Ho mollato tutto! E ora cosa cavolo faccio?!

mollare tutto e poi?

“Mollare tutto” sembra la frase di questo decennio. Non ti pare? “Mollo tutto e cambio vita, mollo tutto e me ne vado, mollo tutto e ricomincio da capo“.

Noi stessi, anche se non ci piace utilizzare questo termine, ormai saprai che siamo dei forti sostenitori del “mollo tutto”. È da una decisione drastica di cambio vita che sono nate le opportunità lavorative che viviamo oggi come copywriter e fotografo. È da un gesto di coraggio che siamo passati dal sentirci bene all’essere veramente soddisfatti di ciò che siamo e facciamo, al sentirci vivi come non mai. È dalla voglia di realizzare il sogno di un viaggio solo andata che è nato questo blog.

Però siamo anche persone serie e mature, e ci rendiamo conto che a volte passa il significato sbagliato di certe cose. Il “mollo tutto” sta diventando un mantra un po’ troppo semplicistico. Un po’ il discorso che abbiamo fatto di recente sul concetto di nomadismo digitale. Ecco, allo stesso modo ci vogliono delle precisazioni per non creare un esercito di persone che mollano tutto e poi…si lamentano che non hanno più niente!

Ho mollato tutto…ma gradualmente

Mi viene in mente uno dei capitoli più belli di un libro che abbiamo già nominato diverse volte tra queste pagine, 4 Hours Work Week.

Uno degli ultimi si intitola “Riempire il vuoto“, e inizia con l’esilarante racconto di un giovane Tim Ferris che, ottenuta veramente la sua libertà per la prima volta dopo tanto tempo, si sveglia di soprassalto nel suo appartamento dall’altra parte del mondo e ha un attacco di panico all’idea che non sia suonata la sveglia e sia in ritardo per il lavoro.

Dopodiché va in depressione perché non sa come, appunto, “riempire il vuoto” che si è creato nella sua vita senza il lavoro, o meglio senza il senso di urgenza perenne che lavorare in un certo modo comporta.

Ecco, è proprio quello che….NON è successo a noi. 🙂

Perché molti pensano che mollare tutto sia un punto di partenza. L’inizio di qualcosa di nuovo e di straordinario, per il fatto stesso che si è chiuso qualcos’altro di meno bello. Il che da un certo punto di vista è ovviamente vero. 

Ma in verità, più di ogni altra cosa, mollare tutto è un punto di arrivo. L’apice di un processo di preparazione a farlo che è durato mesi, se non anni (abbiamo scritto un articolo sulla “strategia” qui). Non si fa di punto in bianco, sbattendo le mani sul tavolo e urlando in faccia al capo “adesso basta, me ne vado!”, come si vede nei film. Qualcuno lo fa, ma secondo me significa che era arrivato pericolosamente vicino all’esaurimento nervoso e non sta molto bene…

È un processo di lenta distillazione. Una goccia alla volta che cade sempre nello stesso punto, fino a formare una stalagmite altissima. Può nascere dal leggere un articolo di un blog, come questo. O dallo scoprire dell’esistenza del concetto di nomadismo digitale. O che si possa viaggiare a lungo termine grazie alla sharing economy. E poi si va arricchendo di spunti, di ispirazioni, di un po’ di sana invidia per chi lo ha già fatto, di ricerca di informazioni pratiche come quelle che abbiamo inserito nella guida al viaggio a lungo termine. E poi, solo poi, si dovrebbe concretizzare nel famoso “mollo tutto”.

Altrimenti si rischia di ritrovarsi con un vuoto da riempire.

ho mollato tutto e parto

Ho mollato tutto…ma ho un piano

Quindi mollare tutto è il passo finale di un lungo processo, o almeno dovrebbe esserlo. Ok, giusto. 

Però sì, è anche il primo passo in una direzione nuova, su un percorso inesplorato. Ed è terrificante.

Mi ricordo gli ultimi mesi prima della nostra partenza, gli ultimi mesi di lavoro in azienda dopo aver annunciato che sarei andata via…sono stati meravigliosi! Non ero mai stata così felice nella mia vita, nel vestire quei panni che mentre sognavo il viaggio mi stavano tanto stretti! Era tutto perfetto, clienti, superiori, colleghi, amici…

Il nostro cervello adora lo status quo. Sta benissimo nella routine, nella normalità, in una leggera apatia dove non ci sono grandi picchi, né in positivo né in negativo. Solo che dall’altra parte, come dice una celebre poesia, “lentamente muore…“.

Il fatto è che il primo momento di libertà, quando arriva, ha più il sapore metallico dell’attacco di panico che quello dolce dell’estasi.

