Girare il mondo in barca a vela è facile, il ritorno è la vera sfida – Elena

In questo nuovo podcast, con la squillante vocina di Ilaria a tessere le fila della storia di un viaggiatore solo andata, abbiamo parlato con una persona molto interessante: lei si chiama Elena Sacco, e ha girato il mondo in barca a vela. Con due figli. Di cui uno appena nato!

Ma se pensate che sia questa la grande sfida di Elena, vi sbagliate: la parte più difficile e interessante, quella di cui parla anche nel suo bellissimo libro, Siamo Liberi, è il ritorno.

 

 

Avevano già programmato il loro grande “mollo tutto e parto in barca a vela”, ma durante il viaggio di prova prima della partenza Elena si è accorta che l’equipaggio si stava per allargare: era incinta.

Così la ciurma del Viking, la loro barca a vela, alla partenza era composta da Elena, suo marito, una bambina di 7 anni e…uno di due settimane!

 

Come hanno deciso di girare il mondo in barca a vela?

Avevano già una barchetta a vela che era il loro “sfogatoio”, e rappresentava il mezzo ideale per poter passare da un posto all’altro in un concetto di viaggio da sogno, paradisiaco. In più è un mezzo estremamente economico se la usi per viverci.

“Un po’ sono io che avevo bisogno di cambiare vita, un po’ però mi ci ha portato la vita stessa, ricordandomi quanto fosse delicata e appena un filo la vita stessa”.

Avevano un’agenzia di comunicazione, una casa di proprietà, etc. Vendendo o comunque recuperando i propri risparmi si sono potuti permettere sia di comprare la loro barca di seconda mano, un 12 metri molto sicuro e solido, e di partire.

“Abbiamo fatto una sorta di business plan del viaggio: con i risparmi che avevamo sapevamo di dover stare entro un certo budget. E ci siamo riusciti, mantenendo una vita estremamente semplice, evitando i porti, e facendo da noi le manutenzioni e i lavoretti!”.

Dovevano essere 3 anni…e sono diventati 7!

 

Come si viaggia con un neonato su un mezzo come la barca a vela? 

Le difficoltà pratiche le ho risolte come una vera manager, a colpi di fogli Excel e organizzazione, in particolare quelle relative agli studi di mia figlia: mi sono dovuta arrangiare e imparare i precetti dell’home-schooling, anche dai punti di vista burocratici e pratici”.

Per le esigenze sociali dei bambini ha dato una grossa mano il fatto di incontrare tanti francesi: sono infatti un popolo che va tantissimo per mare, ottengono addirittura degli incentivi per viaggi del genere con i figli, per cui non è inusuale trovare intere flottiglie di barche francesi con bambini in cui si fa a turno per tutte le esigenze di babysitting e scolarizzazione della ciurma.

Indubbiamente non è stato facile, né per i genitori né per i bambini, ma nel podcast con Elena parliamo proprio di come ora, con il senno di poi, questa esperienza abbia influito sui suoi figli (che oggi hanno circa 30 e 23 anni).

Ascoltalo per sapere come questi bambini speciali sono cresciuti dopo questo viaggio.

 

 

E il ritorno? Perché mai si vorrebbe tornare dal paradiso?

Sul tema del viaggio ci sono tantissimi libri, ed è per questo che io non ho scritto un libro di viaggio: ho scritto un libro di filosofia, sul tema del cambiamento e del ritorno.

Il fatto è che io ero sì in Paradiso, in tutti i sensi, ma seppur le mete che avevamo visitato fossero meravigliose, io sentivo la mancanza della mia Milano. Di quel posto in cui mi ero sentita davvero io, davvero a casa, davvero me stessa. Anche le cose che avevo a casa, che finalmente da lontano, senza lo stress, riuscivo a vedere senza la mentalità del “criceto nella ruota“, mi mancavano. Il viaggio mi aveva già dato tutto, avevo imparato quello che c’era da sapere.

Consiglio a tutti un anno sabbatico, specialmente con i figli. Perché è davvero un’esperienza illuminante, che ti cambia profondamente come persona e come famiglia. Capisci a un certo punto che tu puoi essere felice, ma non esiste un luogo felice“.

 

Il ritorno è stato difficilissimo, molto più difficile che partire. Perché tornare dopo 7 anni significa arrivare in un posto nuovo, diverso, non lo stesso che si pensava. Sia Elena sia i bambini hanno dovuto affrontare il senso di smarrimento di un simile rientro.

Si impara a navigare a terra, e allo stesso modo io se non fossi partita e non avessi già affrontato quella prima volta il cambiamento totale, non sarei riuscita ad affrontarlo una seconda volta. Ho davvero imparato la resilienza, nel senso più profondo del termine”.

I suoi figli riconoscono di avere un atteggiamento molto diverso dai coetanei che non hanno vissuto la loro esperienza: sono abituati a pensare con la propria testa, a non farsi influenzare dalle mode e dai pensieri degli altri, perché per loro è sempre stato normale farlo.

 

Nella bellissima intervista Elena ci ha detto tante cose su come hanno vissuto i suoi figli tutto questo, e lei stessa. Su come si riesca a viaggiare con bambini, quali siano le criticità della barca a vela, come affrontare la partenza e soprattutto il ritorno, etc.

Ascoltala e non perderti questa puntata davvero interessante!

 

 

Risorse consigliate:

Tutti i libri di Bernard Moitessier, che sono libri di vela, di vita, di filosofia, di genitorialità…

Il libro di Elena, “Siamo Liberi”

 

Dove trovare Elena:

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