Nomadi digitali a Chiang Mai: vale ancora la pena scegliere questa città?

chiang mai nomadi digitali

Lo ammetto: sono partita molto prevenuta nei confronti di Chiang Mai.

La prima volta che siamo venuti in Thailandia l’abbiamo letteralmente ignorata, tutti desiderosi di un po’ di mare e giungla nel sud. Ma ora che ci siamo tornati, e che ormai il nostro “status” di nomadi digitali non è più un sogno ma una realtà, la curiosità nei confronti della “capitale del nomadismo digitale” ha preso il sopravvento.

E così abbiamo fatto rotta per Chiang Mai.

Se sei minimamente a conoscenza di cosa sia un nomade digitale e ti sei informato sulle destinazioni più comuni per questo tipo di viaggiatori/lavoratori, sono certa che la città di Chiang Mai avrà fatto più volte capolino dalle tue ricerche, vero?

Eh sì perché, a torto o a ragione, questa cittadina nel nord della Thailandia si è decisamente affermata da parecchi anni come luogo simbolo e punto di incontro di nomadi digitali da tutto il mondo.

Ma perché? E ne vale davvero la pena?

Era quello che ci chiedevamo io e Marco mentre facevamo rotta verso Chiang Mai, con un lungo viaggio di notte in treno (i treni notturni più comodi e lussuosi che abbiamo sperimentato finora nel mondo, con tanto di addetto che ti fa il letto, altro che transiberiana ;)). 

Negli anni abbiamo sentito tante opinioni contrastanti: ci sono quelli che idolatrano Chiang Mai come la culla del nomadismo digitale, quelli che la schifano come un luogo pieno di montati e ND wannabe, quelli che postano video in cui vanno in giro con la mascherina perché è troppo inquinata e l’aria fa schifo. Insomma c’è un po’ di tutto, e farsi un’opinione non è facile.

In particolare per due come noi.

La doverosa premessa è che siamo nomadi digitali (e viaggiatori, e lavoratori) un po’ particolari. Non amiamo i co-working: consideriamo il lusso di poter lavorare da casa uno dei più grandi vantaggi dello stile di vita che ci siamo creati, e raccogliere tutte le nostre cose per recarci in un simil-ufficio non ci piace troppo.

In più, siamo un po’ orsi e non amiamo i viaggi in luoghi troppo sociali/turistici. Dacci tutta la vita una capanna nella giungla con connessione ad internet piuttosto che un co-working in città, insomma.

Ecco, con queste due premesse è facile capire che…Chiang Mai non ci ispirava più di tanto, non più di altri luoghi della Thailandia o del mondo. Ma proprio per questo eravamo curiosi di vedere cosa ci avrebbe riservato.

stazione di chiang mai

Di primo acchito, non sembrava dovesse andare molto bene, anche solo per la pessima scelta del momento in cui abbiamo deciso di venirci.

Già, perché siamo arrivati a Chiang Mai ad aprile. Questo è un male per vari motivi:

  • è il periodo più caldo e afoso dell’anno
  • è nel mezzo della burning season, quando i contadini bruciano i campi e l’aria si riempie di fumo e inquinamento
  • è il loro capodanno, il Songkran (ovvero una gigantesca battaglia a secchiate d’acqua e superliquidator)
  • …quindi la maggior parte dei nomadi digitali che solitamente frequentano questa città sono letteralmente fuggiti altrove per tutti i motivi sopra 😉

La nostra idea di conoscere altri nomadi digitali e farci raccontare da loro i pro e i contro di questa città, insomma, è bellamente naufragata.

A parte Marco, un nomade coraggioso che non è fuggito davanti a tutte le circostanze sopra descritte, e che ci ha fatto fare un giro delle montagne intorno alla città e raccontato un po’ della vita a Chiang Mai, insomma, non possiamo portare altre testimonianze come avremmo voluto. 

Ma possiamo raccontarti la nostra. E l’idea che ci siamo fatti di Chiang Mai come destinazione per nomadi digitali, per capire se ne valga ancora la pena oppure no.

Chiang Mai: il vero paradiso dei nomadi digitali (oppure no?)

Siamo arrivati a Chiang Mai in una calda mattinata di aprile. La città si stava svegliando in quel momento, e il traffico era tranquillo e scorrevole lungo la via principale che gira intorno al centro, una sorta di quadrato circondato da mura e da un fossato con laghetti e fontane. E il nostro primo pensiero su Chiang Mai è stato…wow!

Devo dire che, aspettandoci un’aria irrespirabile e un caos fuori dal mondo, la prima impressione è stata molto positiva.

Locali, ristoranti, bar e gelaterie dal vibe internazionale punteggiano tutte le strade, e seduti ai tavolini vedi tanti thai quanti turisti. I negozi sono quel giusto livello di exotic-chic che può conquistare un milanese in vacanza, e i prezzi sono piuttosto bassi (ma in linea con il resto della Tailandia direi).