Penso che non ci sia niente di peggiore, eppure di più naturale, che trovarsi a perdere tempo, a guardare la tv per ore, a sentirsi inutili, in uno strano stato di attesa frustrante di qualcosa che arrivi…

Ti è mai capitato di conoscere qualcuno (magari te stesso) che odia il suo lavoro, ma poi viene licenziato e fa fatica a trovarne un altro, e in quei mesi di stasi letteralmente impazzisce? Ecco, è esattamente quello che rischia di succedere a chi molla tutto senza un piano.

Avere un piano non significa avere già pronta la prossima azienda da cui farsi assumere, altrimenti che cosa hai mollato? Un’azienda, non una vita che ti sta stretta. Men che meno avere tutto programmato per i mesi e gli anni a venire.

No, avere un piano significa semplicemente avere delle prospettive. Dei programmi concreti. Non dei sogni, che di sogni è morta un sacco di gente senza aver realizzato nulla. Di sogni progettualizzati, al massimo.

Può essere un viaggio, anche non necessariamente solo andata. Può essere l’avvio di un progetto imprenditoriale, meglio se già studiato e verificato nella sua fattibilità prima di fare il salto nel vuoto. Può essere qualsiasi cosa, basta che sia concreta, che ci impegni.

L’importante è che sia qualcosa che ti permette di realizzare le tue passioni o i tuoi interessi, di inseguire uno stile di vita in cui ti riconosci e in cui non ti senti costretto. Qualcosa a cui dovresti aver già cominciato a lavorare anche prima di mollare tutto!

Io per esempio ho iniziato a scrivere ben prima di “mollare tutto”. Scrivere articoli era uno dei miei compiti nell’agenzia in cui lavoravo, uno di quelli che facevo meno purtroppo (pagavo altri per farlo), ma uno di quelli che amavo di più. E prima di lasciare il lavoro ho iniziato a scrivere per testate e blog che, anche se non pagavano, mi davano visibilità e acquisizione di nuove capacità.

Certo, il salto nel buio c’è stato eccome, e ha fatto una gran paura. Ma stavo lavorando alla costruzione del paracadute, nel mentre.

ho mollato tutto e ora viaggio

Ho mollato tutto…e ora viaggio

Però sì, se me lo chiedi, io consiglio un viaggio. Un viaggio lungo, un viaggio sognato. Per noi era la transmongolica, uno di quei percorsi che ammiri da sempre ma che non hai mai abbastanza ferie per realizzare. Per altri può essere il cammino di Santiago, o il giro del mondo.

Ci sono migliaia di motivi e di parallelismi per cui il viaggio è perfetto. Aiuta a crescere, a uscire dalla propria comfort zone, a sentirsi realizzati, a credere in sé stessi e nella capacità di superare gli ostacoli e…be’, anche a fare sì che mamma non ti si presenti ogni qualche ora a chiedere se hai già trovato un nuovo lavoro, ecco.

Viaggiare è tantissime cose, talmente tante che ho scritto un articolo di 2000 parole sul tema! Ma più di tutto, in questo contesto, è un modo per far succedere cose, per mettere in moto quella ruota della vita che quando gira sembra inarrestabile, ma quando sta ferma è terribilmente pesante. Conosci persone, fai esperienze uniche, scopri nuovi modi di vivere e di lavorare…scopri te stesso.

Per noi il viaggio era qualcosa di più. Era strettamente legato all’idea del blog, che non pensavamo sarebbe diventato un lavoro a tutti gli effetti ma vedevamo come vetrina perfetta per le nostre capacità: scrittura, fotografia, programmazione, storytelling…il viaggio era già un progetto in sé.

Poi, come ho scritto tante volte, la vita prende strade impensabili quando la si definiva a tavolino, nel momento in cui fai un ponderato gesto di coraggio. Per cui tutto ciò che è successo dopo è stato una meravigliosa sorpresa costante, un susseguirsi di eventi che io ho attirato e seguito pur senza sapere dove mi portassero.

 

Ho mollato tutto e sono partito…ma poi sono tornato!

Il vero momento di panico? Per me, se c’è stato, è stato quando sono rientrata dal viaggio.

Quando dopo mesi ho dovuto ricostruire una routine. Peggio, ho dovuto ricostruire un’identità di questa nuova me, non più brava ragazza impostata, non più donna in carriera, ma nemmeno più viaggiatrice costante. Panico! Avevo creato un’immagine di me talmente fantastica che ho avuto il terrore di non riuscire a mantenere quel livello, davanti gli altri ma soprattutto davanti a me.

Ho fatto degli errori, in quel momento. Ho cercato di scendere a compromessi su cose che non erano conciliabili, lavorativamente parlando. Di avere libertà e sicurezza. Sai cosa? Non si può, non provarci nemmeno. Dovrai sempre scegliere se sbilanciarti più sull’una o più sull’altra, e rinunciare un po’ alla controparte.

