Cambiare vita a 40 anni grazie a un campo da calcio a Medellìn

volontariato a 40 anni

Sono cresciuto tirando calci ad un pallone in un piccolo campo di cemento. Era il centro del mio mondo. Poi quel bambino è sparito, e ha lasciato spazio all’uomo che si è dimenticato dei suoi sogni… fino al momento in cui ho capito che tutto quello che mi ero costruito intorno in 38 anni di età, non rappresentava la mia felicità.

Queste le parole di inizio del video che mi ha fatto conoscere Simone Piccini, un video emozionante per presentare il suo progetto, fatto di calcio e di speranza, per dare un futuro ai bambini di uno dei quartieri più martoriati del mondo, la Comuna 13 di Medellìn.

E se tu sei un appassionato di calcio allora dovresti leggere questo articolo, perché è in progetti come questo che si vedono i veri valori dello sport, che sa unire invece che dividere, che sa far sorridere invece che arrabbiare, che sa far crescere invece che umiliare.

 

Dal giro del mondo al giro del campo

Facciamo un passo indietro.

Simone è un giovanotto di 41 anni all’anagrafe, ma dei quali solo 3, a suo dire, di vera vita vissuta.

‘Ci sono stati un paio di mesi, dopo il mio viaggio in Perù nel 2015, nei quali mi sono trovato a realizzare che quello che stavo facendo non mi dava più soddisfazioni. Ero quasi depresso…poi una mattina mi sono svegliato e improvvisamente era tutto molto più chiaro: la soluzione era lasciare tutto e partire per un viaggio. Mi è sempre piaciuto viaggiare, penso che fosse la scelta migliore per cambiare vita anche a 40 anni e riprendermi il tempo che stavo sprecando.’

Il suo giro del mondo prenderà il nome di ‘Wanderhang: viaggio dentro al mondo’.

Simone in settimana è un impiegato in un’agenzia di assicurazioni, di sera indossa le vesti da barman per passione e nel tempo libero ama suonare l’hang.

Nonostante la sua forma faccia pensare ad un antico strumento musicale, esso in realtà è molto recente e nasce in Svizzera soltanto agli inizi di questo millennio.

Quindi dal più classico wanderlust, estrapola la parola vagare e ci unisce quella del suo strumento, ottenendo il neologismo che lo contraddistinguerà.

A partire sono quindi lui, il suo zaino ed il suo hang, probabilmente non l’oggetto più comodo che ci sia, ma spesso le emozioni non possono essere lasciate a casa.

cambiare vita a 40 anni partenza

Dove è passato Simone?

Per una persona abituata a viaggiare come lui non servono troppi preparativi, la sopportazione è arrivata al culmine e così in un paio di mesi, appena il tempo di fare qualche vaccino e i primi visti, si mette in viaggio.

3 maggio 2016, la data di partenza: l’obiettivo è muoversi verso est e in 2 anni ritornare al punto di partenza, la stazione di Arezzo.

Da qui fino a Trieste, dove saluta l’Italia ed inizia a muoversi in terre sconosciute. Sono i paesi dell’Est Europa, attraverso i quali raggiunge Mosca per poi, con la Transiberiana, arrivare fino a Pechino.

E le emozioni su quel treno sono quelle mistiche, che affascinano i viaggiatori: l’uomo europeo che si trova a passare giorni interi in carrozze con soli russi, senza quasi possibilità di comprenderli, ma con i quali nasce una comunicazione fatta di sorrisi e di gesti che molto spesso è preclusa a persone che possono contare sul linguaggio per interagire.

Tappa obbligatoria del lungo viaggio da Est ad Ovest è lo stop in Mongolia. Qui Simone si ferma tutto il mese che il visto gli mette a disposizione, trovandosi in una terra dove rimane colpito da una natura e un’ospitalità che raggiungono i massimi livelli.

Una volta concluso il viaggio in treno, Simone visita il Giappone e poi ritorna in Cina, prosegue nel Sud Est asiatico, dove per la prima volta sperimenta le belle sensazioni del volontariato in mezzo ai bambini Cambogiani, e poi si imbarca su un cargo per Perth.

Come se un viaggio senza aerei non fosse già abbastanza emozionante, decide di attraversare l’Australia da Est a Ovest in bicicletta, 4200 km in 80 giorni. Il motivo è riuscire a raccogliere 1500 € per i bambini sudamericani che vedrà da lì a poco.

Da Sydney è ancora un cargo che lo porta nel Sud-America e un altro di questi lo cullerà dal Brasile al Nord Africa.

Dopo il Sahara ed il Marocco, Simone, il 3 maggio 2018, è di nuovo nella sua Arezzo, attraverso Spagna e Francia.

