Dal sogno alla libertà come copywriter freelance nomade digitale

riuscire a diventare copywriter freelance

Se ci segui già da un po’ probabilmente ti è capitato più volte di leggere un concetto tra queste pagine, quello che abbiamo chiamato il segreto della felicità.

Un’idea a me molto cara, cioè che la maggior parte delle persone si fa scoraggiare dalle difficoltà e alla fine non fa mai il primo passo verso il cambiamento, restando a guardare la vita che desiderano dalla finestra.

E che proprio per questo, proprio per il fatto che così pochi ci provano, che invece chi lo fa, solitamente, ci riesce. Un po’ il detto “la fortuna aiuta gli audaci“.

Bene, la nostra storia negli ultimi 3 anni è stata una continua conferma di questa massima di vita. Lo è stato per il viaggio, per la felicità, ma soprattutto PER IL LAVORO.

Se oggi sono una copywriter freelance nomade digitale, se oggi faccio per lavoro quella che considero essere la cosa più bella del mondo, scrivere, se oggi questo blog è quello che è…lo devo a quel gesto di audacia, 2 anni fa.

Nulla di tutto ciò sarebbe mai successo, e io sarei una social media manager frustrata con il grande sogno nel cassetto di scrivere reputato impossibile da realizzare.

 

In questo articolo voglio raccontarti velocemente la mia storia (la versione completa poteva trovare spazio, insieme a quella di Marco, solo nella nostra guida al viaggio a lungo termine da 400 pagine! ).

E voglio usarla per darti qualche consiglio non solo su come diventare un copywriter freelance, un travel storyteller, un nomade digitale o quant’altro, ma soprattutto sul perché dovresti provare a realizzare i tuoi sogni, SEMPRE.

 

Impossibile è uno stato mentale

La maggior parte di noi non SCEGLIE il proprio lavoro perché spinti da una vera passione, o perché si impegnano al massimo per realizzare ciò che desiderano. Anzi, diciamocela tutta, la maggior parte delle persone non sa nemmeno quale sia la propria passione!

Ci ritroviamo a seguire i percorsi della vita, lo standard che gli altri ci suggeriscono, e a cogliere le opportunità che ci si presentano.

Così il primo lavoro non è quello dei sogni, ma quello che siamo riusciti a trovare. E quando arriva il contratto a tempo indeterminato, siamo felici e ce lo teniamo stretto, anche se quel lavoro in fondo non ci piace.

E continuiamo a correre sulla ruota del criceto, lamentandoci occasionalmente con gli amici, consapevoli che vorremmo qualcosa di diverso, ma senza poi realmente provare a cambiare.

 

Molti di noi rimangono incastrati in questo meccanismo per tutta la vita. Certo, fanno avanzamenti di carriera, o cambiano azienda, ma in fondo rimangono sempre fermi nella stessa ruota, schiavi degli stessi meccanismi. Il cambiamento è sempre rimandato a data da destinarsi, a momenti migliori, a più soldi, più stabilità. E quando siamo lì lì per cambiare…zac, arriva la promozione che stavamo aspettando.

E allora che fai, molli?

Ecco, chi lo fa, chi molla, chi cambia strada, si trova avvantaggiato. Proprio perché non lo fanno tutti, proprio perché è una strada meno battuta. Certo, bisogna saper cogliere i segnali, bisogna sapersi creare le opportunità, bisogna restare al passo e sapersi reinventare. Ma è sempre un misto di fortuna e capacità ciò che si ottiene nella vita.

Come dicevamo? Ah già, ”la fortuna aiuta gli audaci”. 🙂

 

Perché da bambini vogliamo tutti essere astronauti, ma poi ci accontentiamo di guardare le stelle?

Ho sempre amato scrivere. A 11 anni ho scritto il mio primo “romanzo”, sull’onda del mio amore per Harry Potter, un fantasy auto-pubblicato da mio papà che non ha visto gli occhi della critica se non quelli di qualche amico e familiare. Dall’età di 14 anni, il mio migliore amico è diventato un foglio Word, che ho eletto a più pratico diario segreto per le mie paturnie, e che ora conta centinaia di pagine.

Alle medie la mia materia preferita era italiano. Al liceo aspettavo i temi con trepidazione. Utilizzavo tutte e 3 le ore che il professore ci dava, e riuscivo a malapena a finire in tempo. Alla maturità ho usato tutte e 6 le ore, per dire. Forse la mia cattiva capacità di gestione del tempo doveva essere già chiara da allora…ma questa è un’altra storia.

