La corsa del criceto: guadagni per spendere i soldi nel lavoro

ruota del criceto guadagnare per lavorare

Voglio farti una semplice, innocente domanda:

perché fai il lavoro che fai?

Sì esatto. Be’, non mi rispondere “perché devo farlo”, dato che ovviamente non è questo che intendo. Prova a pensarci un attimo, a trovare dentro di te una risposta. Dovrebbero essercene tante, no? In fondo il lavoro è l’attività in cui passi la maggior parte della tua vita, se ci pensi. Dovrebbe essere una motivazione importante quella che ci spinge a farlo.

Le risposte potrebbero essere “perché mi appassiona quello che faccio, perché credo nella realtà per cui lavoro, perché mi piace l’ambiente lavorativo” o qualunque altra.

Non vuol dire che il tuo sia il lavoro più bello del mondo, che non ci siano alti e bassi…tutti ne hanno! Ma dovrebbe esserci una risposta, almeno una, che contempli il sentirti realizzato per qualche motivo. 

È così? Ottimo! Ma se invece, arrivato a leggere fin qui, ancora non sei riuscito a trovare una motivazione convincente, allora dovresti andare avanti a leggere. 

 

Fammi indovinare: la prima, più pratica risposta che trovi è “perché mi servono i soldi per vivere”.

Certo, è elementare: senza soldi non si vive, non ci si può permettere il cibo né un tetto sulla testa, e nemmeno molte delle cose che ci piace fare. Tutti dobbiamo guadagnare dei soldi.

Ma la verità è che nella maggior parte dei casi la situazione è molto più patologica di quanto sembri. Perché i soldi che ci sembra di guadagnare per vivere, in realtà li guadagniamo in gran parte…per lavorare.

No, non ho scritto male, è quello che intendo: lavori per avere più soldi, che poi però spendi in cose legate al lavoro o, anche peggio e più subdolo, li spendi in modo maggiore proprio perché sei legato al lavoro.

È una metafora vecchia come il mondo, perciò scusami se suona scontata, ma hai presente il criceto nella sua gabbietta? Piena di gingilli di plastica colorata, di giochini, della sua fontanella da cui va ad abbeverarsi, e poi c’è lei…la ruota!! Bellissima la ruota, corre e corre, e gli sembra di andare così lontano…ma è sempre lì.

Non voglio spaventarti né fare la moralista, davvero. Proverò semplicemente a raccontarti come mi sono resa conto io di questa cosa, e del perché forse è ora che te ne accorga anche tu.

criceti in gabbia

Ma quanti soldi spendi per lavorare?

Era ormai più di 3 anni fa, e lavoravo per un’agenzia di comunicazione di Milano. Già l’idea di fare un viaggio di sola andata alla ricerca di un modo diverso di vivere e lavorare era in cantiere, avevamo anche un’ipotetica data. Solo che…servivano i soldi.

Avevamo intenzione di lavorare in viaggio, cercando di diventare nomadi digitali, ma nessuna garanzia di successo.

Per cui, per non rischiare di tornare a casa dopo un mese chiamando i genitori in lacrime dall’altra parte del mondo, dovevamo mettere via un gruzzoletto, una sorta di “fondo viaggio” che potesse supportarci almeno per alcuni mesi senza doverci preoccupare.

E ovviamente, per un eventuale ritorno e qualche mese di assestamento in Italia alla ricerca di una soluzione alternativa, in caso fosse andato tutto molto male.

 

(Ti do un’anticipazione. Non è servito  abbiamo iniziato a viaggiare e lavorare online e scoperto cose che non avremmo mai nemmeno potuto immaginare, cose che abbiamo raccolto nel nostro ebook su come viaggiare a lungo termine).

 

Insomma, avevo bisogno di mettere via dei soldi. Un aumento era fuori questione, quindi potevo solo risparmiarne di più da quelli che guadagnavo. Del come ho messo via i soldi per il viaggio ho scritto all’epoca questo articolo, che ti consiglio di leggere. Ma la questione oggi non è come ho fatto, ma ciò che ho capito facendolo.

Per riuscirci, come ho scritto, avevo bisogno di tenere sotto controllo le mie spese.

Di capire come facevano i soldi a sfuggire a velocità supersonica dal mio portafogli, senza nemmeno che me ne accorgessi.

E per farlo ho scaricato un’app di controllo delle finanze: nulla di trascendentale, uno strumento dove inserire manualmente entrate e uscite, che con una grafica carina mi mostrasse chi era il misterioso ladro che ogni mese mi derubava senza pietà di quasi tutto il mio stipendio!

Bene, la cosa che ho scoperto, e che mi ha sconvolto e cambiato completamente percezione sull’esistenza è che…il ladro era il mio lavoro.

