Il cibo dei nomadi mongoli: le cose che non vorresti mai mangiare

Il cibo dei nomadi mongoli

Si sa, la Mongolia non è rinomata per la sua cucina…se ci si trova ad Ulan Bator, la capitale del Paese, in qualche modo ci si può arrangiare trovando qualche ristorante con delle ottime pietanze, ma la situazione precipita enormemente quando si sceglie di mangiare il cibo dei nomadi mongoli.

Abbiamo avuto l’onore di fare questa esperienza durante la nostra settimana vissuta insieme ad una famiglia nomade, nella steppa mongola

I nomadi infatti non hanno a disposizione tutte le materie prime facilmente reperibili in una grande città e quindi si devono arrangiare con quelli che si trova. Il negozio dove si va a fare la spesa è la campagna, e qualche tagliola aiuta a rendere la caccia più semplice. 

Prima ancora di raccontarti dei piatti mongoli cucinati dai nomadi, vogliamo raccontarti gli utensili che usano: ogni ger (tipica tenda mongola) è fornita di una stufa rigorosamente alimentata a letame secco, non ci sono padelle diverse per ogni pietanza da cucinare, ma si cucina tutto in un’enorme “ciotola” di metallo.

La padella dei nomadi Mongoli

Volendo aprire una parentesi sull’igiene, qui tutto viene lavato a mano e con a mano intendiamo letteralmente con le mani, senza sapone e senza spugna. Come puoi immaginarti, alla terza ciotola lavata l’acqua assume già un colore scuro e le seguenti ciotole che verranno risciaquate in quell’acqua, non potranno che sporcarsi di nuovo, ma per i nomadi questo è lo standard e quindi bisogna adeguarsi. Inoltre, non esistono frigoriferi nella ger, perché l’elettricità fornita dal piccolo pannello solare non basterebbe, quindi i metodi di conservazione vanno dall’essiccativa, alla bollitura, alla semplice preghiera che il cibo non vada a male nel frattempo.

Ma passiamo al soldo, il cibo dei nomadi mongoli.

 

Il cibo dei nomadi mongoli

Il the dei nomadi Mongoli

Iniziamo con una bevanda sempre presente tra i nomadi, il tè. Il tè è stata la prima bevanda che ci è stata servita una volta entrati nella ger, lo abbiamo bevuto carichi di aspettative abituati ai tè occidentali e invece questo era dannatamente salato. Dopo qualche giorno  che lo bevevamo siamo addirittura arrivati ad associare il sapore del tè con quello delle lacrime, questo giusto per darti un’idea, ma il meglio deve ancora venire…

Il latte

Il latte dei nomadi Mongoli

Il latte viene direttamente dalla fonte: ogni mattina vengono radunate le mucche con annessi vitellini e, mentre questi bevono il latte dalla madre, vengono scacciati per avere accesso alle mammelle da cui prendere il latte. Quest’ultimo poi verrà usato per preparare un sacco di pietanze ed anche mescolato al tè di cui ti abbiamo parlato sopra.

Il problema del latte appena munto, non trattato e senza nessun tipo di additivo, è che ha un sapore incredibilmente forte e noi occidentali non ci siamo assolutamente abituati, infatti dopo un primo assaggio lo abbiamo sempre rifiutato, anche se con scarso successo visto che è usato per cucinare un po’ tutto, come vedrai a breve.

La carne

La mattanza dei cavalli

La cucina nomade e praticamente basata solo sulla carne, così da renderla un incubo per i vegetariani: i piatti più tipici sono composti da manzo o pecora ma noi abbiamo mangiato moltissimo cavallo.

Infatti il giorno del nostro arrivo hanno abbattuto ben 8 cavalli (con un metodo alquanto brutale, il soffocamento, in mancanza di attrezzi più adatti). Detto questo, per i giorni successivi ci siamo trovati cavallo cotto in tutti i modi, dal bollito alla cottura insieme a latte e riso. Un piatto tipico infatti è proprio latte, riso e carne, cotti tutti insieme. Non usano spezie, se non ogni tanto qualche cipolla da aggiungere alla pietanza principale, e giusto un pizzico di sale, per cui alla fine il sapore principale di ogni pietanza finisce per essere quello del fortissimo latte.

Durante l’abbattimento dei cavalli, Marco ha anche avuto la “fortuna” di assaggiare i testicoli di cavallo appena colti, ancora caldi ed insanguianti. Il sapore era semplicemente orribile ed erano incredibilmente viscide, ma si è sentito come se fosse al corso di sopravvivenza di Bear Grylls.

Una volta ci siamo trovati ad impastare acqua e farina, tale impasto è stato poi suddiviso e steso fino a formare delle piadine, quest’ultime poi vengono cotte, tagliate a strisce ed in fine cucinate insieme alla carne, creando dei semplicissimi noodles.

Come puoi vedere il cibo dei nomadi mongoli è composto tutto da piatti poveri, dai sapori molto forti e poco vicino alle tradizioni occidentali.