Ma per fortuna, siccome il mio lavoro di preparazione al mollo tutto era durato mesi, direi quasi anni, avevo ben chiari dei principi. Avevo capito a cosa non potevo più rinunciare: la libertà. E ho fatto il secondo salto nel vuoto (la Partita Iva, che è molto più terrificante se vuoi saperlo ;)).

Tutto ciò per dire che sì, consiglio a tutti di seguire i propri sogni e cambiare vita, se se ne sente la necessità. E sì, consiglio a tutti di iniziare con un viaggio. Ci sarà un motivo se abbiamo scritto addirittura una guida sull’argomento!

Ma consiglio anche a tutti di essere pronti ad affrontare il ritorno a casa, la normalità. Di creare qualcosa, mentre si corre, di non limitarsi a fuggire.

Perché alla fine qui, prima o poi, dobbiamo tornarci tutti: a confrontarci con noi stessi, con chi siamo e con chi vogliamo essere.

 

Cosa ne pensi? A che punto sei del tuo processo di “mollo tutto”, tu? Raccontacelo con un commento 🙂

Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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6 Comments

  • Ciao, il mio nome è Alessandro, sarò breve ma intenso,sono in viaggio da un bel po’ di tempo, ho visitato posti come la Svizzera, Spagna, Francia, Portogallo, Grecia e Sry Lanka tutta la nostra amata Italia ed adesso mi ritrovo in Australia con un working holiday Visa, mollo tutto… (Realizzavo ed Allestivo scenografie per la fashion week di Milano e per resorts **** ***** stelle) laureato con il massimo dei voti 110 lode “Alla accademia di belle Arti”.
    Mollo tutto e vado via… posso dirvi che anche se non sto facendo il mio lavoro, non me ne pento neanche un po’.

    • Grande Alessandro, non è che sia necessario fare il lavoro per cui si è studiato o ci si è preparati per essere felici, anzi 🙂 il bello del viaggio è che come dici tu ci mostra altre strade, che non avremmo mai pensato di incontrare!

  • Ciao ragazzi , i vostri articoli sono sempre di gran incoraggiamento. Avevano giá fatto due chiacchiere e il tempo passa, bhe a noi mancano poco più di 3 mesi al nostro “mollo tutto”.
    Siamo super eccitati ma, dietro la nostra partenza non si nasconde nessun progetto lavorativo, partiamo per partire e basta, per sentirci liberi, per distruggere la nostra comfort zone e vedremo che succederà.
    A presto!
    Giorgia e Stefano

    • Grandi ragazzi, ancora in bocca al lupo per il vostro viaggio! 🙂 non deve essere necessariamente lavorativo il progetto, l’importante è che sia una scelta ragionata e costruita come la vostra…
      rielaboro Bukowski a modo mio per spiegarmi meglio:

      “se succede qualcosa di brutto si VIAGGIA per dimenticare; se succede qualcosa di bello si VIAGGIA per festeggiare; e se non succede niente si VIAGGIA per far succedere qualcosa”

      😛

  • Ciao Ilaria, mi fa molto piacere leggere quello che hai scritto. Negli ultimi tempi ho notato un incremento di coppie, e anche singoli, che mollano tutto per partire. Spuntano canali social e blog di viaggio come funghi ma più o meno mi sembra di assistere alla stessa solfa. C’è qualcosa che non va. In poche parole, in molti casi (non in tutti) vedo tanta (voglia di ) apparenza e poca sostanza. Tra me e me ho fatto considerazioni simili alle tue perché da persona responsabile so che non si può mollare tutto con facilità, si rischia di sbattere forte la testa.
    Viaggio molto e conduco una vita abbastanza libera, a tutto questo ci sono arrivata per gradi. Ho trovato il modo di lavorare mentre viaggio per mesi, poi di tornare a casa e avere la mia vita. Inoltre tutto questo fa parte di un processo in continua evoluzione. Trovo sia molto importante questo messaggio da parte vostra e vi ringrazio. 🙂

    • Ciao Sara, grazie a te delle belle parole 🙂 ci fa piacere che il nostro messaggio sia condiviso…
      Penso che il limite sia molto sottile, perché d’altronde quando siamo partiti avevamo sì un’idea ma vaga, ha prevalso la voglia di sfida e di cambiamento. Se non lo avessimo fatto e avessimo aspettato il momento giusto, forse non saremmo qui oggi…è una linea sottile insomma! Ma non voglio che qualcuno leggendo il nostro blog pensi “ah allora è facile, prendo, vado, e le opportunità mi cadono dal cielo” perché non è così, proprio come dici tu è un percorso e una continua evoluzione!

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