito sorpresa dal profumo legnoso nell’aria del villaggio, quasi di incenso.
Ancora di più quando entriamo nella capanna del capo tribù, dove una donna dai lineamenti dolcissimi e un po’ malinconici è intenta a fare un piccolo fuoco.

Non saprei assolutamente dire l’età: lo sguardo è quello di una donna matura, il seno appesantito da tanti figli allattati fin dalla giovane età tradisce gli anni, ma il suo volto, come quello di tutte le donne che ho visto, è disteso e giovanile.
Pare che questo stile di vita faccia bene, anche il figlio del capo tribù ci racconta che suo padre è andato a trovare il nonno di oltre 100 anni. Forse dovremmo tutti ricoprirci il corpo di terra e vivere scalzi.

namibia himba tradizioni foto

La donna ha ormai spento il fuoco e lascia che un fumo denso si sprigioni da un minuscolo braciere, riempiendo l’aria dell’odore che avevo subito sentito entrando.

Lo avvicina ai contenitori dell’ocra e del burro che utilizza per “truccarsi” e intrappola un po’ di quel fumo profumato lì dentro, poi inizia a passarselo vicino al collo, ai capelli, sotto le ascelle, persino nelle parti intime grazie a un’ingegnosa seduta sotto la quale posiziona il braciere.

Stiamo assistendo al momento della toeletta, una vera e propria vestizione di profumi per il corpo.
Fuori, con il sole cocente che scurisce la pelle e brucia i colori, non sono riuscita a fare molte foto, ma qui finalmente nella penombra della capanna intrappolo questa figura delicata e il suo fumo profumato in uno scatto, e in un ricordo indelebile. 

donna herero namibiaTi imbatterai sicuramente negli Himba nel corso del tuo viaggio: mentre ti sposti verso nord in direzione del parco Etosha, verso il territorio del Damaraland, vedrai spesso a lato della strada o in zone turistiche piccoli accampamenti presidiate da donne molto particolari: alcune saranno riccamente vestite, con abiti dai colori sgargianti ed eccessivamente larghi.

Sono le donne Herero, con i cappelli cornuti che riempiono di carta di giornale per omaggiare le mucche e il bestiame di cui sono fieri portatori.

I loro vestiti così abbondanti sono stato fatti con tende e tovaglie dalle mogli dei primi missionari nel Paese, per nascondere le loro nudità e le loro forme, scandalose per l’epoca. Oggi, per quanto strano sembri, è rimasto come abito tradizionale di cui sembrano andare piuttosto orgogliose: se li confezionano da sole, per se stesse e per le tipiche bamboline che creano come souvenir, con le loro singer d’epoca.

Le altre, sono le Himba.

Queste sono decisamente le più famose, perché è praticamente impossibile resistere alla tentazione di fotografarle. Con i corpi nudi ricoperti d’ocra sono di una bellezza abbagliante, e anche loro si mantengono vendendo gioielli e oggetti di loro creazione.

Se la cosa ti mette a disagio, ti consiglio di limitarti a osservarle in queste occasioni. Ma se ti interessa capire un po’ di più su questo popolo, conoscerli da vicino, vedere come vivono, pur consapevole che quelli che vivono in questa zona così turistica sono ormai molto “europeizzati” e quello che mettono su è perlopiù uno show dimostrativo, allora dovresti provare l’esperienza di un villaggio Himba.

Ce ne sono tantissimi di questo genere appunto nella zona del Damaraland, mentre se vuoi qualcosa di più autentico dovrai dedicarci un viaggio a sé e recarti nell’estremo nord del Paese, dove potrai passare alcune giornate con le popolazioni che ancora vivono autenticamente così.

namibia Himba villaggio

Se decidi di fare questa esperienza informati un po’ su quale villaggio Himba preferisci sostenere: idealmente vuoi cercarne uno che sia gestito direttamente da loro e non da qualche agenzia, così i tuoi soldi andranno interamente alla popolazione e aiuteranno con la scuola e l’acquisto di cibo, vestiti, libri, medicine, etc.

