Sicuro di aver capito cos’è un nomade digitale?

nomade digitale in treno

Vengo da un periodo in cui di nomadismo digitale ho parlato veramente tanto. Anche perché sono stata circondata dalle persone giuste con cui farlo.

Durante la settimana passata in Calabria alla Workation di Home4Creativity sul Travel Storytelling abbiamo avuto la fortuna di condividere tempo e chiacchierate con persone straordinarie e molto affini. Sarà perché i temi del viaggio e della narrazione si prestano molto ad un lavoro slegato dai vincoli dell’ufficio, proprio come ho scoperto sulla mia pelle quando ho iniziato a lavorare come copywriter freelance. 

E infatti gli altri formatori erano professionisti straordinari, ognuno dei quali in un ambito diverso ma che ha a suo modo sviluppato un’attività che lo ha reso libero, padrone del tuo tempo e delle sue scelte. Ma anche persone che sono venute da tutta Italia (e non solo) per capire di più su questa professione e cercare una bussola per dare una svolta alla propria vita, inseguendo i propri sogni.

E osservandoli, conoscendoli, mi sono ritrovata a far fatica a tracciare un confine. A definire differenze in generale, che sia tra me e loro, tra i formatori e i partecipanti, tra gli stanziali e i nomadi.

Una sera, davanti a un piatto di pasta fatta in casa decisamente più grande di quello che avrei mai potuto mangiare, mi è stata fatta una domanda a bruciapelo che mi ha davvero trovato impreparata: “allora cos’è un nomade digitale?”. Ho tentennato.

Nella mia mente sento di aver chiara una definizione, e spesso quando spiego la mia vita utilizzo questo termine. Ma è diventata una semplificazione, un termine che uso senza pensarci.

Ogni definizione che trovi fa acqua da qualche parte: quando lo leghi all’assenza di una dimora fissa, vai a dargli un taglio che non è necessariamente vero. Quando lo colleghi al lavoro online, apri eccessivamente il concetto. 

E se questo succede a me, che nomade digitale sento di esserlo, accade lo stesso a tutti gli altri perché il termine “nomadismo digitale” è diventato assolutamente vago. Utilizzato da tutti, giornalisti in cerca di una semplificazione in primis, ma anche venditori di fumo o aspiranti marketers, e si è sporcato.

Alla fine, oggi, l’unica cosa che viene in mente inevitabilmente quando si pensa ad un nomade digitale è una persona che lavora con il laptop da una spiaggia. E questo, come diceva sempre durante la Workation Alberto Mattei, il fondatore di NomadiDigitali.it, è davvero preoccupante.

lavoro computer in spiaggia

 

Secondo te, cos’è un nomade digitale? E soprattutto, cosa non è?

Se sei qui e stai leggendo questo articolo, è perché sei interessato a questo concetto.

Magari hai già fatto anche la fatidica domanda a Google: “come si diventa nomade digitale?. E presumibilmente hai spento il computer dopo aver acquistato un corso o un libro.

Ma è difficile che al suo interno tu abbia poi trovato la risposta.

Non per malafede di chi ha creato quel prodotto, ma perché è davvero difficile “insegnare” ad essere nomadi digitali. È davvero difficile dire quali sono i lavori che permettono di esserlo, o come si cominci, o qualsiasi altra informazione, perché il nomadismo digitale è un calderone in ebollizione.

Ogni volta che una bolla viene a galla, si forma una nuova possibilità, un nuovo strumento.

Si alimenta dal continuo cambiamento portato dalla tecnologia; a dire il vero i nomadi digitali più riusciti sono probabilmente i visionari che sono in grado di leggere i cambiamenti in atto e trasformare di conseguenza il proprio lavoro in qualcosa di nuovo. Quindi non tanto chi cerca di capire come diventare programmatore nomade digitale, ma chi diventa programmatore e poi sfrutta le proprie competenze per automatizzare un processo o un’attività che prima non lo era.