Quando è stato il momento di decidere cosa fare della mia vita, però, di indirizzare le mie abilità con l’università, ho chiuso questo amore per la scrittura in un cassetto e lì l’ho dimenticato, o quasi. In fondo, di diventare una scrittrice famosa non sentivo di avere tante speranze, visto il tiepido responso del pubblico al mio romanzo di undicenne. E poi, chi ci può riuscire? Figurati, di J. K. Rowling ce n’è una sola, no? Perché investire su qualcosa che è difficile da ottenere? Giusto, tipici ragionamenti adolescenziali, ma anche da età adulta in realtà.

Il giornalismo, stesso discorso: tutti mi dicevano che i giornali erano in crisi, che i giornalisti erano sottopagati, che l’editoria stava morendo, etc etc. Quindi niente, una bella linea anche sul sogno del giornalismo. I mestieri legati alla scrittura che conoscevo, dall’alto della mia consapevolezza di diciottenne nel 2010, erano belli che terminati.

E così mi sono iscritta a Lingue. Interfacoltà con Economia, ovvio, che sia mai che non ci mettiamo dentro un ambito lavorativo “utile”. Mi sono laureata nei tempi previsti, riuscendo comunque a infilarci dentro anche un semestre di studio in America, che la passione per i viaggi e le esperienze all’estero è forse in me ancora più antica di quella per la scrittura.

Poi un master in marketing, e mi ritrovo ufficialmente lanciata nella direzione della realizzazione personale “standard”: stage, assunzione, carriera in azienda, etc etc.

strada difficile da seguire

Nessuno sa cosa gli piace fare finché non ha provato a farlo

Tutto ciò che è avvenuto negli ultimi due anni è stato probabilmente una conseguenza di piccoli, apparentemente insignificanti eventi che si sono verificati in quel periodo.

Se oggi esiste Viaggiosoloandata.it forse è anche merito di quel piccolo, bruttissimo blog che avevo aperto a 20 anni con Blogspot per parlare della mia vita studentesca in America. Se ho trovato lo stage e poi il lavoro in comunicazione che sognavo è perché mi sono impuntata a seguire strade che sentivo mie ma gli altri mi sconsigliavano. Se ho capito che non volevo vivere quel tipo di vita è solo perché ho realizzato l’allora mio sogno di fare il suddetto stage all’estero, e nei mesi a Londra mi sono resa conto di odiare quella quotidianità da automa e mi sono ripromessa che avrei provato a vivere in modo diverso.

Insomma, è tutto collegato. Odio essere monotona e citare ancora, per l’ennesima volta, la frase di Steve Jobs sull’unire i puntini, ma non è colpa mia se non fa che tornare fuori! 😉

1. Quindi il primo consiglio che ti posso dare se vuoi diventare un copywriter freelance o in generale un nomade digitale è questo: non sai mai dove la vita ti porterà, quindi tu seguila senza rimpianti. Tutto ti tornerà utile.

 

Fatto sta che la mia strada ha preso una direzione molto interessante: quella della comunicazione digitale.

Avevo già acquisito in autonomia qualche competenza di blogging e di SEO per il mio piccolo progetto personale da exchange-student/blogger.

Nel mio primo stage, ancora prima del master, mi ero ritrovata a lavorare in quel settore. Lavorando in un’agenzia, scopro altri lati della comunicazione digitale: i social media, gli influencer, etc. È la prima volta in cui entro in contatto con una grande verità: c’è gente che viene pagata per fare ciò che ama. E non sembrano essere dei raccomandati, almeno la maggior parte di loro. Apparentemente, sembra solo che abbiano avuto fortuna

Nel secondo stage, che poi diventerà il mio lavoro finché non mi licenzierò per iniziare a viaggiare e intraprendere la libera professione, aggiungo un nuovo tassello. Tassello che si rivelerà fondamentale. Nel mio lavoro come “digital specialist”, faccio anche la editor. Il che significa che gestisco il blog aziendale di alcune grandi aziende, pagando dei professionisti della scrittura perché creino per me dei contenuti.

È una rivelazione. Questi non sono necessariamente giornalisti, né sono scrittori, né sono pubblicitari…si chiamano “copywriter“, professionisti che padroneggiano la scrittura e la SEO e lavorano per per far apparire i propri clienti al meglio nel web, e io mi rendo conto che sarebbe un sogno per me fare questo lavoro.

 

Risultati immagini per ikigai

2. Ecco, infatti il secondo consiglio è proprio legato a questo: non dare per scontato che la vita sia bianca o nera. Non devi per forza essere un avvocato o un medico, non tutti rientriamo in uno standard. Le strade più belle sono quelle che apriamo noi.

