Viaggiare, una cura per l’ansia e gli attacchi di panico

lauren viaggiare una cura per l'ansia

Lauren è una di quelle persone ossessionate dall’idea del viaggio: sempre a sognare paesi sconosciuti da scoprire, ma con la convinzione che non li potrà mai vedere tutti, perché sarebbe carissimo!

In realtà i soldi non sono l’ostacolo più grande per questa ragazza inglese: oggi ti racconto la storia di Lauren, e di come nel viaggio abbia trovato l’unica cura per l’ansia che funzionasse.

 

Partiamo dall’inizio: i suoi primi 20 anni li passa a fare il conto alla rovescia tra un viaggio e l’altro.

Anche quando la sua famiglia incappa in una settimana di ferie piovosa, che si riduce a ore infinite di litigate, lei è contenta di aver potuto trascorrere un po’ di tempo lontano da casa ad esplorare un posto nuovo.

Alla soglia della maggiore età cerca di studiare un piano che le dia la possibilità di costruirsi una vita sostenibile in questo senso, sa che stare lontana da casa la rende felice, ma non ha idea di come fare per stare via per più di qualche tempo.

Quindi si impegna per 5 anni a mettere da parte soldi; quando deve comprare qualche extra pensa che con 30 $ potrebbe vivere un giorno in più in Asia, e allora niente giacca fashion o nuovo rossetto.

Mentre studia all’università lavora per 8 $ all’ora e mette da parte 24.000$, che calcola le possano essere sufficienti per un anno o due al massimo.

Cerca di costruirsi una rete di contatti online perché ne comprende le potenzialità. Un lavoro in rete le permetterebbe di guadagnare anche mentre si sposta, ma non conosce nessuno che abbia intrapreso questa attività a tempo pieno (come invece facciamo noi! 😉 )

E il suo master in fisica non può essere sfruttato in questo campo.

Mette giù una lista di cose che sa e che le piace fare, dicendosi ‘se riesco a ricavare dei soldi da questa passione, allora è una strada che merita di essere portata avanti!’.

Così inizia a proporsi per qualche lavoro da freelance come scrivere, editare, fare da tutor in fisica ed inglese, ma arrivano le prime notizie sconfortanti: nessuno la contatta.

Si propone di guadagnare tramite le affiliazioni: mette online siti internet che le permettano di avere qualche entrata, ma anche qui non riesce a decollare.

Il passo successivo è imparare qualcosa di programmazione e grafica, ma è un’altra serie di buchi nell’acqua .

Tutto sommato non un inizio coi fiocchi eh?! Però nella vita non bisogna mai arrendersi: ‘se riuscivo a guadagnare anche solo qualche dollaro, significava che qualcosa stava dando i suoi frutti e mi spingeva a non mollare!’

Più avanti ti parlerò di come i frutti sono arrivati, come succede sempre per chi ha la perseveranza di non mollare, e ora Lauren è una travel blogger di successo, che ha fatto dei viaggi il suo stile di vita.

Ma ti ho detto che il suo problema è un altro ed ora te ne parlo.

viaggiare con attacchi di panico

Viaggiare con gli attacchi di panico: un bagaglio difficile

Ma cosa rende Lauren una viaggiatrice particolarmente audace?

Lauren soffre di attacchi di panico, da quando ha 16 anni.

Durante il suo primo attacco racconta che ‘non sapevo cosa stesse succedendo, ero convinta di morire. E da lì è sempre stato un indugiare nell’ombra’.

A 20 anni ha attacchi multipli, più volte al giorno, che la portano in una spirale senza controllo, a causa della quale inizia a provare ansia per tutto ciò che la circonda, paura degli spazi aperti, ipocondria e disturbi alimentari.

Nel giro di un anno, da ragazza modello con voti alti, un bravo fidanzato e un bel lavoro, si ritrova a non avere più nulla di tutto ciò ‘e guardavo impotente il mio peso diminuire’.

Si ostina a non farsi visitare da un medico per evitare di essere additata come malata psichiatrica, però. Spesi ogni singolo minuto che ero sveglia a ricercare la soluzione nella mia mente, praticando esercizi che mi calmassero, cercando di prendermi cura di me stessa, premiandomi e celebrando ogni piccolo passo che facevo per uscire da quel tunnel. Il primo giorno mangiai una patatina, il secondo due. Con calma ragazzi, eh?!’

Sembra una cosa banale, ma funziona! ‘Lentamente instaurai una sana relazione con il cibo e mi sforzai di fare una cosa che mi spaventava ogni mese, per combattere le mie paure, una dopo l’altra.’

Ma non è un azzardo decidere di partire per un viaggio solo andata con queste crisi, che possono colpirti senza preavviso e condizionarti totalmente?

‘No. Il viaggio mi calma in un modo che a casa non sono mai riuscita a sperimentare. Non ebbi un solo attacco di panico nel mio primo anno di viaggio e tuttora ne soffro solo più raramente’.

