Non torniamo a viaggiare come prima. Ecco come farlo meglio

non torniamo a viaggiare come prima

Il mondo sta finalmente iniziando a riaprire le porte. Dopo mesi di stop forzato a causa della pandemia, il governo italiano ha riaperto le frontiere – interne ed esterne – con l’Europa, le compagnie aeree sopravvissute ricominciano a vendere i propri voli, e chi in questi mesi ha sognato di partire può ora vedere briciole di speranza all’orizzonte.

Qualcuno, ho sentito o letto questa frase con un brivido lungo la schiena, dice che “le cose stanno pian piano tornando alla normalità“.

Ma ehi…è davvero ciò che vogliamo? La normalità che vivevamo prima ci piaceva davvero? Era un mondo bello, pulito e giusto, quello che il Coronavirus è arrivato a rovinare? O forse questa pandemia ci ha mostrato anche cose che avevamo fatto finta di non vedere, ricordandoci quelle importanti che avevamo dimenticato?

Non so voi, ma a me piacerebbe vedere i delfini a Venezia o i coniglietti nei parchi di Milano anche quando tutto questo sarà finito. So che alcune cose sono impossibili, perché purtroppo la convivenza non è sostenibile e tornando a uscire dalle nostre case manderemo per forza loro a nascondersi. Ma non per questo non voglio sperare che le conseguenze di questo virus possano essere positive, per il mondo intero e in particolare per i viaggi.

Per cui questo è il mio appello, ragazzi:

non torniamo a viaggiare come prima, ve ne prego! Facciamolo meglio!

 

Come possiamo viaggiare meglio dopo la pandemia?

Facciamolo con più consapevolezza, attenzione, rispetto.

Non con la mentalità dei collezionisti di bandierine, ma di quella degli esploratori di storie. Con il desiderio di scoprire realtà uniche, salvaguardare luoghi e popolazioni, fare scelte consapevoli e finalizzate.

Tanti non la pensano come me: sento molto sconforto in giro, persone che sostengono che “il mondo ha già dimenticato qualunque cosa ci fosse da imparare durante la quarantena“. Io non voglio crederci, e penso che il cambiamento venga da ciascuno di noi, che le nostre scelte possano influenzare i potenti e la direzione che prende il mondo.

In questi mesi di quarantena abbiamo sognato di partire, letto libri su libri di viaggio, provato a viaggiare da casa in tutti i modi possibili, e noi abbiamo persino creato TriviaViaggi, un videogioco per fare il giro del mondo per aiutarti a tenerti in allenamento 🙂

Abbiamo capito che non c’è momento migliore di ADESSO per realizzare i nostri sogni, perché da un momento all’altro potrebbe arrivare una pandemia e impedircelo. Se in questi mesi tante persone hanno acquistato la nostra Guida al Viaggio a Lungo Termine, qualcosa dovrà pur significare.

 

E quindi quando le porte si apriranno di nuovo e potremo ricominciare a esplorare il mondo, non vedremo l’ora di farlo. Forse con più paura, forse con più rispetto, ma di certo con la consapevolezza che nulla è scontato e che viaggiare è una delle cose che ci è mancata di più.

E allora sarà il momento di dimostrare che finalmente abbiamo capito, abbiamo aperto gli occhi e deciso quali sono le cose importanti.
Allora sarà il momento di VIAGGIARE MEGLIO.

 

Più viaggi di scoperta, meno vacanze veloci

Una delle cose che più auspico possa succedere, per il bene del mondo e delle persone che lo abitano, è questa.

Meno vacanze toccata e fuga, con gente che in due settimane vuole visitare tutto il Sud Est Asiatico e prende anche 5 o 6 voli interni per riuscirci; più viaggi lenti, magari via terra e via treno come la mitica Transiberiana. Viaggi nei quali ci si concentra sulla scoperta di un territorio e di una popolazione, di luoghi poco noti e più autentici, invece di voler vedere tutto lo scibile umano saltando da un museo all’altro, da un landmark affollato al successivo.

Meno assembramenti in questi luoghi iconici, bellissimi ma che vengono distrutti dall’eccessivo turismo…più viaggio lento, consapevole, di scoperta.

Come è possibile che questo avvenga?“, potresti chiederti. Il mondo sarà più povero, in difficoltà economiche e sociali, e ci sarà sempre meno tempo per le vacanze! Come potremo viaggiare più lentamente?

Forse proprio per questo. Perché potrebbero esserci meno vacanze, ma più mobilità personale.

 

 
 
 
 
 
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Più lavoro da remoto, meno fuga dal lavoro

Finalmente tutto il mondo ha sbattuto la faccia contro la possibilità concreta di lavorare da remoto durante questa pandemia: anche chi era uno strenuo sostenitore del faccia a faccia e della presenza in ufficio ha dovuto, dove possibile, riorganizzarsi per mandare avanti la baracca. E ci è riuscito!

Nonostante alcuni vogliano comunque essere miopi e riavere le persone sotto il proprio sguardo di controllo appena possibile, molti altri hanno invece aperto gli occhi. E questo potrebbe aprire porte che nemmeno ci immaginiamo, nel mondo del nomadismo digitale, quello vero

Meno necessità di stare chiusi in un ufficio, più libertà di decidere dove, come e quando lavorare.