Inizia a ragionare sui tuoi punti di forza, sulle tue passioni, e tieni le orecchie aperte alla ricerca del tuo ikigai: è lì che si trova la realizzazione personale e professionale.

 

Per come farlo, e per sapere come iniziare a muovere i primi passi nel lavoro online, formarsi nel settore che ci interessa, etc, rimando alla nostra guida al viaggio a lungo termine, perché non sarebbe possibile nelle poche righe di un articolo!

Ma torniamo a noi…

 

 

La fortuna aiuta gli audaci (e di solito questi vengono chiamati folli)

È sulla base di queste piccole, grandi scoperte che inizio segretamente a sognare di poter cambiare strada e vivere delle mie passioni. Ma è solo un sogno, che sussurro certe volte a Marco piena di paure e incertezze:

Ma no, è troppo difficile. Ma non pagano niente, figurati. Ma se non hai contatti è impossibile, non ce la farò mai. Sì, ok, ci provo, ma non riuscirò a farne un lavoro a tempo pieno!“.

Questa era la litania che ripetevo a lui, e a me stessa. In realtà era la mia paura di fallire a parlare, ma ancora non lo sapevo.

Devo ammettere che, se fosse stato solo per questo piccolo, grande sogno, probabilmente non avrei mai fatto il passo. No, anzi, ne sono sicura. Non mi sarei mai licenziata da un lavoro sicuro per fare la copywriter freelance nomade digitale!

È questo il problema dei sogni: a volte, anche se la vita ci mette davanti la possibilità di realizzarli, fanno troppa paura!

Per fortuna io avevo un altro sogno, ancora più forte, e una deadline per realizzarlo: partire per un viaggio a lungo termine alla fine del mio contratto di lavoro!

È stata quella la vera spinta trainante, sia per me che per Marco. Nessuno dei due avrebbe mai rotto le catene (prima di tutto mentali) che ci imprigionavano, senza quello stimolo! Io ho prima iniziato a viaggiare, e solo poi sono diventata freelance e nomade digitale. Non è l’unico modo, non è nemmeno il migliore forse, ma per me è stato l’unico. Non avrei mai fatto il salto senza la prospettiva di quel viaggio. E non sarei qui a scrivere questo articolo.

 

3. Il mio terzo consiglio quindi è: datti una scadenza. Fissa un obiettivo. Non stare a guardare i tuoi sogni e basta, perché non è così che li realizzerai. Decidi di fare qualcosa di straordinario, che hai sempre desiderato nella tua vita, che ti darà la spinta e il coraggio per prendere decisioni drastiche.

Se è un viaggio di sola andata, come per me, tanto meglio! Noi abbiamo scritto la guida proprio perché è stato il nostro percorso. 

 

Certo, se mi fossi semplicemente licenziata per iniziare a viaggiare e avessi deciso che avrei provato a fare, che ne so, la parrucchiera nomade digitale, sarei stata incosciente. Che competenze avevo come parrucchiera? Nessun portfolio, nessuna foto di clienti soddisfatti da mostrare a potenziali nuovi avventori. Magari avrei avuto fortuna, certo, ma sarebbe stata una questione di coincidenze.

No, io mi sono messa in testa di diventare nomade digitale sfruttando le competenze in comunicazione di anni di studio e lavoro, e copywriter freelance dopo aver iniziato a farmi un portfolio in materia. Avevo i miei clienti come editor per l’agenzia, ma soprattutto ho iniziato a collaborare (gratis!) con giornali online che seguivo, associazioni che mi erano vicine per interessi, piccole aziende.

Questo è molto importante. Ho iniziato a investire gratuitamente parte del mio tempo per acquisire grazie a loro le competenze necessarie e per crearmi un portfolio, e anche se mi dava fastidio lavorare gratis, ho capito che era fondamentale. L’ho capito in particolare quando, grazie alle attività che avevo fatto gratuitamente, ho potuto proporre ai miei primi clienti dei prezzi seri, onesti, non da schiava…e loro li hanno accettati.

 

4. Di qui, il quarto consiglio per diventare freelance e nomade digitale (vale per tutti, non solo per i copywriter, davvero!): meglio lavorare gratis che lavorare per pochi spiccioli. Il primo è formativo, il secondo è svilente e crea una condizione sbagliata da cui non è facile uscire. 

Essere sottopagati per un lavoro è sfruttamento, e non crea le condizioni per crescere. La gavetta, invece, purtroppo o per fortuna è necessaria. E quando non sei nessuno e non hai un nome, è la migliore opportunità che possa capitarti.

