Trolltunga: Il trekking più bello della Norvegia

Trolltunga Trekking

Trolltunga è il definito il trekking più bello della Norvegia, ma cosa rende questo trekking così famoso e noto? Il trekking di Trolltunga termina con una meravigliosa lingua di roccia che si affaccia su uno dei laghi più belli della Norvegia ed è proprio questo il fattore che conferisce a questo trekking un valore unico nel suo genere.

Il trekking di Trolltunga è diventato popolarissimo negli ultimi anni, pensa che nel 2010 erano circa 800 quelli che portavano a termine questa camminata, adesso sono circa 80.000 le persone che ogni anno si muovo su questa terra di fiordi incantati con la speranza di realizzare il sogno di vedere la famosa lingua di roccia.

Se vuoi visitare Trolltunga, qui troverai tutte le informazioni e consigli di cui hai bisogno. Mentre se sei curioso di sapere come è stata la nostra esperienza, continua purea leggere questo racconto di viaggio.

Trekking di Trolltunga: racconto di viaggio.

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La scoperta di Trolltunga:

Ero seduto al tavolo di un ridente locale Milanese, cercavo di assaporare un hamburger troppo caro per i miei gusti, il vociferare del tavolo rendeva tutte le voce uguali, ma la mia attenzione si stava per volgere su una amica svedese ex coinqulina delle mia ragazza a non più di un metro da me.

La nostra conversazione ha avuto inizio con le banali frase fatte ed è proseguita normalmente, questo fino quando curioso, le dico che mi piacerebbe molto visitare la Svezia o la Norvegia, mi sembrano delle terre ricche di bellezze e di natura, proprio un binomio che amo.

Lei a quel punto tira fuori il cellulare, digita convulsamente delle parole incomprensibili fino a quando non le appaiono di fronte delle immagini a me ancora indefinite, la ragazza cerca tra le foto e finalmente ne seleziona una, la quale mi viene mostrata pochi secondi dopo. Ed eccola li, il mio sguardo si era appena fuso con quella lingua di roccia che riesce a trasudare emozioni persino da quel piccolo e timido schermo da quattro pollici, stavo osservando Trolltunga per la prima volta. Non perdo altro tempo e mi appunto il nome di quel luogo incantato, riassorbo i miei pensieri di una avventura in quei fiordi magici e ritorno con la mente nel mondo che mi circonda.

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Qualche giorno dopo, non mi restava che fare i conti con la realtà, Trolltunga mi aveva stregato, dovevo visitare quel luogo. D’altronde la Norvegia permette di campeggiare liberamente, cosa che mi avrebbe permesso di ridurre drasticamente i costi del mio viaggio altrimenti proibitivi. Ed è così che ho acquistato insieme alla mia dolce metà un biglietto per Oslo, il richiamo di Trolltunga aveva avuto la meglio su di noi.

Il trekking Di Trolltunga: partenza

Ho impacchettato velocemente tutto quello che avrei ritenuto necessario nel mio zaino da 60LT, mentre Ilaria aveva tutto dentro il suo piccolo 40lt. Ci carichiamo di quei 20 kg sulle spalle e partiamo alla volta dell’aeroporto, tutto fila liscio ed in qualche ora ci troviamo catapultati ad Oslo la capitale Norvegese. Il clima pungente non ci fa rimpiangere di aver portato con noi i vestiti invernali, sta di fatto che Oslo avrebbe dovuto aspettare, tra i nostri piani avremmo prima vistato Bergen, una ridente cittadina del nord e poi avremmo proseguito il nostro viaggio verso Odda, il paesino dal quale è obbligatoria la partenza per il trekking di Trolltunga.

Qualche giorno dopo, arrivati ad Odda decidiamo di appoggiarci ad un campeggio della zona, un posticino veramente carino e spartano in riva ad un meraviglioso lago, proprio un bel posto per apprezzare le meraviglie naturalistiche Norvegesi e prepararci all cammino per Trolltunga.

Per arrivare a Trolltunga ci si prospetta un trekking di circa otto ore andata e ritorno, ma noi abbiamo deciso di passare una notte fuori in tenda, così ci saremmo potuti concedere il lusso di ammirare un tramonto e un’alba in quel meraviglioso paesaggio Norvegese.

Partiamo di primo pomeriggio, oltre a noi due si è unita al viaggio una ragazza Russa, la credevo impreparata inizialmente, ma mi sarei dovuto ricredere di li a breve. Iniziamo il trekking di Trolltunga carichi di aspettative, ci avevano messo in guardia che i primi mille metri erano i più duri, infatti la prima ora di marcia è composta quasi esclusivamente da scalini di pietre posati da sherpa Nepalesi ormai espertissimi nella costruzione di sentieri in alta montagna. Durante la nostra salita, rallentata a causa del peso sulle spalle, ci capita frequentemente di incontrare altri turisti che sono intenti a proseguire il percorso verso la via del ritorno, era un sollievo sapere che a breve tutte quelle persone se ne sarebbero andate, lasciandoci così quel luogo magico tutto per noi, quella confusione in un luogo così bello iniziava già a nausearmi.