Meno incontri faccia a faccia, viaggi di lavoro inutili e inquinanti, magari in giornata, per il gusto di sedersi a un tavolo e discutere ciò che si potrebbe dire per telefono o via webcam. Non dico che vadano eliminati del tutto, la tecnologia non potrà mai sostituire del tutto le relazioni in presenza (per fortuna!), ma ridimensionati e utilizzati in maniera intelligente.

E con questa ritrovata libertà, cosa potrebbero fare le persone? Magari combinare i periodi di ferie con giornate di lavoro da remoto, per poter dilazionare i propri viaggi. O addirittura lavorare per lunghi periodi da un luogo più piacevole, vicino o lontano.

Il Coronavirus ci ha mostrato che è possibile, in fondo, stando chiusi in casa; se facessimo la stessa cosa, ma con la libertà di scegliere cosa significa “casa”?

Non sarebbe un bel mondo?

 

 
 
 
 
 
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Più attenzione, meno paura

Questo è stato senza dubbio il periodo della paura, che certe volte si è trasformata in vera e propria fobia: dei germi, dell’altro, dei luoghi pubblici.

È normale in tempi drammatici, e questo sentimento è stato anche attivamente promosso dai governi e dai media purtroppo. Ma tante cose che abbiamo imparato a fare con più attenzione sono utili e importanti!

Sfido chiunque a sostenere che si lavava le mani con la stessa attenzione di adesso, prima di questa epidemia. Ecco appunto, nessuno.
Certo, tutti facciamo attenzione alla pulizia e all’igiene, ma ora abbiamo imparato a evitare tante pratiche scorrette.
Magari impareremo a fare file più ordinate e meno incalzanti davanti ai monumenti da visitare. Gli ostelli del mondo saranno puliti con maggiore attenzione. Anche i venditori di street food, una delle cose più meravigliose del viaggio, forse saranno un po’ più attenti alle norme igieniche.

Allo stesso tempo, spero che avremo però meno paura. Questa pandemia ha, almeno nella sua fase iniziale, invertito la tendenza: tanti italiani si sono trovati ad essere guardati con paura e sospetto in Paesi come l’India, per esempio. Noi stessi siamo rimasti turbati dall’atteggiamento delle persone verso di noi, visto che abbiamo passato la quarantena prima in Russia e poi in Australia. Per la prima volta, dire “sono europeo” ha fatto paura.

Per la prima volta, abbiamo sperimentato su di noi questa strana forma di razzismo. Siamo stati noi “i diversi”, “gli sbagliati”. E chi ci è passato attraverso non può dimenticare, e non potrà più con leggerezza fare lo stesso.

 

Non torniamo a viaggiare come prima: serve più responsabilità, meno ignoranza

Questa catastrofe può dare origine all’una o all’altra situazione, a seconda di cosa le lasceremo fare: può renderci piccoli, spaventati e chiusi nel nostro orticello; oppure può farci diventare grandi, consapevoli e forti.

Sarà più che mai il momento della responsabilità individuale, anche e soprattutto in fatto di viaggi. Ciascuno sarà chiamato a fare la sua parte.

A scegliere attività a basso impatto ambientale e alto supporto della popolazione locale. Evitare di andare a cavalcare gli elefanti in Thailandia dove sono tenuti in catene, o di partecipare a tour particolarmente inquinanti. Comprare i souvenir dai locali e non nelle grandi catene, utilizzare meno plastica, non lasciare spazzatura in giro.

Sappiamo le regole, le sappiamo da anni: è ora di iniziare a metterle in pratica.

Una delle cose che mi faceva più rabbia, viaggiando, era trovarmi a condividere la strada con turisti incivili. Quelli che non rispettano i cartelli, che urlano e spingono, che buttano le sigarette o i fazzoletti per terra.

A Pamukkale, in Turchia, uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto ma anche più martoriati dal turismo, questo era particolarmente evidente: queste enormi pareti bianche i calcare sono ormai diventate grigie per colpa dei turisti che ci camminano sopra. Per fermare il devasto, il governo ha messo delle transenne e creato dei camminamenti in legno obbligati. Molte persone però, in nome della sacra foto per Instagram, dopo una breve occhiata per verificare che non ci fossero guardie nei dintorni, scavalcavano senza nemmeno togliersi le scarpe per andare a fare la foto di rito.

Ecco, io esplodevo di rabbia e mi mettevo a urlargli contro, senza vergogna. Perché Pamukkale è anche mia, e dei miei figli se ci saranno mai, e dei loro nipoti, e tutti hanno diritto di vederla nel suo splendore. Nessuno ha il diritto di rovinare ciò che è patrimonio dell’umanità.

 

Il mio augurio dopo il Coronavirus è proprio questo: più responsabilità sociale, a casa ma soprattutto in viaggio, quando siamo ospiti

Abbiamo imparato cosa significa essere chiusi in gabbia, venir privati della libertà. Ora, dimostriamo di meritarcela. Dimostriamo di aver capito.

È responsabilità di tutti, mia, tua, nostra. Non ci sono scuse.

 

Grazie per essere arrivato fin qui. Se lo hai fatto, è perché probabilmente condividi quello che ho scritto, credi nella possibilità di un mondo più bello, più sano, più giusto.

Se sei d’accordo, aiutami a far viaggiare questo mio appello e messaggio di speranza: condividilo!
Mandalo a un amico, incollalo sui social, lasciami un commento o un like.
A te costa solo un minuto del tuo tempo, ma per me significa tutto.

 

Cosa ne pensi? Cosa auspichi tu perché non torniamo a viaggiare come prima? Scrivimelo qui sotto.

Un abbraccio,

Ilaria

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