Cos’è la Transiberiana: un sogno su rotaie

transiberiana sogno romantico

La transiberiana non è un semplice viaggio in treno. È un viaggio quasi spirituale.

È un tuffo dentro se stessi, dentro le profondità dell’animo umano. Un continuo rincorrersi di pensieri, sonnellini, cibo e sorrisi, con lo sfondo del mondo che rotola fuori dal finestrino.

La transiberiana è un esercizio di meditazione.

È svegliarsi alle prime luci dell’alba per godere del paesaggio che si tinge di rosa, e ricadere dolcemente nell’oblio cullati dal rollio del treno. È veder svanire il confine tra il sonno e la veglia, passare in modo morbido dall’uno all’altra senza sentirsi in colpa né dispiaciuti.

transiberiana finestrino ristorante

È viaggiare nel tempo oltre che nello spazio.

È salire sul treno sapendo che ti attendono 3 giorni pieni sulle rotaie, e chiederti come farai a passare le giornate. È svegliarti con la sensazione che siano passate 3 ore, e scoprire che stai per arrivare.

È la sensazione unica di attraversare fusi orari via terra, di guardare l’orologio e d’improvviso…sei un’ora avanti. E poi indietro. E poi di nuovo avanti…ma come è possibile?! Be’, lo è! La transiberiana è anche scoprire che le time zones non sono linee nette!

La transiberiana è scendere dal treno in una stazione dimenticata da Dio nel mezzo della Siberia; è sentire la terra muoversi sotto i piedi e non vedere l’ora di risalire nel morbido torpore del treno, per farlo smettere.

È odore di pesce essiccato, di cavoli, e di quel detersivo dolciastro che utilizzano le provodnitse per pulire i pavimenti. È stare in maglietta e pantaloncini quando fuori c’è la neve, e seguire la traiettoria del sole nel cielo mentre le rotaie si snodano attraverso boschi di pini degli urali e betulle, chilometro dopo chilometro.

È giocare a carte senza una lingua in comune.

Conversare con un nuovo amico a gesti, con il flebile aiuto di Google Traduttore, che forse fa più danni che altro.

È scoprire che esiste un linguaggio universale, più antico e forte di tutti gli altri, che trascende luogo, età e razza. Una lingua potente, che sulla transiberiana usi per tutto: per spiegare alla provodnista che no, non stai bevendo alcool di nascosto nella tua cabina; per acquistare cibo di dubbia provenienza alle stazioni; per fare amicizia con russi armati di vodka nel vagone ristorante.

tazze transiberiana

La transiberiana è scoprire che il rollio del treno concilia il sonno; riesce persino a scavalcare il russare insistente del vicino.

È leggere, leggere come se non ci fosse un domani, leggere come se il tempo non esistesse e non si dovesse mai arrivare. Leggere finché non cadono le palpebre, e dormire.

Dormire come se non ci si dovesse mai svegliare, anche se ogni tanto un colpo di coda del treno ci ricorda che siamo su una lattina sparata in mezzo alla tundra siberiana.

E poi svegliarsi con l’odore di noodles liofilizzati e tè caldo nelle narici, che è ora dell’aperitivo.

La transiberiana è smettere di contare i chilometri e i fusi orari.

Una stazione dopo l’altra, imparare a leggere il russo grazie alle grosse scritte sui tetti.

È attendere la sosta da 15 minuti per quell’agognata sigaretta, un momento sociale dove l’intero treno scende a terra: tutti insieme ci si ritrova a sbuffare nuvolette davanti al freddo, tutti insieme, senza distinzioni; prima, seconda e terza classe, un’unica colorata realtà.

È gente che scende in infradito quando ci sono -12, accanto a chi è vestito come se dovesse dar la caccia agli orsi polari.

È la provodnitsa che accende l’aspirapolvere alle ore più improbabili, e che ti urla dietro se fai qualcosa di sbagliato (ma tu non hai la minima idea di cosa sia). È sempre lei, che con il suo fare burbero sembra ti voglia cacciare dal treno, ma alla fine sorride sotto i baffi quando ti vede scendere alle stazioni più disperse, armato di macchina fotografica e felice come un bambino.

La transiberiana è quasi 10.000km di niente e di tutto.