Parliamoci chiaro: lavorare senza essere pagati fa schifo, è una mentalità tipica italiana e dovremmo tutti combatterla. Ma è anche vero che bisogna farsi furbi, e certe volte bisogna fare dei sacrifici per raggiungere i propri obiettivi.

 

Insomma, mi sono impegnata tantissimo per fare in modo di aiutare la fortuna al massimo grado possibile. E sapevo di aver messo le basi per riuscire a realizzare il mio sogno. Non credevo comunque che ce l’avrei fatta, vedi tutte le paure sopra, ma avevo la coscienza pulita di averci provato.

Mi hanno dato della folle più e più volte da quel giorno, a volte me lo dico da sola, ma ho capito una cosa: l’audacia è spesso scambiata per follia da chi ha troppa paura dell’ombra dell’incertezza.

copywriter nomade digitale in viaggio

Sii uno YesMan!

Una delle cose più belle e più importanti che ho appreso da quando ho iniziato il mio percorso da copywriter e nomade digitale è l’importanza del cogliere le opportunità. Dell’essere uno YesMan

Hai visto il film? Sì, quello con Jim Carrey. Bisogna imparare a dire sì alla vita, anche quando sembra non ci sia niente di particolarmente interessante in serbo per noi.

Anche una banale uscita con gente che non conosciamo può tramutarsi in opportunità. Dico davvero, ho avuto opportunità lavorative (e di vita) da sconosciuti in Blablacar, in viaggio, sotto casa, ovunque. Non le avrei trovate se non avessi avuto l’atteggiamento giusto però, di apertura e curiosità.

 

Dicendolo in termini molto markettari e moderni, di quelli che ora vanno di moda, ecco il mio quinto consiglio:

5. Coltiva la tua capacità di fare networking. Rimani aperto a ogni opportunità, da bravo YesMan, e coltiva quelle che ti procurano piacere e interesse. È lì che ci sono le vere possibilità di successo!

 

Non intenderlo come ci forzano a pensare il networking adesso, ad eventi finalizzati solo a questo a cui ti preseti carico di bigliettini da visita e spammi le tue competenze a più non posso con più gente possibile. No, parlo della capacità basilare di coltivare le relazioni che ci arricchiscono, non solo in amicizia.

Un grande esempio nella mia vita è la relazione con il fondatore di NomadiDigitali.it, Alberto Mattei. È grazie al suo sito, trovato per caso a vent’anni, che sono entrata per la prima volta in contatto con il concetto di nomadismo digitale. E mi sono ritrovata a collaborare con lui per lavoro quando sono stata assunta in quell’agenzia. È questo uno dei siti per cui ho cominciato a scrivere come contributor tra i primi. È Alberto che ho contattato ogni volta ho avuto opportunità di visibilità verso il mondo dei nomadi digitali. Ed è sempre lui che ha scritto il capitolo introduttivo al nomadismo digitale della nostra guida al viaggio a lungo termine. Siamo sempre rimasti in contatto, senza nessuno scopo se non il reciproco interesse lavorativo e umano

 

Ed è grazie a lui se oggi sono stata coinvolta in una delle cose più interessanti e stimolanti che mi siano capitate finora: la mia prima Workation sul Travel Storytelling!

Un evento formativo-esperienziale di una settimana che si tiene dal 13 al 19 Maggio 2019 nel co-living in Calabria Home4Creativity, a cui prenderanno parte nomadi digitali navigati, giornalisti in ambito travel, blogger (tra cui noi! ), startupper e tanti altri, per raccontare e spiegare il mestiere del Travel Storyteller in tutte le sue sfaccettature. 

Un’esperienza bellissima di nomadismo digitale, condivisione, formazione e networking, che se stai leggendo questo articolo perché ti interessa trasformare in una professione la tua passione per la scrittura e per i viaggi, ti invito caldamente ad andare a vedere!

Penso che se avessi avuto anni fa l’opportunità di partecipare a una cosa del genere, la mia vita avrebbe avuto una svolta pazzesca anche prima del tempo. Una simile possibilità di “networking”, di conoscenza estesa di persone con competenze e storie così interessanti, è davvero impagabile.