La nostra accommodation, un Airbnb con cucina assolutamente dignitoso ma non lussuoso, costava sugli 11 euro a notte in due. Ma parlando con Marco, il nomade digitale superstite che abbiamo conosciuto, abbiamo scoperto che con 150euro al mese si può vivere in un complesso residenziale con piscina e co-working interno, come fa lui per esempio. E non è male per niente.

Il cibo varia dai 40-80 Bhat dei posti più economici e tipicamente locali (un paio di euro a piatto) alla decina di euro di posti più lussuosi o turistici, ma assolutamente fattibile in qualunque caso.

Il noleggio del motorino, essenziale per girare a Chiang Mai e soprattutto nei boschi e nelle montagne limitrofe, lo abbiamo pagato 200 Baht al giorno (meno di 6€), ma ci dicono che avremmo potuto trovare anche a 100-150.

Insomma, questo bisogna riconoscerlo: a Chiang Mai c’è tutto l’occorrente per vivere bene a medio-lungo termine con uno stipendio anche abbastanza basso per gli standard europei. Almeno dal punto di vista economico.

Ma per il resto?

La città in sé è carina, e anche se non abbiamo potuto vivere il suo periodo di massimo splendore per i nomadi digitali (da novembre a febbraio) è chiaro che il vibe è quello giusto. Ogni locale ha un Wi-Fi gratuito, e le connessioni sono di tutto rispetto.

La natura intorno è bellissima, con montagne, fiumi, giungla, tutto ciò che si può desiderare (anche se poche di queste cose sono a distanza di motorino). E la zona pullula di attività, sia turistiche (dai bagni termali con gli elefanti alle sessioni di paintball, passando per i tour in motocross e i pool party) che lavorative (spessissimo ci sono Meetup o incontri per nomadi digitali, e basta andare a lavorare in un co-working per massimizzare la possibilità di conoscere qualcuno).

Ma se si vuole trovare calma e pace, nessun problema: basta entrare in uno degli innumerevoli templi sparsi ogni pochi metri, uno più bello dell’altro. E il caos della capitale dei nomadi digitali è subito un ricordo!

nomadi digitali a chiang mai

I pro e i contro di Chiang Mai per i nomadi digitali

Ma quindi Chiang Mai ha ancora ragion d’essere la capitale dei nomadi digitali, o ormai si tratta più di una moda?

Non siamo riusciti a darci una risposta a questa domanda, devo ammetterlo. Ma ci siamo fatti un’idea piuttosto chiara di chi sia il viaggiatore (o il nomade digitale) ideale per Chiang Mai, e viceversa, in base ai principali Pro di questa città.

  • i costi abbastanza contenuti
  • le tante occasioni di networking
  • le altrettante occasioni di festa e party
  • la comodità di una città “facile“, dove tutto è a portata e occidentalizzato
  • la bellezza di un clima che, almeno da novembre a febbraio, è ideale (sembra che in inverno serva addirittura un bel giaccone nelle montagne!)
  • tante attività da fare che non basta probabilmente una vita intera in vacanza per finirle tutte (ma qui i costi salgono, e il tempo per lavorare da nomadi digitali diminuisce ;))

Insomma, Chiang Mai può essere un’ottima capitale per un certo tipo di nomadi digitali a mio parere: quelli un po’ più giovani e/o festaioli, magari single, in cerca di tante occasioni per fare networking e conoscere persone. Persone che abbiano voglia di restare fermi per una stagione, nei mesi “giusti”, per fare il pieno di esperienze e poi ripartire ai primi segnali di caldo o di campi dati alle fiamme.

Se dovessi consigliare ad un amico nomade digitale di andare a Chiang Mai o meno, lo farei probabilmente solo con aspiranti ND, o con professionisti in cerca di nuove opportunità, di quel tipo di cambiamento che viene più facilmente dall’incontro con le persone che con i luoghi.

Detto ciò, il ragazzo che abbiamo conosciuto non mi è sembrato rientrasse in nessuna di queste categorie in particolar modo, eppure sono anni che si è fermato qui e ha fatto di Chiang Mai la sua capitale.

Ma, anche a suo dire, ora inizia a esserne stanco: negli ultimi anni il vibe è cambiato, e arrivano sempre più turisti in cerca di avventure che veri e stimolanti nomadi digitali. I costi si sono alzati conseguentemente all’aumento della sua fama, e questo piccolo paradiso nella giungla si sta sempre più trasformando in un hub turistico, di venditori di fumo e di stili di vita da sogno senza sostanza.

 

Anche perché, almeno a nostro parere, ci sono tanti contro: la lontananza dal mare tra tutti. Vai in un paradiso esotico e stai a centinaia di chilometri dal mare, scusa?

Non è vero che le zone marittime della Thailandia costano di più, o che sono eccessivamente turistiche. Per esempio ora siamo a Ko Lanta, seconda isola del Paese per dimensione e…fammi indovinare, non la conosci vero?

Eh già, perché a parte Phuket, Ko Samui e Ko Phangan le altre decine e decine di isole thai sono spesso fuori dalle rotte turistiche più di massa (da non confondere con “incontaminate”, per carità).