 

C’erano tante spese di cui indubbiamente avrei potuto fare a meno, come le sigarette (la cui voce di costo ho ridotto enormemente passando al tabacco da rollare), lo shopping che quasi ogni weekend mi concedevo da Zara e simili, le cene fuori, il cinema, le attività per passare il tempo con gli amici, etc. Ma mi piacevano, e quindi va bene così! Ognuno spende i propri soldi come vuole, e lungi da me stare qui a giudicare come lo fai tu. 

Però io volevo capire quali erano le spese diciamo “inutili”, evitabili o comunque riducibile, ed era chiaro che no, non erano queste il misterioso ladro.

No…le spese che veramente mi fregavano un sacco di soldi erano quelle che sostenevo PER LAVORARE! O per motivi legati al lavoro!

 

L’abbonamento della metropolitana, che non avrei dovuto pagare se non fosse stato necessario attraversare la città ogni mattina. I caffè, che erano un rito di passaggio per tirare fino alla fine della giornata, nonché l’attività tipica (insieme alla sigaretta) per due chiacchiere con i colleghi. I pranzi fuori in pieno centro a Milano, che pur cercando di contenerli erano almeno 5/10 euro al giorno. E poi gli infiniti aperitivi post-lavoro, per liberarci della giornata appena trascorsa e svagarci un po’, soldi che letteralmente…mi bevevo

Non ho nessun problema con gli aperitivi, anzi, li adoro, ma…quando i cocktail cominciano a diventare 3, 5, 7…10?? Allora forse non è svago quello che cerchiamo, ma annebbiamento? Annegare nel bisogno di non pensare la negatività delle nostre giornate? Qui sì che le cose si fanno morbose. E costose… 

 

Ma poi, ancora di più, altre cose più subdole, perché a prima vista non ti sembrano così legate.

Il fatto che il venerdì e il sabato sera si dovessero poi spendere centinaia di euro in cibo e alcool, perché hai solo due sere a settimana in cui puoi fare quello che vuoi senza il pensiero della sveglia presto, e quindi non puoi sprecarle facendo qualcosa di morigerato. 

Lo shopping, perché non importa quanto il mio armadio straripasse di vestiti, ogni mattina tutto ciò che riuscivo a pensare era “oddio mi vesto sempre uguale al lavoro, non ho abbastanza vestiti!“.

La spesa, che facevo sempre nel supermercato vicino a casa sulla via del ritorno dal lavoro, in cui mi trascinavo con le ultime forze nonostante sapessi fosse tutto più costoso, facendo incetta di prodotti semi-pronti dal costo triplo rispetto alle materie prime.

strada affollata

Ma c’è di più: prova a pensare ai weekend, alle ferie, alle feste comandate. Sono le stesse per tutti.

60 milioni di persone in Italia che, negli stessi due giorni a settimana, devono fare cose per svagarsi perché nei restanti 5 sono legate dal proprio lavoro.

E, ovviamente, i prezzi salgono di conseguenza: qualsiasi cosa è più cara nel weekend.

Una mostra, il cinema, i costi degli alberghi. Ma anche la benzina, se vuoi, perché per fare la stessa tratta in settimana spenderesti molti meno soldi in carburante, evitandoti le ore di fila a motore acceso.

E se vuoi viaggiare? Una bella vacanza rigenerante, come la vedi?

Benissimo, però devi pagare il doppio, il triplo, il quadruplo di quanto pagheresti fuori stagione!

Molti di noi non se ne rendono mai conto, ma è davvero pazzesco quanto i costi di treni e aerei si alzino durante le vacanze.

Noi abbiamo speso 100 euro andata e ritorno per i voli per Lanzarote, mentre mia mamma per Pasqua li ha trovati a 350 minimo. Andiamo in India con 400 euro a/r ad aprile, ma provaci ad andarci ad agosto, o a Natale.

Insomma, alla fine della fiera è anche questo un costo legato al lavoro.

Se non dovessi sottostare ai vincoli di un ufficio, se potessi gestire liberamente il tuo tempo, risparmieresti centinaia, forse migliaia di euro al mese.

Pensa all’affitto! Se non dovessi vivere in centro città per andare in ufficio e potessi sceglierti una casetta fuori mano da qualche parte, magari con vista sul verde e non sul cemento, quanto sarebbe diversa la tua vita? E il tuo conto in banca?

Ma poi, e forse è anche peggio…pensa ai costi non economici!

Ai costi in stress delle code in auto, del telefonare per prenotare qualcosa nel weekend e trovare tutto pieno, del doverti organizzare sempre con anticipo, del non poter andare nemmeno dal dottore o a fare la spesa in libertà, in generale del non poter gestire la tua vita al meglio.