 

È per questo che la nostra guida non è al nomadismo digitale ma al viaggio a lungo termine. guida viaggio a lungo termine viaggiosoloandata

Il lavoro in viaggio, di cui il nomadismo digitale è una sfaccettatura, è una parte importante del viaggio a lungo termine (e della guida), ma è solo un elemento tra centinaia da considerare. Probabilmente sarebbe stato più facile sia scriverla che venderla, ma non ci sentivamo di poter garantire lo stesso valore a chi la leggesse. Perché il viaggio a lungo termine si può insegnare, spiegare, racchiudere in delle pagine; il nomadismo digitale, secondo me, meno

Insomma, se non si riesce a dare nemmeno una definizione che lo abbracci veramente, figuriamoci!

Proprio NomadiDigitali.it lo ha definito nello slogan: “Quelli che girano il mondo, lavorando ovunque grazie a Internet“. Ma il fondatore stesso riconosce che non è più adeguato, o abbastanza ampio.

Quindi, ecco quello che penso: è più facile definire ciò che una cosa NON è piuttosto che ciò che è.

È molto più semplice arrivare a un concetto per le sue negazioni che cercare di dare una definizione che comprenda tutte le sfaccettature di qualcosa.

E visto che sempre di più la nostra vita, il nostro blog e quello che stiamo scrivendo e facendo si lega al nomadismo digitale, sento il bisogno di una sorta di “pagina di disambiguazione” tra quelle del nostro sito.

 

Ma prima di farlo, voglio provare a chiederlo a te.

Perché questo articolo è iniziato con una domanda, e non è retorica. Tu sei convinto di aver chiaro cos’è un nomade digitale?

Hai una definizione in testa, e non solo l’immagine del laptop sulla spiaggia? Prova, sforzati di trovarla. Perché è solo così che puoi smantellarla e tenere ciò che di veramente importante c’è.

È solo così che puoi riuscire a “diventare un nomade digitale”, se poi è questo che vuoi.

lavorare in treno

Cosa NON è un nomade digitale

Ho la sensazione di conoscere il concetto di nomadismo digitale da sempre, ma so bene che non è così.

Deve esserci stato un momento, non so perché, non so come, in qualche momento della mia vita, in cui ho scoperto dell’esistenza di quest’idea, e del sito di Alberto. Ma non riesco a ricordarmene, è sempre stato con me.

Perché fin dalla mia prima esperienza lavorativa, fin dal primo stage, ho sempre sentito che qualcosa non andava nel modo tradizionale di lavorare, nella “corsa del criceto” a cui mi obbligava. Che ci fosse qualcosa di sbagliato, non tanto nel fatto che l’esistenza si riduca per il 90% del nostro tempo al lavoro, ma per il fatto che questo ci releghi lontano dalle cose, le attività e le persone che amiamo per tutto quel tempo.

Ho sempre desiderato trovare un modo di lavorare che mi rendesse felice, e non mi obbligasse a rinunciare a ciò che mi piace fare. E quindi forse il concetto di nomadismo digitale è stato semplicemente un’estensione di questo mio modo di pensare.

Ma quindi come definiamo un nomade digitale?

Come detto, partiamo da ciò che non è e cerchiamo di costruire una nostra definizione.

  • Un nomade digitale non è costantemente in viaggio.

Può esserlo come può non esserlo. Noi abbiamo iniziato in viaggio, lavorando nei ritagli di tempo, e siamo finiti per tornare a casa continuando a sentirci nomadi digitali, e viaggiando quando vogliamo.

Alcuni continuano a viaggiare per anni spostandosi in continuazione da un posto all’altro, e Instagram ne è pieno. Ma non si possono definire “nomadi digitali”, perché spesso semplicemente viaggiano low cost e fanno durare i propri risparmi, ma a un certo punto dovranno capire come riprendere a guadagnare, oltre che a spendere. Oppure entreranno nella categoria degli influencer, e il loro lavoro diventa anche vendere quell’idea di vita e i posti in cui vanno 🙂

 

  • Il nomade digitale non è un vero nomade, nel senso antropologico del termine.

