Viaggiare a lungo termine per sconfiggere l’ansia per il futuro

Il futuro. Non so tu, ma io l’ho sempre osservato con un misto di desiderio e terrore. Uno dei pensieri che ho fatto più spesso nella mia vita è: “vorrei solo avere una sfera di cristallo per sapere come andrà a finire, chi sarò, cosa combinerò nella vita”.

La maggior parte delle persone vive in questo modo. Passiamo la vita intera ad avere una fortissima ansia per il futuro: guardiamo avanti e qualsiasi cosa possa avvenire ci sembra insormontabile. Ci sono alcuni, però, che soffrono di questo più degli altri: coloro che non sono sicuri della propria strada. Alcune persone fortunate, fin da piccole sanno chi vogliono essere: il bambino che da una vita è sicuro di voler fare il medico, o l’adolescente che scopre una vocazione fortissima verso una materia. Ecco, io non faccio decisamente parte di quella categoria di persone. E probabilmente, se stai leggendo questo, nemmeno tu.

Se sei come me, sai cosa significa. Tutta la vita diventa una fonte di ansia, ogni scelta una crisi d’identità, il pensiero di non poter controllare il futuro un motivo di stress. Ti capita mai di trovarti davanti ad una scelta difficile e di rimanere totalmente bloccato?

Il tuo cervello va in black-out considerando tutte le possibili opzioni, e non riesci a focalizzarti su nessuna abbastanza a lungo da esserne convinto a sufficienza. Ecco, allora continua a leggere: ho qui una terapia che sembra fatta apposta per te.

Unire i puntini…

sguardo sul futuro

L’ansia per il futuro è un problema subdolo. Non è qualcosa di clinicamente grave, non è un disturbo che ti impedisce di vivere normalmente (almeno nella maggior parte dei casi), ma è un tarlo malevolo che ti scava dentro e ti costringe a vivere sempre con un senso di angoscia addosso. Con la sensazione che non capirai mai chi sei veramente, e non troverai mai la tua strada.

Lo so, so come ci si sente. Ero così. Va bene, lo ammetto, a tratti lo sono ancora. Certi aspetti del carattere non cambiano, si possono limare ma rimangono comunque sporgenti. Ma quando sono partita per un viaggio solo andata, quando ho iniziato a viaggiare a lungo termine, ho scoperto che…che in fondo stavo andando nella direzione in cui dovevo andare. Ho capito cosa intendeva Steve Jobs quando diceva “non puoi unire i puntini guardando avanti. Puoi solo farlo guardando dietro di te“. E mi sono accorta che la maggior parte delle persone che fanno questa scelta, finiscono per accorgersi della stessa cosa. Di quanto la vita in qualche modo perverso li stia portando, quasi inconsapevolmente, nella direzione in cui volevano andare. E l’ansia per il futuro, improvvisamente, si ridimensiona. Perché si inizia ad avere fiducia in qualcosa. Nel destino, nell’istinto, nella propria innata percezione…in qualcosa che sa, che sa più di quanto non sappiamo noi.

 

Forzarsi ad affrontare l’ansia per il futuro

viaggio in auto

Le persone di questo tipo, soprattutto quelle che provano tanta ansia per il futuro, lo sono solitamente in tutti gli ambiti della propria vita. Odiano l’incertezza, odiano non sapere cosa succederà nella propria vita, e cercano di tenere tutto sotto controllo. Chi più chi meno, è in questo modo che si cerca di tenere sotto controllo quel senso di angoscia che accompagna sempre. Costruendosi una propria comfort zone fatta di certezze, e restandoci saldamente ancorati.

Ecco: viaggiare significa esattamente il contrario. Certo, un viaggio di poche settimane può essere organizzato in ogni dettaglio, può essere una semplice traslazione della propria comfort zone in un Paese diverso. Ma non viaggiare a tempo indeterminato, non partire per un viaggio solo andata. Fare una scelta del genere significa forzarsi ad affrontare ciò che fa più paura: non sapere assolutamente cosa succederà. E, anzi, farne il punto di forza della propria strategia. Significa partire con un’idea di massima dell’itinerario, e poi lasciare che il caso, gli incontri successivi, gli avvenimenti casuali della vita decidano il resto. Anche se e quando ci sarà un ritorno.

buddismo ansia per il futuro

Noi abbiamo fatto esattamente così, ed è stato terrificante. Sapevamo di voler percorrere la transmongolica per iniziare, e avevamo un itinerario abbastanza preciso nelle prime 3 settimane. Ma poi, niente. Poi, solo il lento e inesorabile dispiegarsi del tempo davanti a noi avrebbe deciso la nostra strada. E così è stato. Ci siamo ritrovati a campeggiare nel deserto del Gobi, senza che fosse assolutamente in programma. A cambiare totalmente piani e visitare il Giappone via nave, decidendolo forse due settimane prima. A raggiungere il campo base dell’Everest, che non era nemmeno nei nostri sogni più arditi, grazie ai consigli di una persona conosciuta in Mongolia. Ad attraversare via terra il confine tra Nepal e India, senza che nemmeno sapessimo fosse possibile prima di arrivarci.