Di ore e ore passate a guardare fuori dal finestrino, incantati dal paesaggio sempre uguale e sempre diverso che scorre oltre il vetro.

Stazione russa transiberiana

È contare i pini degli urali e le betulle che si alternano a 160 km/h, i tronchi marroni, bianchi e neri che si mischiano in un caleidoscopio di natura. È cercare di fare una foto a quel paesino siberiano con le casette di legno dalle imposte colorate, o al fiume che vi scorre sotto…ma ora che tiri fuori la macchina fotografica, è già sparito. Inghiottito dallo spazio e dal tempo dilatato, insieme a tutto ciò che è ormai passato oltre il vetro.

È vedere il paesaggio cambiare insieme alle facce. È scorrere alla stessa velocità tra luoghi, fusi orari e razze.

È vedere che i russi si trasformano lentamente, lasciano il biondo e gli occhi azzurri da qualche parte verso Novosibirsk e diventano incredibilmente asiatici nel giro di pochi chilometri. Non riesci più a riconoscerli, sono mongoli, sono cinesi, sono coreani. No, siamo semplicemente tutti uguali.

La transiberiana è correre accanto al mare e renderti conto che è un lago.

Un lago su cui d’inverno puoi camminare, ballare, saltare, pattinare. Ti puoi specchiare sulla sua superficie ghiacciata e aver la sensazione di vedere tutti i 1600 metri di fondo sotto di te. Un pavimento di marmo blu e bianco, freddo come la morte e bello come la vita.

La transiberiana è un sogno antico, il modo più ancestrale di muoversi, lentamente, su rotaie.

È il fascino lento del treno, i suoni all’arrivo nelle stazioni, il fischio prima della partenza.

È vedere con i tuoi occhi ogni piccolo Paese sperduto tra le betulle, invece di passarci sopra in volo. È avere la sensazione di essere il primo essere umano non russo a mettere piede su questa terra remota.

È cercare di ordinare un pasto senza parlare una parola di russo, e trovarti a mangiare salsiccia per colazione e pesce essiccato come dolce.

È il nervoso che ti fanno venire i locali quando ti rispondono implacabili in russo, come se tu a un certo punto potessi metterti a capirli…

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Dopo la nostra esperienza in autonomia sulla Transiberiana/Transmongolica, una cosa che ci veniva detta molto spesso era:

“Figo, vorrei farla anche io ma costa troppo”. Oppure: “non saprei come organizzarla e le agenzie mi chiedono troppo”.

Questa guida è nata esattamente per questo. Abbiamo deciso di rendere la Transiberiana/Transmongolica alla portata di tutti. Grazie alla guida potrai organizzarti il tuo viaggio in completa autonomia, senza perdere giornate se non settimane a fare lunghe ricerche, oppure spendendo una montagna di soldi in agenzia. Grazie a questa guida sarai in grado di organizzarti la Transiberiana/Transmongolica spendendo pochissimo ed evitando tutti i tranelli che si incontrano quando si organizza un viaggio di questo tipo.

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È il senso di potenza e di forza che ti dà tornare sul treno stringendo tra le mani la tua preda, conquistata a suon di Google Traduttore e gesti: un bel panino con salame. Almeno finché non scopri che….oh no, è aringa!

È la faccia felice dei russi quando dici che sei italiano, e il loro desiderio incontenibile di riempirti di vodka fino alle orecchie per festeggiare. È la loro espressione sorpresa quando gli dici che sei qui per turismo, e la risata fragorosa in cui scoppiano se addirittura ti spingi fino a Vladivostok.

russi transiberiana bevono vodka

La transiberiana non è un viaggio per tutti.

È un viaggio lento, estenuante, faticoso.

È un viaggio in cui la privacy si annulla, e l’igiene personale diventa qualcosa di labile.

Uno in cui capire è difficile e farsi capire ancora di più.

La transiberiana è l’emozione di dare un volto ai chilometri, una voce al tempo, un’identità allo spazio.

È la gioia di salire su un treno e il dispiacere di scendervi.

È percorrere più di 9.000km su rotaie, passare da un continente a un altro, attraversare letteralmente il mondo in treno.

È il viaggio più romantico e affascinante che si possa fare, se si ha il coraggio di affrontarlo e la pazienza di viverlo.

 

Cosa ne pensi? Vorresti vivere anche tu questa emozione?

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