Dato che non esiste il concetto di “nomadismo fiscale” per (ancora) nessuno Stato al mondo, dovrà necessariamente avere una residenza da qualche parte.

Però qualcosa in comune con i nomadi ce l’ha: il minimalismo. Non per caso ma per scelta, perché si viaggia meglio a viaggiare leggeri, e si vive meglio nello stesso modo. 

 

Ma in fondo lo sappiamo tutti che l’Italia è il Paese più bello del mondo, nonostante tutti i suoi problemi, e il nomadismo digitale può essere proprio la risposta a questo.

Vivere e lavorare a Milano è bellissimo ma è anche l’emblema della corsa del criceto di cui parlavamo prima: una vita volta al lavoro e non il contrario, dove tutto costa il triplo e per mantenere uno stile di vita decente bisogna continuamente alzare l’asticella.

Ma altri posti? Qualche borgo sperduto della Sicilia, che senza andare fino alle Canarie ha tutto ciò che si possa desiderare per rendere la vita fantastica, dal sole al mare, da una bella cultura al buon cibo e un costo della vita basso? Anche la connessione a internet è spesso ottima, e questo è davvero forse l’unico requisito per essere nomadi digitali!

È la scelta che ha fatto proprio Alberto, il fondatore di questo movimento in Italia, e questo deve pur significare qualcosa no?

 

  • Un nomade digitale non ha un certo tipo di lavoro piuttosto che un altro. È più una questione di attitudine al lavoro.

Ci sono delle professioni che sono diventate quelle “classiche” tra i nomadi digitali, e ciò significa che quei lavori stanno diventando sempre più competitivi e difficili. Ma vederli come le uniche opzioni è limitante!

Non è che un commercialista o uno psicologo non possano essere nomadi digitali tanto quanto un copywriter o un programmatore. Anzi! Diventa tanto più facile ed efficace quanto più si riesce a trovare una modalità digitalizzata di svolgere il proprio lavoro analogico, o di inventarsi un modo di farsi retribuire per le proprie passioni e capacità.

È quello che abbiamo cercato di spiegare in questo articolo su come iniziare a lavorare online, specialmente quando parliamo dell’Ikigai.

 

  • Un nomade digitale non è necessariamente un freelance.

Può essere un lavoratore dipendente che abbia avuto la fortuna di trovare un’impresa illuminata e all’avanguardia che riconosca il valore del remote working. Ma non è certo uno “smart worker” a cui l’azienda consente di lavorare da casa un giorno alla settimana, come spesso capita in Italia.

Oppure può essere un imprenditore che sappia delegare e dare fiducia ai propri collaboratori, e che grazie a questo riesca a gestire il suo lavoro da dove e come vuole. Esistono, giuro, non è utopia. Ci sono aziende che non hanno nemmeno una sede centrale fisica, in fondo!

Ciò che è certo è che un nomade digitale lavora in modo diverso, non tradizionale. E che l’abilitatore di questa possibilità è appunto la tecnologia, internet, il digitale. Grazie ad esso e alla possibilità di avere tutto ciò di cui ha bisogno online sempre con sé, non considera il suo lavoro legato a un luogo fisico o a una scrivania.  

Noi abbiamo avuto un esempio di questo alla Workation nella figura di Francesco Biacca, il fondatore dell’italiana Evermind. Ha fondato un’azienda che è un network di professionisti, in remoto. Lui non è un gran nomade…ama troppo la sua Nicotera, in Calabria. E come dargli torto? La sua casa/ufficio è a due passi dal mare. È un nomade digitale? Bella domanda. Secondo me sì, e tra poco ti spiego perché.

Francesco, Alberto e gli altri alla Workation

Cos’è quindi un nomade digitale? Un’idea di potenzialità

Vedi? partendo da ciò che non è, è molto più facile definire cosa È un nomade digitale. Ci sei già arrivato? Forse sai già cosa sto per scrivere.