Che in ultima analisi si traducono poi in costi economici: tra medicine, ansiolitici, sonniferi, integratori, e tutti quei prodotti che poi finiamo per assumere o utilizzare per compensare queste vite assurde che viviamo.

E che siamo convinti di vivere perché quei soldi ci servono per vivere, quando invece, dico sul serio, non è così.

i soldi ti mettono in gabbia

Il PIL: Prodotto per Infelici e Lamentosi

Mi perdoneranno gli economisti se stravolgo un po’ uno dei concetti cardine dei loro studi, ma la verità è che tutto ciò succede perché l’intero sistema sta in piedi così. Perché funziona solo in questo modo.

Perché come indichiamo la ricchezza di un Paese, il suo benessere, se non misurandone i consumi?

Misurando quanto la gente spende al ristorante, o in vestiti! E se per caso si diventa tutti un po’ più saggi e si fa una cena a casa con gli amici, per carità…recessione!

Sto ovviamente esagerando, ma il concetto è vero: è un sistema che viene alimentato dai media, dalla pubblicità, dallo Stato stesso.

Un sistema che ci dice di consumare, consumare, consumare.

Che ci servono più soldi, sempre, per acquistare qualcosa di nuovo.

Che ci vuole appunto infelici e lamentosi, pronti ad arginare la nostra insoddisfazione con shopping e cene fuori. Perché le persone felici non hanno bisogno di consumare compulsivamente…sono già felici così!

 

Ti servono più soldi per il nuovo iPhone, perché il tuo vecchio, che non ha nemmeno due anni, fa le foto a un megapixel di meno di quello attuale.

Ti servono più vestiti, ma non preoccuparti, puoi andarli a prendere a prezzi modici nei negozi del fast-fashion, dove ogni due settimane c’è una nuova collezione.

Poco importa che la loro produzione sia una delle cose più moralmente sbagliate e inquinanti che ci siano. Ok, allora guadagno di più così posso comprare vestiti di marca! No, peggio, perché ti fanno pagare 100 volte tanto un capo che viene praticamente dalla stessa fabbrica di Zara & company.

Ti servono più soldi per la macchina costosa, che ha sempre 4 ruote e un motore in fondo, ma vuoi mettere poter dire di avere una Maserati? Per l’orologio, che alla fine dice sempre l’ora, ma non può costare meno di 150 euro, eh. Ti servono più soldi per creme e trucchi, perché la modella photoshoppata dal cartellone ti ricorda che non sei abbastanza bella.

E sai che c’è?

Probabilmente, se tutti ci svegliassimo domattina felici e soddisfatti, senza il bisogno impellente di acquistare qualcosa…l’economia andrebbe in crisi.

I giornali urlerebbero alla terza guerra mondiale, i nostri governanti si auto-distruggerebbero come gli androidi dalle forme umane dei film di fantascienza. Sarebbe un collasso totale.

E allora…allora dovremmo veramente ricominciare da zero.

Dovremmo per forza impegnarci a costruire un mondo decente, basato sul consumo sostenibile, sulla felicità, sulla crescita personale, sul supporto reciproco, e non su una sterile corsa all’oro sotto forma di successo.

mondo migliore

Ci pensi? Sarebbe un mondo pazzesco.

Allora no, allora meglio continuare così. Meglio far finta di niente.

 

Torna a guardare TgCom, Uomini&Donne o il calcio. Torna a farti imbambolare dal giro del fumo, a correre sulla tua ruota.

Guarda, che bello, ci hanno anche messo le lucine colorate! Oh, ora sì che sei a posto, e chi ti ammazza?!

Corri, corri.

Poi però magari domani mattina, quando la sveglia suona e tu ti trascini fuori dal letto, ti pigi nella metropolitana o nel traffico, e quel senso di depressione galoppante si impossessa di nuovo di te mentre vai al lavoro…domattina prova a fartela, quella domanda.

 

Prova a chiederti: “ma io, perché lavoro?”

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4 Comments

  • Tutto il discorso, se da un certo punto di vista sembra plausibile, nella realtà non lo è (almeno dal mio punto di vista).
    Fai il discorso sullo spendere soldi per poter lavorare che, come discorso è giusto, il semplice spostamento da casa al lavoro è una spesa che effettivamente sostieni per poter andare al lavoro. Ma il resto delle spese che elenchi mi sembrano superflue e, soprattutto, non obbligatorie.
    E cito “E poi gli infiniti aperitivi post-lavoro, per liberarci della giornata appena trascorsa e svagarci un po’, soldi che letteralmente…mi bevevo.”
    Gli aperitivo post-lavoro non sono obbligatori. Se fai l’aperitivo lo fai e poi non ti lamenti se spendi i soldi. Se vuoi risparmiare allora, semplicemente, scegli di tornare a casa subito dopo il lavoro, saltando l’aperitivo.
    Se il tuo lavoro ti causa stress la soluzione è semplice, cambia lavoro e trovati un lavoro non a Milano, che sappiamo essere una delle città più care di Milano.
    E ricito “Il fatto che il venerdì e il sabato sera si dovessero poi spendere centinaia di euro in cibo e alcool”. Ma chi ti dice di farlo? Nessuno è obbligato a farlo. O se si sente obbligato a farlo allora ha qualcosa che non va.