La marmotta

La marmotta dei nomadi Mongoli
From Wikimedia

I nomadi da cui eravamo ospiti erano decisi a farci provare il piatto più tipico di tutti, ovvero la marmotta. Una sera sono quindi andati a piazzare una tagliola nel luogo appropriato, e la mattina dopo li abbiamo visti tornare con la preda, un po’ inorriditi e un po’ sorpresi. Non avremmo mai pensato fosse cibo, pensavamo ne avrebbero fatto un cappello o qualcosa di simile, per cui ci aspettavamo uno scuoiamento classico…ma così non è stato. Immaginati la nostra espressione quando abbiamo assistito al seguente spettacolo.

La marmotta viene privata della testa, vengono spezzati gli arti e con le mani viene rivoltata come un calzino per togliere tutte le interiora insieme agli organi interni, lasciando intatta la pelle. Le interiora vengono riposte in un’apposita ciotola insieme alle costine e ai pezzi di carne, dopodiché si prende del letame secco e lo si usa come combustibile per arroventate delle pietre, piccole e tonde. Quando le pietre sono belle calde, vengono inserite dentro l’animale insieme agli organi interni e qualche pezzo di cipolla.

Immagina il rumore sfrigolante della carne che si cuoce dall’interno e l’odore che ne scaturisce: a questo punto avevamo ormai capito che si trattava della nostra cena, ed eravamo davvero preoccupati. Sapevamo anche che la marmotta può essere molto pericolosa perché può trasmettere la peste, come tutti i roditori, ma i nostri ospiti scuotevano saldamente la testa davanti ai nostri dubbi e ci ripetevano a gesti quanto fosse buona questa specialità. Insomma, non avevamo scampo!

Quando tutte le pietre e tutta la carne sono state inserite, il collo viene chiuso come un sacco con del filo, e la marmotta comincia a comportarsi come una “pentola a pressione”, cuocendo lentamente il cibo al suo interno e creando un sacco di liquidi.

Per cuocere anche all’esterno  ed  essere privata della pelliccia, la cottura prosegue utilizzando una fiamma ossidrica. A questo punto la marmotta è irriconoscibile, se non fosse per quelle quattro zampetta unghiute non sembrerebbe nemmeno un animale.

Una volta cotta, viene aperta facendo attenzione a non disperdere il liquido prodotto dalla cottura (che verrà poi rigorosamente bevuto in seguito), e si estraggono i pezzi di carne da mangiare. Questo è un piatto da grandi occasioni, un po’ come potrebbe essere da noi il barbecue: amici, parenti e vicini arrivano alla ger per gustarlo tutti insieme, seduti sull’erba, prendendo i pezzi con le mani e rosicchiandoli letteralmente fino all’osso. Una grande festa mongola, e il cibo più tradizionale e particolare che si può trovare in Mongolia.

Ok, lo sappiamo, tu vuoi sapere un’altra cosa in realtà…..di cosa sa questa marmotta?! Be’, il sapore è molto deciso e forte, aiutato anche dal sale e dalle cipolle. Il risultato è uno stufato dal sapore intenso, che abbiamo assaggiato con parecchia circospezione e abbiamo trovato molto meno terribile di quanto temevamo! C’è da dire, però, che dipende molto dall’organo che si mangia. La pelle, bruciata con la fiamma ossidrica, è un grande strato di grasso che loro sembravano gustare moltissimo ma che noi non siamo riusciti proprio a mangiare!

Igiene

Friggendo qualche pietanza mongola

L’igiene non è assolutamente di casa quando si mangia. A parte il lavaggio di posate e stoviglie che avviene senza sapone e con poca acqua, si mangia per terra, spesso con le mani e tutti dalla stessa ciotola. Non esiste frigo e tutto il cibo viene lasciato nella ger a disposizione di mosche ed altri insetti che ogni tanto ci si posano sopra avidamente.

L’acqua non è da meno, questa viene ricavata da un pozzo e lasciata in grandi botti, il problema è che molto volte le botti vengono lasciate aperte riempiendosi di insetti, dai moscerini alle farfalle.

La vita non è facile neanche per il bestiame, abbiamo assistito ad animali come cani, capre e cavalli affetti da gravi infezioni, molti avevano praticamente buchi di vari centimetri colmi di larve che giorno dopo giorno scavano sempre di più decretando la fine dell’animale, a meno dell’intervento dell’uomo, che con grande pazienza deve rimuovere tutti i vermi ed infine versare della cenere sulla ferita.

Il problema del bestiame è anche che questo va a bere nel vicino fiume, che purtroppo è praticamente una fogna a cielo aperto, e questi animali sono gli stessi da cui i nomadi prendono il latte o dei quali si nutrono.

Conclusione sul cibo dei nomadi mongoli

Concludendo, per noi il cibo dei nomadi mongoli è stato una vera e propria sfida, portare a termine i pasti era un lavoro e non è stato semplice, ma sicuramente qui sapori ce li porteremo sempre nella memoria e ci hanno aiutato tantissimo ad apprezzare il cibo e tutte le comodità in cucina che noi occidentali diamo tanto per scontato.

 

Cosa ne pensi? Tu hai mangiato qualcosa di peggiore, in Mongolia o da altre parti del mondo? Raccontacelo nei commenti, parte la sfida 😉

 

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Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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