6. Namibia safari: alla ricerca dei Big 5, dal parco Etosha alle riserve private

safari namibia elefanti etosha

Entriamo nel Parco Etosha come se stessimo varcando le porte del Paradiso.

Grande come la Svizzera, ma al passaggio umano è aperto solo circa un quarto, è il paradiso namibiano per l’avvistamento di animali. Ci sono tutti qui, tranne l’ippopotamo e pochi altri che hanno bisogno di grandi fonti d’acqua per sopravvivere, ma in questa zona arida mancano completamente.

La caratteristica principale dell’Etosha è proprio quella che le dà il nome, un “grande spazio bianco” così enorme che si vede anche dal satellite: in tempi antichissimi era un grande lago, alimentato da un fiume ormai secco, reso bianco e salato dalla grande quantità di sale nella terra.
Solo qui puoi vedere gazzelle, gnu, zebre, giraffe, elefanti, e se sei fortunato anche leoni, ghepardi, rinoceronti etc, con questo straordinario sfondo uniforme e bianco che sembra disegnare striature e forme grafiche nel paesaggio.

safari namibia etosha

Inizia il gioco degli avvistamenti, e ogni animale è un’emozione:

in poche ore vediamo di tutto, persino un ghepardo che si rilassa all’ombra di un arbusto ci fissa annotiato, con i suoi grandi occhi arancioni dalla lacrima scura, e un rinoceronte nero bruca tranquillo a pochi metri dalla strada in cui passiamo.

Avvistiamo giraffe elegantissime che si muovono tra gli alberi, e poi molto meno eleganti che bevono, sgraziate nel piegarsi su quelle gambe lunghe.

E zebre, zebre come se piovessero strisce bianche e nere, tanto che a tratti il paesaggio sembra bicolore.

Incontriamo un gruppo di elefanti enorme, decine e decine, di ogni età e dimensione. Sento la musica del Re Leone nelle orecchie mentre guardo con le lacrime agli occhi questo branco. Sono talmente vicini che non serve nemmeno il binocolo per osservarne i dettagli, stanno lì a giocare con l’acqua fresca di una pozza e a mettersi in posa per le fotocamere dei tanti turisti che li circondano. Ma a loro non importa, siamo solo un altro strano animale, uno che fa molto rumore e puzza parecchio.

Il safari è un gioco di fortuna e di pazienza. Giriamo e giriamo lungo gli sterrati dell’Etosha, sperando di av

vistare un leone o un leopardo che, diciamoci la verità, sono un po’ il sogno di tutti.
Non saremo fortunati.

Ma non è vero in realtà.
Lo siamo su tutti i fronti. Non solo nei giorni di Safari, ma in ogni piccolo spostamento in questa terra magnifica vediamo più specie animali di quante possa contarne.

Ci sono le infinite miriadi di gazzelle, da quelle saltellanti (springbok) a quelle minuscole, poco più grandi di un coniglio (steanbok) che saltano davanti alla macchina.
Gli Impala e i suoi simili, come gli orici, i kudu, i nyala e tante varianti che hanno orecchie/corna/coda o qualche altra caratteristica leggermente diversa.

Vediamo una quantità di uccelli incredibili, pettirosso dal petto davvero rossissimo, uccelli di un blu cangiante con la luce del sole, altri come il Cory Bastard che sembrano usciti da un film sui dinosauri, o ancora l’uccello segretario, enorme e affascinante. E poi gli struzzi, alti e maestosi, e i passeri tessitori i cui nidi enormi adornano praticamente ogni albero.

Fino all’ultimo, sulla strada principale che ci riporta a Windhoek in aeroporto, avvistiamo la natura selvaggia che vive fianco a fianco con l’uomo, come quando un branco di babbuini ci attraversa davanti e sparisce nell’erba dorata del bush.