Per me, l’essere nomade digitale è l’appartenenza a un’idea. Il ritrovarsi all’interno di una categoria di persone che la pensano allo stesso modo, e quel modo è che “lavorare in maniera tradizionale quando viviamo in un mondo non tradizionale è semplicemente stupido“.

Che non ha senso lavorare come nel secolo scorso, visto che un ruolo come il mio, il content writer, non esisteva fino a 10 anni fa. E così i lavori della maggior parte dei miei amici.

Che è anacronistico comportarci come se fosse tutto uguale, quando le innovazioni che hanno plasmato la nostra vita, il nostro lavoro e cambiato il mondo, come i social network, non sono nemmeno maggiorenni (se fossero persone non avrebbero manco l’età per votare).

Che è ridicolo continuare a ingannarci e a legarci a una scrivania con la scusa che il nostro lavoro è lì, quando tutto ciò che è analogico può essere potenzialmente digitalizzato, almeno in parte, almeno negli aspetti più automatici e noiosi.

Ed è giusto farlo, per lasciare che il nostro ruolo si esprima al meglio in quegli ambiti della creatività e dell’inventiva in cui le macchine (ancora per un bel po’, stanne pur certo!) non possono sostituirci. Quegli ambiti in cui ci sentiamo più felici e soddisfatti di ciò che facciamo!

 

Un nomade digitale è una persona che si riconosce a tal punto in tutto questo da non essere più disposta a lavorare come se non avesse questa consapevolezza. È un’appartenenza ideologica, non a una categoria lavorativa o altro.

Prendo in prestito la definizione che ne ha dato proprio Alberto, in questo bellissimo articolo di chiarimenti sul nomadismo digitale:  

“i Nomadi Digitali sono una nuova generazione di professionisti, che facendo leva sul proprio desiderio di indipendenza e di mobilità, utilizzano le tecnologie digitali per conquistarsi la libertà di poter vivere e lavorare da luoghi diversi nel mondo, ognuno seguendo le proprie motivazioni, ambizioni ed esigenze personali”.

potenzialità nomadismo digitale

L’elemento della potenzialità, secondo me, è il più importante.

Anzi, la MIA definizione di nomade digitale potrebbe essere molto più semplicemente un generico “professionista che PUO’ lavorare ovunque“. Che poi lo faccia o non lo faccia, è secondario.

Se mi piace stare a Nicotera e scelgo di lavorare da lì, non significa che non ho creato le condizioni e le possibilità perché io possa lavorare ugualmente dalla Thailandia, o da Milano, o dall’Ecuador. Semplicemente, mi rende più felice stare dove sto.

Paradossalmente, anche il limite della connessione a internet è secondario. I migliori articoli li ho scritti offline, quando non avevo internet a disturbarmi con messaggi su Whatsapp o mail di spam. Le sessioni di lavoro più intense le faccio nei lunghi viaggi in treno, e le migliori idee le partorisco quando stacco la spina e mi rilasso totalmente.

Ecco, questo è nomadismo digitale. La potenzialità massima di sviluppo dell’individuo, che si slega completamente dai vincoli dell’era pre-digitale e sfrutta la tecnologia per vivere meglio. Per lavorare e vivere più felice.

Ora, non apro il collegamento con la felicità perché se no comincia un altro articolo, ma ti lascio un mio spunto sulla questione. Comunque, la relazione è chiara.

Perché se vai a vedere, in fondo in fondo, alla base di ogni nomade digitale c’è una chiara, pressante domanda:

“Cosa mi rende felice? E come faccio a farlo per la maggior parte del tempo possibile?”

 

Fammi sapere cosa ne pensi, e se hai qualche domanda sia concettuale che pratica su questo argomento lasciaci un commento. Più se ne parla, in modo onesto, approfondito e sincero, più ci avviciniamo alla possibilità di essere TUTTI nomadi digitali, semplicemente perché questo nuovo modo di lavorare in futuro sarà la normalità.