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Durante le prime ora di trekking, in uno dei tanti tratti attrezzati con corde per agevolare la salita, mi giro per verificare se le mie compagne di viaggio proseguono bene la loro estenuante camminata, quando vedo Sam, la modella Russa con la sigaretta in bocca e con entrambe mani impegnate a risalire lungo la corda, non avrei mai pensato che un essere umano potesse fumare mentre affronta un dislivello così impegnativo e per giunta con le mani occupate, ma evidentemente mi sbagliavo.  Così proseguiamo la nostra camminata per numerose ore circondati da un paesaggio da fare invidia a quello del signore degli anelli.

Ogni tanto siamo accompagnati dalla pioggia che risuona timidamente al contatto con i nostri ponchi mentre in altri momenti ci godiamo sprazzi di sole che illuminano e scaldano la nostra pelle. Il paesaggio è quello tipico da cartolina Norvegese, roccia e verde a perdita d’occhio, laghi, ruscelli e fiordi sono come macchie appositamente dipinte su una tela di terra già ricca di paesaggi. Ogni tanto non manca di vedere qualche cumulo di ghiaccio che ancora sta lottando con il sole per la proprio sopravvivenza, dovrà resistere ancora qualche mese per l’arrivo dell’inverno.

Con questo paesaggio che ci fa da sottofondo avanziamo e continuiamo a prendere quota mentre la calca di persone si dirigono verso casa in direzione opposta alla nostra, questo sfollamento va sempre di più diradandosi fino quando siamo rimasti praticamente soli nella terra dei fiordi, ora mi è possibile ammirare ed apprezzare la natura senza il caos di quella fiumana di gente che affollava questa terra.

Dopo circa quattro ora di marcia e con nove chilometri percorsi, decidiamo di accamparci. Avremmo speso la notte affacciati su uno stupendo lago blu, il colore magico che solo quell’acqua a basse temperature sa conferire. E’ così che ci affrettiamo a montare la tenda e indossare panni asciutti ed invernali, i cinque gradi della sera si fanno sentire, ma noi ci stiamo godendo gli ultimi raggi di uno sole morente che conferiscono a quel luogo colori magici e pieni di vita, dopo di che saremo accompagnati dalle tenebre, ma le nostre tende saranno un ottimo rifugio per rimediare al freddo della ostile notte Norvegese.

E’ così che dopo un bel pasto ed un the caldo, ci corichiamo dentro i nostri sacchi a pelo dove il sovente calore del sacco ci aiuterà a combattere i quattro gradi della notte, la nostra compagna di viaggio Sam che aveva piantato la tenda a qualche metro da noi non sembra essere molto preparata al freddo, il suo sacco a pelo piccolo è leggero e non riesce a far fronte alle fredde temperature, tanto da costringerla a fare ricorso alla coperta isolante, uno strato di alluminio che è in grado tenere il corpo caldo, ma nonostante questo sono sicuro che non avrà passato una bella nottata.

Il trekking di Trolltunga giorno due:

Il secondo giorno ci alziamo quando già il sole inizia timido la sua azione riscaldante. Ci concediamo un altro thè caldo per aiutarci a combattere il freddo e decidiamo di lasciare le tende lì, le avremmo usate come campo base dove lasciare il peso in eccesso così da raggiungere Trolltunga più velocemente, avremmo poi recuperato tutto al nostro ritorno. E così che partiamo, scarichi di peso e carichi di entusiasmo, continuiamo la nostra camminata all’interno di quel paesaggio lunare quando finalmente dopo circa un’oretta arriviamo alla tanto ambita meta, erano circa le sette e trenta di mattina e c’erano solo otto persone lì intorno, tutta gente che come noi aveva deciso di campeggiare lungo la via di Trolltunga.

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Mi siedo ad osservare la situazione, baciato dal sole tutto sembra essere perfetto, il cielo limpido permette la visione su tutto il fiordo e la tanto ambita lingua di roccia conferisce all’ambiente quel tocco magico e unico che solo Trolltunga possiede. Dopo le classiche foto di rito, decidiamo di rimanere lì per qualche ora così da assorbire la bellezza del luogo, ma già verso le nove di mattina la zona risulta essere troppo affollata, quasi fosse un pellegrinaggio alla mecca. Si iniziano a vedere persone costrette a fare almeno mezz’ora di fila per godersi qualche minuto in solitaria sulla lingua di roccia, questo mi fa gioire della scelta che abbiamo fatto di dormire in tenda, altrimenti sarebbe stata un’esperienza al limite del sopportabile. Decidiamo di alzare i tacchi e lasciamo tutti quei turisti a fare i conti con il sole cocente e la ressa che ormai ha tolto tutta la magia di luogo, recuperiamo le tende e ripercorriamo indietro tutto il percorso fatto il giorno prima, scendendo incontriamo la solita carovana di gente, non sanno quello che gli aspetta, la bellezza di un luogo così magico ormai invaso dal turismo di massa.

Qualche immagine di Trolltunga

 

Se vuoi condividere questo magnifico luogo con i tuoi amici puoi farlo con gli appositi pulsanti per i social. Te ne saremo grati.

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