 

Se ti interessa partecipare alla Workation e venire a conoscerci e lavorare insieme per una settimana, clicca qui o sul banner di seguito

workation calabria travel storytelling

 

Prima di lamentarti di non farcela, almeno prova

Bene, torniamo a noi. Devo sorvolare su tutto ciò che succede prima e durante la partenza, anche se sarebbero informazioni importanti per capire davvero cosa mi ha portato qui, ma purtroppo lo spazio scarseggia. Il nostro viaggio solo andata prosegue senza intoppi, i mesi passano, il blog cresce: terminata la transmongolica tra Russia, Mongolia e Cina, proseguiamo in Giappone…

È da qualche parte in Cina che perdo il mio migliore (leggi “unico pagante fino ad allora”) cliente. Sospendono il blog aziendale dell’azienda per cui lavoravo come editor e per la quale avevo continuato a scrivere. Mi abbatto molto. Ho la sensazione che non troverò mai più altro, che sia l’inizio della fine. Già mi vedo a tornare in Italia e andare strisciando nella mia vecchia azienda a chiedere di riassumermi.

Una sera, mentre siamo in tenda alle pendici del Monte Fuji, scorrendo Facebook mi soffermo su uno dei tanti gruppi di “scambio lavoro e competenze” specializzati in marketing a cui mi sono iscritta nei mesi. L’ho sempre guardato, ho risposto timidamente a qualche annuncio con scarsi risultati, ma non ho mai provato più di tanto a utilizzarlo al meglio. 

Quella sera, non so come né perché, decido di provarci. Scrivo un annuncio. Un annuncio in cui non dico cosa faccio, ma MOSTRO CIO’ CHE SO FARE. Per capire come trovare clienti da freelance rimando di nuovo alla guida e a questo articolo; per ora ti basti sapere che…i risultati arrivano.

Un paio di giorni dopo, dopo telefonate intercontinentali, messaggini su Whatsapp  e contrattazioni selvagge sul costo del mio tempo, ho i miei primi clienti paganti. E da allora, non faranno che aumentare quasi senza che io me ne renda conto.

 

Dentro di me, fino a quel momento, ho sempre pensato che, in fondo, chi riusciva a realizzare i suoi sogni avesse qualcosa di speciale. Avesse tanti soldi, o tanti agganci, o tanto cu*o, non so. Che in realtà la vita non andasse così, che non ci fosse un meccanismo di causa-effetto per cui il fatto stesso di provarci ti aiutasse ad avere più probabilità di riuscirci. A pensarci ora, è ovvio, ma allora non lo era.

 

E questa è la più grande lezione di tutte quelle che ho imparato in questa avventura. Sembra scontata, ma è fondamentale, e voglio condividerla con te.

È il mio sesto, e forse più importante, consiglio per diventare copywriter freelance, nomade digitale ma soprattutto FELICE!!!

Eccolo:

 

6. RIESCE SOLO CHI CI PROVA.

Bestiale, eh? Una banalità ma di fondamentale importanza. Aspetta, c’è di più:

RIESCE SOLO CHI CI PROVA.

NON TUTTI QUELLI CHE CI PROVANO, CI RIESCONO.

MA CHI NON CI PROVA, NON CI RIESCE DI SICURO.

 

…..booooom! Pazzesco, non trovi? Un sillogismo quasi perfetto.

Guarda, aspetta, prima di chiudere la pagina e andartene, pensaci un attimo. Sembra una gran banalità quella che ho detto, ma non lo è!

La maggior parte delle persone NON ci provano nemmeno. Qualunque sia il verbo in questione, è così. La maggior parte delle persone hanno troppa paura di fallire per provarci. E be’, ovviamente loro non ci riusciranno mai. Logico. Non ci provano, non ci possono riuscire.

Chi ci prova, non ha nessuna garanzia di riuscita, è vero. Ma è già un passo avanti a tutti gli altri che non ci hanno provato, no? Poi forse ci sarà anche qualcos’altro all’opera, non lo so, qualche grande forza metafisica, il fato, il destino, chiamalo come ti pare. Non voglio scomodare nessuno di importante per giustificare le mie teorie, quindi non mi arrischio nel definirlo.

Ma è così. Se non ci provi, non ci riesci. Se lo fai, hai comunque le maggiori probabilità di riuscirci in assoluto.

 

 

Wow, direi che con questo posso probabilmente chiudere uno degli articoli più importanti, e sicuramente più lunghi, che io abbia mai scritto su questo blog 🙂

Spero che ti sia piaciuto leggere la mia storia (anche se molto approssimata rispetto a quella completa nella guida, di cui ti invito a scaricare anche solo l’anteprima gratuita perché la troverai anche lì) e che questi consigli ti siano utili.

 

Io mi sono messa a nudo come poche volte, in queste righe: se vuoi farlo anche tu e raccontarci qualcosa di te, scrivici o lasciaci un commento!

 

Un abbraccio,

Ilaria & Marco

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