Ciò che di più bello c’è nel viaggiare

viaggiare è

Viaggiare è l’unico motivo per cui ti svegli prima dell’alba e salti giù dal letto eccitato come un bambino. È la migliore sveglia che ci sia.

È non sentire più i piedi e la schiena, ma non avere nemmeno sonno dopo 12 ore di aereo, 4 di bus e due di nave.

 

È non sapere mai cosa ci sarà alla fine di quell’aereo.

La sensazione unica allo stomaco quando le ruote iniziano a correre sempre più veloci sulla pista, e il sorriso che si allarga sul viso mentre finalmente spicca il volo. È la sensazione che tutto ciò che di negativo c’era nella tua vita non sia stato in grado di salire su per quella scaletta ripida.

Viaggiare è scoprire che si può dormire comodamente per terra e mangiare con gusto con le mani. Che si può fare pipì (e persino pupù 💩) nei posti più assurdi, e che in certi luoghi… meno male che hanno solo la turca!!

 

Viaggiare è parlare con lo sconosciuto accanto a te, e rendersi conto che è la cosa più normale del mondo. Che sia nero, bianco, giallo, albino, arcobaleno.

E accorgersi che ognuno ha una storia straordinaria da raccontare.

Specialmente se sei in ostello!

C’è buona probabilità che il tuo vicino di letto abbia scalato l’Everest, o fatto il giro del mondo, o mangiato vermi con le mani, o meditato con il Dalai Lama.

Viaggiare è scoprire che più cresce il numero di letti in una stanza, più si allunga il tempo per cui si può viaggiare con gli stessi soldi e la probabilità di incontri interessanti. E che al contrario, tante volte un portafogli gonfio sarà anche lusso, ma non è certo viaggio.

Viaggiare significa scoprire che tutti sbagliano sugli altri Paesi.

Che i francesi sono puliti, che i giapponesi sono rumorosi (a volte), che i russi sono dei gran coccoloni, e i thailandesi sorridono meno degli indiani.

Ecco, tranne sui cinesi. Sui cinesi hanno tutti ragione. 🤣 Però viaggiare è scoprire che anche i cinesi sono meravigliosi!

 

Viaggiare è imparare che nulla è universale, nemmeno le cose che più diamo per acquisite.

È scoprire che ci sono infinite varianti all’idea di matrimonio, o di come è lecito o non è lecito vestirsi; che in certi posti una marmotta è considerata uno squisito pasto di festa e il cioccolato invece un dono del demonio. Che la frase “non piccante per favore” in alcuni paesi significa “vorrei andare a fuoco ma riprendere l’uso della lingua entro qualche giorno, grazie“. Che nemmeno sì e no sono gesti universali, specie se ti trovi in India. E che l’unica cosa che è uguale in ogni dannato posto del mondo sono gli aeroporti.

 

Viaggiare è avere paura. E non la paura buona, quella che ti spinge a uscire dalla comfort zone e blablabla. No, proprio una fifa folle.

È temere per la tua vita appena hai qualche linea di febbre, è cercare di convincerti che lo sconosciuto nell’ombra per strada non vuole farti del male.

E scoprire che nella maggior parte dei casi sbagliavi ad aver paura, e le esperienze che ti hanno più terrorizzato sono quelle che si trasformano nei migliori racconti.

Ma anche che a volte no, a volte s*it happens. Soprattutto in viaggio. E che le tue peggiori paure si possono concretizzare.

Ma viaggiare significa scoprire che il limite di “ce la posso fare” è molto elastico, e ogni volta puoi spostarlo un po’ più in là.

È renderti conto che sei in grado di affrontare qualsiasi cosa, anche ciò che eri sicuro ti avrebbe spezzato. E che nella maggior parte dei casi è stato molto peggio pensare a come sarebbe stato, che viverlo.

 

Viaggiare è desiderare un altro morso di quella strana roba che hai appena mangiato e che…cosa diavolo era? È considerare McDonald’s un ristorante di lusso, è decidere che sì, sei persino disposto ad assaggiare una pizza con il ketchup al posto del pomodoro pur di sentire un morso di Italia dopo mesi di riso.

È scoprire che esistono frutti rosa shocking o blu, e altri che puzzano peggio del gorgonzola.

 

È scoprire che il rollio del treno è quasi meglio di quello della nave per prendere sonno. Che non c’è russare che dei buoni tappi per le orecchie non possano quietare. Che la bottiglia di liquore calda che il tuo vicino decide di condividere con te è sempre la cosa più buona che tu abbia mai assaggiato.

 

Viaggiare è scoprire che esiste una lingua universale.

Che non importa dove sei nel mondo, quanto la persona che hai davanti non conosca alcun’altra lingua all’infuori della sua, sarete comunque in grado di comunicare. All’inizio sembra impossibile, provi ad ascoltare con le orecchie e con gli occhi, ma poi qualcosa dentro si muove e ti accorgi che in qualche modo, qualche altro organo dentro di te semplicemente sa.

È rendersi conto che come tutti i cani rispondono al suono dell’ululato, così tutti gli uomini rispondono a quello del sorriso.

 

Viaggiare è lo sconosciuto incontrato per caso che diventa il tuo migliore amico.

È passare qualche ora insieme e salutarsi come amici d’infanzia. Oppure non salutarsi proprio, e decidere di proseguire insieme per un pezzo di strada. A volte, per un pezzo di vita.

È rendersi conto che tutte le persone entrano nella nostra esistenza per una ragione, e che spesso le più belle e importanti le puoi incontrare solo nei momenti peggiori. Che non importa quanto la vita si accanisca, nel momento in cui penserai di star toccando il fondo qualcuno ti tenderà una mano e ti salverà il c*lo.

Viaggiare è ritrovarsi pieni di mamme, sorelle, zie, papà e nonni, ognuno con un accento diverso.

 

Viaggiare è “qui ci devo proprio tornare”, e poi non tornarci mai. È “la prossima volta facciamo questo”, ma… che te lo dico a fare? È “ci vediamo presto”, ma sapere che non sarà così.

È risentire un amico internazionale dopo 10 anni perché si è finalmente riusciti a visitare il suo Paese, e scoprire che hai un letto e un pasto caldo già pronto per te a casa sua.

Viaggiare è una lista di posti da visitare che si allunga più si viaggia invece di accorciarsi.

 

Viaggiare è la stessa maglietta bianca anche domani. Magari indossandola al contrario, ma non lo diciamo a nessuno.

È stare 48 ore senza lavarsi. Ok, anche di più. È tutto ciò che possiedi in quel maledetto zaino.

È scoprire che il peso di una vita può stare entro i 20kg. Se voli con Ryanair, addirittura entro i 10. È valutare ogni capo di abbigliamento secondo il filtro della sua utilità anche in viaggio, e quindi smettere praticamente di fare shopping.

È accorgerti che chi ha meno nel mondo sembra essere più felice. È provare a fare lo stesso, e scoprire che…davvero, in effetti aiuta!

 

Viaggiare è tornare a casa.

Non esiste viaggio solo andata senza un ritorno, perché è quando torni dove nulla è cambiato che scopri quanto sei cambiato tu. Finché sei in viaggio lasci indietro problemi, ansie, paure, dubbi.

È quando torni che scopri se il viaggio ha fatto la sua magia oppure no. E di solito l’ha fatta.

Viaggiare è scoprire che le relazioni, tutte le relazioni, sono degli elastici. Puoi allungarli quasi all’infinito, ma quelli ben fatti non si spezzano.

Viaggiare è tornare e chiedersi: “e se questo provassi a farlo in modo diverso, da ora in poi?“.

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