E’ stato proprio lo spingersi oltre la sua comfort zone che l’ha aiutata a superare l’ansia, mostrando a sé stessa come fosse in realtà molto più capace di quanto si potesse aspettare, e che ‘nulla è davvero terribile quanto tu pensi possa esserlo’.

 

L’evoluzione di un viaggio solo andata

Così, dopo qualche anno di lavoro e risparmio ecco che il 27 luglio 2011 prende il suo volo con biglietto di sola andata, destinazione Croazia.

‘Avevo programmato le mie prime sei settimane di viaggio, nel tentativo di dovermi preoccupare di meno, ma presto realizzai che mi preoccupavo meno senza pianificare tanto e non feci più quell’errore.’

Il suo viaggio che doveva durare un anno è alla fine insufficiente a soddisfarla, e così Lauren è tuttora in giro per il mondo.

In questi anni è cambiata molto e così il suo modo di viaggiare.

Nonostante non abbia abbandonato lo status di backpackers, do più valore al mio sonno piuttosto che a risparmiare qualche dollaro. Ero solita scegliere il letto meno caro in ogni città ma adesso preferisco avere un posto dove passare la notte con qualche comfort in più.’

Da esploratrice solitaria si è trovata anche un compagno, con il quale viaggia per quasi tutto il tempo. Quasi, perché sono due anime nate da esperienze iniziate da soli e questa è una necessità dura a morire.

Anche in una coppia c’è spesso la voglia di ritagliarsi un po’ di tempo per muoversi soli con sé stessi, che ti faccia riprovare le emozioni di condivisione e incontro che solo un viaggio di questo tipo ti permette di vivere.

Diminuisce anche la velocità con la quale viaggia. All’inizio è guidata dalla foga di voler vedere tutto, spostandosi molto velocemente da una città all’altra, da un paese all’altro, ma pian piano si rende conto della grande fortuna che ha davanti: il dono del tempo.

Il tempo, il miglior compagno del viaggiatore, il bene che molto spesso sottovalutiamo nella nostra vita.

Il tempo, che speriamo passi in fretta per toglierci da una situazione di disagio, facendoci arrivare veloci al weekend, al ponte lungo, alla vacanza estiva.

Ma non ci rendiamo conto che tutto quello che è passato non ci torna più indietro e nel frattempo non l’abbiamo vissuto come probabilmente avremmo voluto.

lauren

E’ la libertà la vera cura

Una volta trovato il giusto equilibrio tra lavoro e viaggi Lauren sembra essere una persona felice, che riesce a controllare la sua ansia…ma quando tutto sembra andare per il meglio ci ricade.

Il successo del suo blog attira le attenzioni di due case editrici che vorrebbero pubblicare un libro su di lei, il sogno di una vita.

Ma una volta firmato il contratto ecco presentarsi il fantasma delle scadenze. Non più una vita di lavoro indipendente dagli orari, ma rigide tempistiche da rispettare.

‘Diciotto ore di scrittura, 6 ore di insonnia. Ripeti fino a scomparire’.

Una parentesi di vita che la riporta ad essere soggetta ad attacchi di panico frequenti: ‘se qualche settimana prima della pubblicazione, qualcuno mi avesse chiesto se valeva la pena fare questa vita per un libro a mio nome, avrei sicuramente risposto di no’.

Ma questo periodo buio è ormai solo un brutto ricordo, perché una volta in commercio la soddisfazione nel ricevere feedback positivi dai lettori è ovviamente tanta e l’ansia torna sotto controllo.

Lei si definisce come la più sfortunata viaggiatrice del mondo e da una descrizione così non poteva che nascere un libro dal titolo ‘How Not To Travel The World’,

Il suo blog contiene già parte delle sue (dis)avventure, ma nel libro la sua storia viene snocciolata in tutte le sue follie.

Volare in Asia senza essere in grado di digerire il riso, ritornare a casa dopo 8 mesi e non riuscire più ad entrare nei pantaloni, essere in Indonesia durante lo tsunami del 2004 e molte altre avventure di una ragazza che ha visitato 84 Paesi e che ha trovato nella libertà di viaggiare una cura per l’ansia.

 

Come si mantiene Lauren

Una delle cose simpatiche del suo blog è la possibilità di vedere a fine viaggio quanto gli sia costata tutta la permanenza, divisa per giorni e per spese, mese per mese.

Con questa trasparenza ti puoi rendere conto di quale sia effettivamente il costo medio della vita, paese per paese.

Ma a parte come escono i soldi, che è sempre la parte più facile, vediamo ora come entrano i soldi nella vita di Lauren.

È lei stessa a riportarlo e la parola d’ordine è differenziare!

Hai già letto nella sua descrizione come per arrivare a questo equilibrio abbia provato molte strade, fatto un sacco di errori, speso molte energie e tempo, ora però può vivere bene e viaggiare full-time.