Vediamo persino un gatto!
Eh sì, un bel micio tigrato grigio che si aggira furtivo nella Savana. Mi resterà per sempre il dubbio se fosse il raro antenato dell’esemplare domestico, il gatto selvatico africano, o l’animale di qualche turista particolarmente gattaro che ha lasciato incautamente la porta del lodge aperta.

Anche lui comunque qui torna al suo stato originario: selvaggio, libero, bellissimo.

Ho la sensazione che sia questo che ti fa l’Africa: ti libera, ti riempie, ti possiede, ti ricorda che la vita è questa, è fatta di terra e di fango, di nascita e di morte, di caccia o di essere cacciato, di vivere o di essere vissuto.

Ci riporta alle nostre origini, dove tutto ebbe inizio milioni di anni fa, e dove ancora oggi puoi sentire nel meraviglioso concerto degli uccelli all’alba o dei gechi urlanti la sera il suono ancestrale della tua anima.

safari namibia parco etosha

Infine, ma non certo in ordine d’importanza, c’è il sogno di ogni persona che visita queste zone dell’Africa: un safari in Namibia.

Personalmente era una delle cose che associavo meno a questo Paese: nella mia mente erano ben evidenti le dune rosse e quelle dorate sull’oceano, molto meno i grandi animali tipici dei safari.

E invece in Namibia ci sono tutti: mancano solo gli animali dipendenti dall’acqua come ippopotami o coccodrilli (o meglio, si trovano solo in zone specifiche), ma per il resto i parchi della Namibia sono meravigliosi per i safari.

Il più famoso è senza dubbio il parco Etosha (qui il punto mappa): qui la particolarità è data proprio dal paesaggio, estremamente arido e desertico, con la terra bianco-grigiastra e lo sfondo secco dell’Etosha Pond sullo sfondo.

Ecco qualche informazione sui safari in Namibia nel Parco Etosha:

  • Nel parco si può entrare come privati, con la propria auto, oppure con tour organizzati.
  • Ci si può muovere solo dall’alba al tramonto, per non disturbare gli animali e non correre rischi.
  • È severamente vietato scendere dai veicoli in qualsiasi circostanza, anche per andare in bagno bisogna fermarsi in un lodge o in alcune zone apposite, recintate.
  • Ci sono alcuni lodge e camping all’interno del parco in cui è possibile fermarsi a dormire, e quasi tutti hanno una propria pozza privata illuminata anche di notte, alla quale probabilmente potrai fare splendidi avvistamenti.

Safari in Namibia in riserve private: ne vale la pena?

Oltre ai Parchi, di proprietà del governo e quindi con regole molto stringenti, ci sono anche una miriade di riserve private in cui è possibile fare safari. In questi luoghi le regole sono fatte dai proprietari, quindi solitamente è possibile anche uscire per safari notturni o dopo il tramonto, o addirittura fare uscite a piedi (solitamente accompagnati da ranger).

Ogni riserva privata ha un certo numero di animali: ci sono quelle in cui ci sono branchi di leoni, altre con i rari rinoceronti bianchi, altre hanno leopardi o ghepardi.

In alcune è consentita la caccia (ovviamente solo a orici, gazzelle e altri animali da cacciagione), in altri no.

Insomma, a seconda di quello che vuoi riuscire a vedere, considera che una riserva privata è tendenzialmente un posto in cui è più facile realizzare il tuo sogno. Scegli con cura in base ai tuoi valori e a ciò che ti aspetti di trovare, per non avere brutte sorprese o l’impressione di essere in un grande zoo.

Un’altra opportunità simile è visitare e magari dormire in uno dei tanti enti per la conservazione di questa o quest’altra specie. Esiste ad esempio il Cheeta Conservation Fund che permette di alloggiare nella riserva in cui monitorano, aiutano e cercano di reintrodurre in libertà i ghepardi.