    • Ciao Sebastiano, grazie di aver condiviso il tuo parere mi ha fatto molto piacere leggerlo!! Guarda, in realtà mi fa sorridere quello che dici perché…penso che stiamo dicendo la stessa cosa 🙂
      Quello che sostengo in questo articolo non è che i costi “accessori” di cui parlo siano obbligatori, né che siano uguali per tutti, ma che siano modi in cui spesso la gente spende i soldi che guadagna lavorando in cose superflue, legate alla quotidianità del lavoro. Sono tutti esempi che ho vissuto in prima persona, e che vedo intorno a me: da quando lavoro da freelance tutto queste spese si sono ridimensionate. Certe cose come l’aperitivo o le cene non sono certo negative in sé e per sé, io ne ho fatto uno sport nazionale, ma sono sbagliate se fatte per i motivi sbagliati, come dici tu (e come dicevo io): se le fai perché la tua vita non ti soddisfa e la ammazzi nell’alcool, o nelle cene costose che sono più di status che di altro, allora diventano un altro elemento di quella ruota del criceto su cui corriamo senza rendercene conto. E poi ci lamentiamo di non poter fare le cose che vorremmo (in primis il cambio vita che agogniamo) con la scusa che “non abbiamo abbastanza soldi”…
      Il mio discorso era tutto qui. Ognuno sceglie come spendere i propri soldi, e non ci sono modi giusti o sbagliati (lo dice una fumatrice, come ho scritto); ma quando questa corsa diventa fine a se stessa ed è una scusa per non mandare la nostra vita nella direzione che vogliamo, allora si inserisce il ragionamento di questo articolo 🙂

  • “PIL: prodotto per infelici e lamentosi”. Geniale! Grandi Marco e Ilaria!
    Condivido molto questa presa di coscienza in quella parte dell’articolo.
    Credo che prima o dopo ci passiamo tutti. Io sto ancora lavorando su questo 🙂
    Sto pensando sempre più che il cambio di direzione sia l’assunzione di consapevolezza della nostra generazione nei confronti del consumismo.
    E’ uno stile di vita che ha disegnato il modello di società in cui siamo nati (ma che ora sta cambiando), che ha impostato un mindset lavorativo e che ci ha imposto delle regole di “felicità” ben precise: lavora, guadagna, spendi.
    Magari è ora di chiedersi: “Ma io cosa voglio veramente?” “Di cosa ho bisogno veramente?”
    Ci siamo cresciuti dentro, i nostri genitori, e i nostri nonni ancor di più, l’hanno visto nascere, senza mezzi per “difendersi”, senza mezzi per capire la differenza fondamentale che ci scordiamo sempre: preferire, non necessitare. Un problema su cui fonda anche una parte della cultura del possedere, cose, persone, situazioni (non basterebbe un blog per parlarne :D).
    La differenza la fa l’educazione e, perché no, il “fare” esperienza. Perché vivere in un mondo così pieno di stimoli, novità, incontri, scambi se “abbiamo bisogno” di rimanere rinchiusi nella gabbietta e a correre come criceti? (la gabbietta è uno stato mentale, non un luogo fisico)
    Perché abbiamo bisogno di sicurezze, circondati da un sacco di cose di cui non abbiamo necessità, e finiamo a premere ogni mattina il bottone per riavvolgere, inconsapevolmente, il nastro. “Perché è sempre stato così, perché così si fa, altrimenti come vivi?”
    Poi quando scopri che puoi lasciare andare tutto… ahh 🙂 scopri che sei vivo!
    Ciao ragazzi e complimenti, continuate con questi articoli!

    • Fantastico commento Luca, mi hai fatto venire i brividi. È proprio come dici tu, una pesante eredità che ci portiamo dietro, che diamo per assodata e unica soluzione semplicemente perché ci è stato detto che è così. Per fortuna sempre più persone si stanno “svegliando”, in senso letterale dell’aprire gli occhi e iniziare a notare che qualcosa non va. Non so che mondo plasmeremo, quando tutti lo avremo finalmente fatto e l’impianto che abbiamo costruito non sarà davvero più sostenibile per nessuno…ma spero di vederlo, e che sia bellissimo! <3

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