Nel 2018 le sue entrate sono state suddivise tra le seguenti attività.

  • Il blog è la sua prima fonte di reddito, le decine di migliaia di visite le permettono di poter sfruttare:
    • Affiliazioni: la maggior parte dei suoi profitti arriva da qui. ‘Se io consiglio un ostello o un libro e tu acquisti dal mio link, guadagno una piccola percentuale, che ovviamente non viene addebitata a te!’
    • Banner pubblicitari
  • Vendita di corsi su come superare l’ansia: ha preso un suo punto debole, che è riuscita a curare con i viaggi, e ne ha fatto il suo punto di forza, per aiutare gli altri e poter ricavare un introito.
  • Sul suo viaggio ha scritto il libro ‘How not to travel the world’ e dalle sue vendite passa un’altra parte importante di profitti.
  • Attività da freelancer: scrive ed edita articoli per siti specializzati in viaggi. Ha una collaborazione fissa con Trip Savvy, ma scrive anche per altri. In realtà è una cosa che non ama fare, preferisce scrivere di e per se stessa sul blog.

Come vedi la maggior parte di queste entrate è passiva e questo la rende indipendente dal tempo che dedica al lavoro.

Premesso che più si lavora e più ovviamente queste entrate aumentano, ‘sono tranquilla di poter prendermi una pausa quando ne sento il bisogno, sapendo che non andrà ad inficiare sui miei introiti’; e questo è una gran fortuna, ancora di più se sei una ragazza che soffre di attacchi di panico e potresti aver bisogno di tempo per riprenderti!

Un aspetto che la rende differente da molti travel blogger è che non si sottomette al mercato dei viaggi sponsorizzati, ma si paga tutto lei, trovandosi ad essere totalmente indipendente dai luoghi e dai prodotti da recensire.

‘Se non sono in grado di sostenere il prezzo di qualcosa, cerco di lavorare più duramente finché non riesco ad averne la possibilità, e se non ci riesco va bene lo stesso. Voglio mostrare che il viaggio è una realtà sostenibile e non posso farlo se qualcun altro paga per me!’.

Un’altra caratteristica che la differenzia da molti blogger è il suo modo di lavorare.

Normalmente questo tipo di attività ti consente di stare in giro per il mondo la maggior parte del tempo; ciò rende praticamente d’obbligo ritrovarsi a dover fare altro mentre si è da qualche parte che si vorrebbe esplorare da cima a fondo.

Quindi lei alterna mesi di viaggio a mesi di lavoro da 40 ore la settimana.

Ovviamente la location del suo ufficio varia sempre, ma si può dire che sia comunque fissa in un posto per un certo periodo di tempo.

La parte impegnativa di questa vita

In questo mondo di entrate passive e di viaggi, la cosa sicuramente più impegnativa è lo stare concentrati per raggiungere obiettivi sempre migliori nel tuo lavoro.

Il non dover per forza fare qualcosa per poter vivere e non avere capi che impongono dei ritmi porta in una spirale dalla quale è difficile uscire, bisogna essere motivati ed efficienti per poter essere produttivi.

Tenere un blog e basare la tua vita sulla rete ti espone anche a problemi, come server down e cambi di algoritmi.

Questo può portare a una variazione improvvisa del numero dei tuoi lettori, abbassando in maniera considerevole le entrate: una paura con la quale il travel blogger deve convivere. 

Un’altra cosa con la quale Lauren ci dice che bisogna imparare ad avere a che fare è la difficoltà di mantenere amicizie vere, perché si è sempre in movimento da una parte all’altra.

‘Si conoscono tante persone e la libertà da nomade digitale ti permette di andarle a trovare quando vuoi, ma è diverso dall’avere il tuo migliore amico vicino.’

Viaggiare full-time è sì molto attrattivo ‘ma non è il più sano degli stili di vita e più a lungo lo fai e peggio diventa’.

E’ difficile portare avanti una routine fatta di esercizio fisico e corrette abitudini alimentari, quando sei obbligato a mangiare sempre fuori e non hai una fissa dimora.

Per questo il consiglio di Lauren è quello di trovare il giusto equilibrio tra viaggi e lavoro, e lei lo fa stabilendosi per un certo periodo di tempo in un posto nel quale riesce ad avere una cucina, una sana routine e ‘lavorare come una persona normale, solo che posso farlo da qualunque posto lo desideri’.

 

Alla fine credo proprio che questa libertà compensi tutti gli svantaggi e comprendo bene come il viaggiare possa effettivamente essere una cura per l’ansia; tu cosa ne pensi?

P.S.: se il tuo viaggio l’hai già iniziato perché non ce lo fai sapere? Il protagonista del prossimo racconto e fonte di ispirazione per i nuovi viaggiatori sarai tu! 🙂

Un abbraccio,

Giovanni

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