Anche qui,e su come consideri attività del genere, ma io trovo tutte queste possibilità interessanti da valutare e importanti da conoscere prima del tuo viaggio.

Ora dovresti avere una voglia matta di partire, se ho fatto bene il mio lavoro è arrivato quindi il momento di darti gli strumenti per farlo, ecco di seguito come organizzare un viaggio in Namibia e cosa portare per fotografarla al meglio:

Attrezzatura fotografica in Namibia: cosa portare?

fotografare la namibia

Ma se la Namibia è così varia, quale attrezzatura fotografica portare?

Per noi la fotografia in viaggio è sempre stato un must, quindi ci siamo attrezzati per avere un corredo minimalista e leggero.

Abbiamo rinunciato alla grossa e pesante reflex in favore delle mirrorless, in particolare la serie Sony Alpha, e negli anni abbiamo selezionato gli obiettivi che utilizziamo più spesso così da ottenere le foto che desideriamo.

Andare in Africa però apre nuovi scenari per fotografi come noi abituati a reportage e paesaggistica…in particolare, non si può andare a fare un Safari senza un buon teleobiettivo!

Io personalmente mi sono orientata per un buon obiettivo tuttofare, anche detti “superzoom: ho acquistato un 18-300 della Tamron che, pur sacrificando un po’ di definizione e luminosità, mi garantisse di coprire tutte le focali, di poter passare velocemente da una scena all’altra, e soprattutto di non dover cambiare le lenti ed esporre il sensore in uno dei posti più polverosi della terra!

 

Considera che, nonostante non aver MAI rimosso l’obiettivo, il sensore si è sporcato tantissimo e ho dovuto pulire in post-produzione la maggior parte delle foto. Immaginati se avessi anche cambiato lente.

Detto ciò, se proprio non puoi fare a meno di avere più obiettivi per un viaggio fotografico in Namibia ti consiglio:

  • Una lente grandangolare per catturare gli incredibili paesaggi namibiani;
  • Una lente tele che sia almeno superiore a 200mm per gli incontri con gli animali, che saranno vicini ma spesso non così tanto;
  • un corpo macchina che sia piccolo e leggero, ma soprattutto resistente e tropicalizzato (in ogni caso, qui alcuni consigli per proteggere la fotocamera);
  • Un treppiede piccolo e compatto per fotografare le incredibili stellate della notte australe, con la croce del sud che si specchia nel bush;
  • Un buon binocolo, per arrivare a fotografare con gli occhi dove non arrivi con la fotocamera.

Temperature e clima in Namibia, quando andare?

namibia quando andare?

La Namibia dev’essere stupenda tutto l’anno, ma scegliere una stagione o l’altra può cambiare enormemente il viaggio in Namibia che andrai a fare e regalarti emozioni opposte.

Qual è il periodo migliore in Namibia?

Ci sono due stagioni in Namibia:

  • La stagione secca, ovvero il loro inverno, che corrisponde alla nostra estate (questo Paese si trova nell’estremo sud del continente, proprio sopra il Sud Africa);
  • e la stagione delle piogge, cioè l’estate, quando da noi è invece inverno.

La stagione migliore per andare in Namibia è il loro inverno (la nostra estate): in questo periodo le temperature sono miti, non piove quasi mai, c’è poca acqua in giro quindi è più facile avvistare gli animali. 

E poi, aspetto da non sottovalutare per noi fotografi, è possibile fotografare tramonti e albe incredibili a orari comodi, senza alzatacce o cene a ore impossibili. 

Ciò non significa che non si possa andare in Namibia d’estate (il nostro inverno): visiterai una Namibia completamente diversa, ricca d’acqua, con l’erba verde (dicembre-gennaio) o le piante in fiore (ottobre-novembre), in cui i colori già incredibili di terra e cielo sono resi ancora più magici dal sole che filtra tra le nuvole temporalesche.