 

Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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3 Comments

  • Cari Ilaria e Marco,
    come sempre grandi complimenti per l’articolo e il vostro approccio di vita.
    Come vi scrissi in una mail qualche tempo fa, anch’io ho lasciato dopo 14 anni il lavoro di ufficio e a fine anno mi appresto ad un viaggio per ora con biglietto solo andata per il centro/sud america con la mia compagna Carolina.
    In questo periodo mi sto facendo qualche domanda su quali potessero essere appunto le possibilità di guadagno durante il viaggio, riflettendo sulla possibilità di legare le mie/sue passioni in maniera sostenibile al viaggio e al lavoro in remoto.
    Io ad esempio ho una passione forte per il travel planning, cioè l’organizzazione di un viaggio, soprattutto se l’approccio deve essere quello low cost ma con qualità.
    Mi sto chiedendo come iniziare in tal senso su una piattaforma online oppure rivolgendomi a qualche società o agenzia che abbia bisogno di un freelance.
    Vorrei chiedervi se avete qualche nome/sito da suggerirmi che potrebbe essere interessato a questo tipo di figura, anche approfittando del fatto che io e Carolina saremo “sul posto” in sud america per qualche tempo.
    Altra cosa, nella vita facevo il packaging engineer, in pratica sviluppavo imballaggio per le grandi multinazionali (non senza la continua battaglia morale per il fatto di lavorare con materiali come la plastica, ahimè dramma per il pianeta).
    Per il futuro una cosa stupenda potrebbe essere quella di utilizzare questa skill per lavorare nello sviluppo di packaging sempre più sostenibile (e quindi tornare a dare un contributo in senso positivo alla nostra madre terra), ma non saprei da dove iniziare e se ci sono aziende che potrebbero aver bisogno di questa figura in remoto.
    Carol è un bravissimo architetto e sono sicuro che il viaggio le darà la possibilità di aiutare con le sue competenze la parte urbanistica di quelle comunità che hanno davvero bisogno di un nuovo e sostenibile sviluppo.
    Vi ringrazio in anticipo per ogni risposta/dritta vogliate darmi (compatibilmente con il vostro tempo ovviamente).
    Vi ammiro
    Con affetto
    Pierfrancesco

    • Ciao Pier, in bocca al lupo per questo super viaggio!
      Per fare travel planning ci sono delle piattaforme, diciamo dei network, come EvolutionTravel, però non so consigliartelo o meno perché non abbiamo mai provato sulla nostra pelle. Conosciamo gente che lo fa ed è a tutti gli effetti una possibilità lavorativa in autonomia! Certo, serve un investimento iniziale e tanto commitment.
      Proverei con un po’ di esperienze con Workaway o Worldpackers (qui un articolo con le info) per provare a combinare le vostre skill in modo nuovo e originale, sono modi splendidi per contribuire durante il viaggio e anche trovare nuove idee e punti di vista sulle proprie capacità 🙂
      teneteci aggiornati, se vi va saremmo felici di ospitare un vostro post sulla partenza qui nel blog!

      • Ciao Ilaria,
        come sempre grazie per la tua risposta e disponibilità 🙂
        Prima di tutto un bel “crepi il lupo”…ci vuole tutto e ci vuole tanta energia positiva ad accompagnare questa partenza.
        Relativamente al discorso lavoro, in effetti ero stato già in contatto con Evolution e visto investimento iniziale e (come giustamente ribadisci) committment necessario, ho preferito rimandare la cosa.
        Ho letto il vostro articolo sulle soluzioni tipo Workaway e credo proprio che sarà una delle soluzioni che adotteremo…..e poi, per tutto il resto, sarà il viaggio stesso ad aprire nuove e stimolanti opportunità 🙂
        Certo, sarà un onore avere un articolo sul nostro viaggio ospitato sul vostro blog…..appena avrò modo di scrivere 2 righe interessanti ti farò sapere 😀
        Intanto un abbraccio e a presto
        Pierfrancesco

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