Ed è stato incredibile. È stato incredibile guardarsi indietro e vedere come tutto era andato alla perfezione, come ogni incontro e ogni evento ci aveva spinto verso lo step successivo.

 

La sfida delle piccole cose

fiducia nel futuro

Non sapere cosa succederà il mese successivo può essere impegnativo, certo. Ma è non sapere cosa succederà il giorno stesso che, in un viaggio a tempo indeterminato, è davvero snervante e rappresenta una vera e propria terapia per chi soffre di ansia per il futuro. Svegliarsi ogni mattina senza sapere con particolare precisione dove si dormirà quella successiva, dove si mangerà, se si incontreranno difficoltà e di quale tipo.

È un ritorno forzato al gradino più basso della scala dei bisogni di Maslow: le necessità tornano ad essere quelle di base, sicurezza, cibo, sonno. E quando ci si trova su quel gradino, ogni step in più è vissuto come un dono divino, come un regalo splendido della vita, che riempie di felicità molto più di quanto non farebbe nella nostra esistenza quotidiana, fatta di comodità e certezze.

Forzarsi quotidianamente in questa dimensione significa spingersi ad una terapia sul campo contro l’ansia per il futuro che è davvero straordinaria. Il proprio cervello lentamente si abitua alla nuova condizione e…si lascia andare. Abbraccia l’ignoto, accetta l’indefinito, si rende conto di poter gestire l’imprevisto. E lentamente, come un muscolo che, se allenato, si fortifica nel tempo, cambia. Lentamente assorbe questa nuova modalità di lavoro, e diventa più elastico

 

La vera sfida: tornare a casa

treno ansia per il futuro

Quando si è in viaggio, tutto questo viene naturale. Inizialmente sembra impossibile, e dei crolli occasionali sono normali, vere e proprie crisi perché il cervello è iper-sollecitato dagli stimoli che più lo mettono sotto sforzo. Ma poi, dopo relativamente poco tempo, si scopre che si può fare: che in qualche modo, alla fine, ce la si fa sempre. Magari con qualche livido, magari con un bello spavento sulla coscienza, o con una storia assurda da raccontare agli amici a casa…ma si arriva sempre al giorno dopo, e poi a quello successivo, e via andando. Ci si abitua all’incertezza, la si accoglie nella propria vita e si prosegue spediti e sicuri di sé.

La vera sfida non è questa: è tornare a casa. È tornare nella propria comfort zone, con la possibilità di ricadere nelle vecchie abitudini, e riuscire a non farlo. Inizialmente sembra impossibile: ci si guarda intorno, tutto è come prima, tutto ciò che ci faceva paura del futuro è ancora lì, pronto a incombere minaccioso su di noi e sulle nostre fragili nuove certezze. Ma poi, ci si accorge che non è possibile tornare ad essere quelli di prima. Che la nostra mente, la propria attitudine alla vita, non saranno più gli stessi. In fondo, in viaggio abbiamo scoperto sulla nostra pelle che il futuro, anche il più incerto, non fa poi così paura. Ed è quel genere di informazione che, una volta scoperta, non si può più fingere di ignorare. 

direzione del futuro

Per cui, il futuro sarà sempre lì, spaventoso e inquietante come è sempre stato. Carico di aspettative, di dubbi, di incertezze sulla propria identità e sul proprio successo nella vita. E non smetterai mai, mai, di desiderare quella sfera di cristallo, per dare una sbirciatina in avanti. Ma, dopo un viaggio solo andata, saprai che, in fondo, non poterlo fare è la parte divertente della corsa. E comincerai a goderti la strada, senza cercare di affrettare la meta. Consapevole che, un giorno, guarderai indietro e vedrai nitidamente come quei puntini apparentemente in ordine sparso…in fondo, andavano in una direzione precisa. La tua.

 

Cosa ne pensi? Sei un ansioso di prima categoria o hai imparato a tenere l’ansia per il futuro sotto controllo viaggiando? Raccontaci la tua storia, condividi con noi e con tutti ciò che ti ha insegnato la strada 🙂 ti aspettiamo nei commenti!

 

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Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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