Però visitare la Namibia nella stagione delle piogge estiva significa anche avere temperature torride, grande umidità, e soprattutto necessità di adattamento al mutare delle condizioni climatiche: poiché la maggior parte delle strade sono sterrati, anche se tenuti bene come autostrade, quando piove tanto possono diventare letteralmente fiumi.

Posso andare in Namibia ad agosto?

Agosto è il periodo ideale dal punto di vista climatico per visitare la Namibia: corrisponde al periodo più freddo in questo Paese, ma questo non significa che sia spiacevole, anzi!

La notte ci saranno pochi gradi, potrebbe addirittura scendere di poco sotto lo zero, per cui vestiti stratificati e pesanti. Ma durante il giorno la temperatura oscilla tra dei piacevolissimi 25-30 gradi, a seconda delle zone.

Il problema è che, essendo alta stagione turistica e corrispondendo al periodo di vacanze per la maggior parte del mondo, troverai tantissimi turisti ovunque, prezzi leggermente più alti, e dovrai prenotare le strutture in cui dormire con largo anticipo per non rischiare di non trovare posto.

Vacanze in Namibia, quanti giorni?

namibia quanti giorni?

Veniamo alla nota dolente: non importa quanti giorni hai deciso di dedicare alla Namibia. NON BASTANO!

Hai una settimana in Namibia? Troppo poco. Due? Mmm, comunque non riuscirai a fare tutto. Un mese? Nemmeno questo sarà sufficiente, vedrai!

Scherzi a parte, il tema è duplice:

  • La Namibia è enorme, oltre 800.000km2, quasi 3 volte l’Italia;
  • La Namibia è tutta bella. Il nord è famoso per le popolazioni che vivono ancora vicine al loro stato originale e per il bellissimo parco Etosha, immancabile per un safari. In centro c’è la capitale, Windhoek, e le città più famose sulla costa come Swakopmund. Andando verso sud si incontra il deserto più spettacolare e gli animali più particolari, nell’estremo sud ci sono addirittura i pinguini.

Il tempo non basta mai per riuscire a fare e vedere tutto in un posto del genere, probabilmente non basterebbe nemmeno viverci anni.

Se è la tua prima volta in Namibia e hai almeno 10 giorni/2 settimane a disposizione, ti consiglio di programmare un viaggio che comprenda la parte centro-nord del Paese.

In questo modo riuscirai a vedere i principali luoghi di cui ti parlo in questo articolo, senza sacrificare troppo. Certo, a patto di essere disposto a farti 4-5 ore al giorno di macchina, prevalentemente su strade sterrate.

Se ciò che cerchi invece è un viaggio rilassato, ti consiglio di leggere e vedere le foto dei posti di cui ti parlo qui, e poi decidere se concentrarti solo sull’area del centro-nord (parco Etosha e Safari) o su quella al centro-sud (città e deserto).

Namibia: viaggio organizzato o in autonomia?

namibia viaggio organizzato

Infine, qualche considerazione sulla grande scelta: Namibia con viaggio organizzato o in autonomia?

Diciamo che, qualunque sia l’opzione scelta, non ci sono molte alternative al noleggio della macchina in Namibia: i trasporti pubblici sono scarsi e poco affidabili.

Inoltre guidare lungo migliaia e migliaia di chilometri di sterrato namibiano è parte del viaggio in sé: aiuta a comprendere le dimensioni di questo Paese, la sua varietà, le differenze.

Significa perdersi in un magnifico nulla pieno di tutto, che prima somiglia alla macchia mediterranea, poi alla Monument Valley e ai parchi dell’Ovest, e poi pian piano diventa sempre più deserto.

La domanda, a questo punto, è: chi guiderà la macchina e si occuperà di tutta l’organizzazione?