Siamo in un bungalow letteralmente sulla spiaggia, che paghiamo 10 euro a notte (totali, non a testa) e lavoriamo con una connessione a internet ottima dal tavolino vista mare. La cena al ristorante turistico costa massimo 200-300 Baht (6-8 euro a testa) e la consumiamo con i piedi nella sabbia. Il motorino, 150-200 come a Chiang Mai.

Certo, le possibilità di fare networking diminuiscono, anche perché ci sono veramente poche persone insieme a noi sull’isola visto che è fine stagione, ma…se sei un nomade digitale avviato, con i tuoi lavori e i tuoi clienti, e se ti piace la solitudine e la pace (magari vista mare), secondo me non può esserci di molto meglio di così!

lavoro da nomadi digitali
Il nostro ufficio a Ko Lanta

Ma quindi dove dovrebbe andare un nomade digitale?

Arrivato a questo punto, forse sarai un po’ perplesso. Ma quindi, Chiang Mai sì o Chiang Mai no?

La risposta è esattamente quella che non vorresti sentire: .

Chiang Mai può essere il posto perfetto per cominciare la tua avventura da nomade digitale, perché no. Mi immagino un novello viaggiatore solo andata, fresco fresco di aereo e con il suo grande zaino nuovo, più pieno di sogni di libertà che di vestiti, arrivare qui e trovare tutto ciò che può desiderare: stimoli.

Poi sarà il tempo a dirgli se Chiang Mai faccia per lui a lungo termine o meno, ma diciamoci la verità: se ci si crea uno stile di vita location independent, perché legarsi a un posto in particolare, almeno all’inizio?

 

Chiang Mai, così come tutta la Tailandia, è la capitale dei nomadi digitali perché è un posto “facile”. 

Ce ne si rende conto in maniera particolare soprattutto se, come noi, si arriva da posti che facili non sono proprio per niente, come l’India. In Thailandia il cibo è più facile, le persone sono più facili, muoversi è più facile. In Tailandia hanno un senso del “lusso” nelle piccole cose, se così si può dire: anche il bagno pubblico del corrispettivo del nostro Autogrill ha i fiori appesi alle pareti, e anche un hotel a una stella ha solitamente almeno le lenzuola pulite e un bagno in camera.

In Tailandia internet è una commodity: posto che si può avere sfiga ovunque, in teoria dove vai vai, una connessione a internet decente la trovi. Puoi fare una Skype call senza il terrore che cada la linea 8 volte, e checché ne dicano quelli che vendono lo stile di vita da nomade digitale come il più bello e facile del mondo, ti assicuro che non è una garanzia che ho avuto in tanti posti nel mondo.

Ma forse la Thailandia, come Chiang Mai, ha fatto il suo tempo. Questi luoghi potevano essere le capitali del nomadismo digitale in anni in cui di nomadismo digitale non si parlava ancora, probabilmente. Periodi in cui era una parola strana, sussurrata da un orecchio all’altro, per pochi eletti.

Come per il film The Beach, con il caro Leo che nel 2000 arriva in una Thailandia che non è quella di oggi, no, e che si trova in un paradiso nascosto noto solo a una ristretta cerchia di hippie visionari. Ecco, questo film è il parallelismo perfetto, perché quella spiaggia su cui Di Caprio si perde in solitudine, 18 anni dopo è stata chiusa al turismo perché diventata troppo affollata.

È esattamente quello che sta succedendo a Chiang Mai, e alla Thailandia in genere, per i nomadi digitali.

 

La nuova frontiera è probabilmente Bali. È lì oggi che sembra concentrarsi il grosso del movimento dei digital nomads, un posto probabilmente ancora più da sogno che la Thailandia, e che forse ancora per qualche anno riuscirà a mantenere un che di autentico per chi saprà guardare oltre le spiagge più turistiche e i bucket cocktail.

 

Ma anche Bali è destinata a saturarsi (sempre che non lo sia già…ve lo faremo sapere appena ci andremo ;)), e il popolo dei lavoratori senza vincoli di luogo e di tempo si sposterà ancora, e si ritroverà a creare la propria capitale temporanea in qualche altra parte del mondo. Forse la verità è che ogni “tipologia” di nomade digitale ha la sua capitale: quelli più europei vanno alle Canarie, quelli che cercano il massimo risparmio in Romania, i più alternativi in Sud-America, i festaioli in Tailandia, gli spiritualisti a Bali…ce n’è per tutti.

 

È questo il bello. 

Che non ci serve una capitale, diamine!

Siamo nomadi digitali, gente: il mondo è la nostra capitale.

E siamo sempre di più (se ti stai chiedendo come diventarlo, dai un’occhiata qui va’), per cui incontrare un’anima affine in un bar, in ostello o anche sul bus è sempre più facile.

Ci vediamo in giro 🙂

 

Un abbraccio,

Ilaria & Marco

Written By
More from Ilaria Cazziol

Nomadi digitali a Chiang Mai: vale ancora la pena scegliere questa città?

Lo ammetto: sono partita molto prevenuta nei confronti di Chiang Mai. La...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.