Personalmente sono felice di aver fatto un viaggio organizzato, e di aver avuto una guida locale molto competente che mi ha aiutata a scoprire le meraviglie del posto, e soprattutto a capirle. 

Sono contenta di non aver dovuto guidare per svariate ore al giorno su sterrato (o sabbia, a volte) e di non aver dovuto decidere dove dormire ogni notte. 

Insomma, per il tipo di viaggio che volevo fare nella mia prima volta in Namibia, sono felice della scelta fatta.

Detto ciò, non vedo l’ora di tornarci, magari la prossima volta in autonomia, per provare il brivido della guida sulle “autostrade” namibiane, dormire nei campeggi, magari sul tetto della mia macchina, e avere la piena e totale libertà di decidere tempi e itinerari.

Penso che organizzare un viaggio in autonomia e self-drive in Namibia sia alla portata di chiunque abbia un po’ di esperienza in organizzazione di viaggi avventurosi, e sia disposto a una vacanza un po’ più faticosa e stressante per godere di quel tipo di libertà.

Viaggio self-drive in Namibia: considerazioni utili

zebra namibia

Un paio di considerazioni che dovresti conoscere, però, se vuoi organizzare un viaggio self-drive in Namibia:

  • In Namibia non solo si guida quasi sempre su sterrato, o addirittura su sabbia, ma si guida anche a sinistra, dal lato della carreggiata opposto al nostro in Italia insomma. Questo non è un gran problema, perché per la maggior parte del tempo non incontrerai altre macchine, ma può essere fonte di confusione quando succede, e potenzialmente pericoloso.
  • Noleggia una macchina buona, non lesinare su questo: personalmente non rinuncerei al 4×4 per questioni di sicurezza e di comfort, ma ho visto anche macchine 2×4 in giro. Quasi sempre nei posti famosi in cui serve il 4×4 ci sono parcheggi per le auto e navette per arrivare a destinazione.
  • A questo indirizzo si trova una lista di autonoleggi in Namibia: https://www.natron.net/autose.htm e a quest’altro quella con i camping e resort nei parchi: https://www.nwr.com.na/
  • La lingua inglese è parlata ovunque, così come il tedesco.
  • Il cambio è molto conveniente, ma la benzina costa cara, almeno per gli standard locali, così come tutte le destinazioni turistici e hotel/ristoranti/lodge.
  • Molti aspetti culturali non sono facili da comprendere senza una guida esperta, ad esempio io non sarei mai andata in un villaggio Himba senza il contesto in cui è stato inserito dal nostro accompagnatore, non mi sarei sentita a mio agio.
  • Anche se decidi di andare in Namibia in self-drive, magari con la tenda sul tetto o con un camper, non potrai campeggiare dove vuoi perché il campeggio libero è formalmente vietato. Dico formalmente perché il Paese è talmente grande e la popolazione talmente poca che non vedo chi possa scoprirti se lo facessi, ma vista la presenza di animali selvaggi, e potenzialmente anche di malintenzionati come ovunque nel mondo, bisogna fare molta attenzione.
  • La disparità e la povertà sono dilaganti come nel resto dell’Africa. La maggior parte della popolazione vive in modo dignitoso e sono molto fieri, e la criminalità nella maggior parte dei luoghi turistici è contenuta, ma bisogna sempre mettere in conto di essere visti come “portafogli con le gambe”, di ricevere attenzioni che possono risultare fastidiose, etc. Io ho sempre trovato persone dolci che, anche se insistenti, non mi hanno mai infastidito, bastava trattarle con umanità e sempre con un sorriso caldo.

Cosa ne pensi? Spero di averti fatto venire voglia di fare un viaggio in Namibia e di averti emozionato un po’ con le mie parole e le mie foto.

Fammi sapere cosa ti è piaciuto di più o cosa sogni maggiormente di fare qui sotto nei commenti!

Un abbraccio,
Ilaria

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Last Updated on Agosto 6, 2022 by Ilaria Cazziol

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