 

Si ritorna a Medellin

A questo punto le esperienze vissute l’hanno segnato e non può ritornare alla vita da ufficio. Inoltre adesso, ad accompagnarlo oltre il suo Hang c’è anche una compagna di nome Katherine, che come la descrive lui ‘non ha esitato un solo istante a mollare tutto e a tuffarsi in questo mio folle percorso’ .

Che cosa fa Simone?

L’esperienza che lo segna maggiormente è il mese passato ospite di una famiglia che si prende cura di bambini nella Comuna 13 di Medellin, in Colombia, un progetto dal nome Sembrando paz y esperanza.

Nata 10 anni fa, adesso questa comunità ospita 150 bambini, ai quali vengono insegnate quelle nozioni fondamentali che dovrebbero trasmettere la famiglia o la scuola, ma non sempre accade…e così ci prova lo sport.

Ed è proprio qui che decide di ritornare una volta finita la sua prima parte di viaggio solo andata.

Quando lo intervisto, Simone è già ripartito: lo ha fatto a febbraio, questa volta senza una data di rientro.

‘A Medellin ho trovato il mix ideale per stare in mezzo ai bambini a fare volontariato e giocare a calcio. Ho speso tutta la mia adolescenza a giocare a pallone e poi ancora dopo, fino al giorno prima di partire, e tuttora quando vedo una palla non riesco a trattenermi.

E’ sicuramente uno dei pochi modi che ci sono a Medellin per fare in modo che i ragazzi stiano lontani dalle situazioni spiacevoli e passino la vita a fare qualcosa di più sensato, che gli possa dare più soddisfazioni, rispetto a quanto altrimenti sarebbero destinati a fare.’

 

Progetti futuri

cambiare vita a 40 anni Medellin

Le idee che Simone ha in testa sono molte e gli serviranno tempo e fondi per portarle avanti, ma questo non lo spaventa, ogni mattone posato, ogni ciuffo d’erba del campo piantato, saranno un passo fondamentale per il futuro di questi bambini.

Vorrei aprire un ostello, sia per stare vicino a loro 24 ore su 24, sia per dare a me un introito perché seppur con poco di qualcosa dovrò pur vivere.

Aprire un ostello è una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare, mi fa stare a contatto proprio con quel tipo di viaggiatore che vorrei incontrare.

Persone che potrebbero anche fermarsi un momento per dare una mano a fare quello che serve, alle quali piaccia lo sport e provare nuove esperienze, tutto un insieme di caratteristiche che alla fine risulta vincente.’

Alcuni di questi viaggiatori gli stanno già dando una mano.

Mattia Fiorentini, che ogni tanto passa e contribuisce come può, e Luca Salvi, grazie al quale è riuscito ad entrare in contatto direttamente con la squadra del Chievo Verona.

E’ proprio questa squadra ad aver preso a cuore il progetto, con la donazione di vestiario e probabilmente in futuro anche qualcosa di più, per far sì di riuscire a dare avvio ad un centro sportivo degno di questo nome.

L’obiettivo di Simone sarebbe quello di permettere uno scambio di esperienze tra i bambini colombiani e quelli italiani, per poter far vivere ad entrambi delle sensazioni totalmente diverse da quelle a cui sono abituati.

Chissà che tra di loro non ci siano i futuri Cuadrado, James Rodriguez, Cordoba, Falcao…probabile, ma devono avere delle opportunità per essere conosciuti! Magari proprio un lettore di questo blog può avere degli agganci con qualche squadra e mettersi in contatto, dal nulla potrebbero crearsi delle belle occasioni!

 

Ma si gioca solo a calcio a Medellin? 

Ma non di solo calcio vive questo progetto, perché ci sono tanti bambini che non sono interessati a questo sport.

E allora si pensa anche ad un luogo dove poter svolgere altre attività, come corsi di danza, una sala computer, corsi di inglese, il tutto gestito da volontari che abbiano la possibilità di spostarsi lì o che semplicemente si trovino a passare per qualche tempo da Medellìn.

Tra i progetti c’è anche quello di  costruire un forno a legna per poterle preparare e tenere corsi di cucina per tutta la comunità.

Eh sì. Benché mi dica che il mangiare in Colombia non sia male, costituito da molta frutta e verdura, carne bianca e riso, a Simone, da buon italiano, manca la pizza!

Un altra figura molto importante che sta ricercando è quella degli psicologi che possano tenere lezioni di educazione sessuale, visto che in questa parte di mondo il problema delle giovanissime ragazze madri è molto sentito.

Cambiare vita: a 40 anni come a 20, come a 70

Di questo progetto davvero a lungo termine Simone non ha timore; quando gli chiedo quanto si sente più realizzato ora rispetto a prima e se si vede a ritornare nella sua occupazione precedente mi risponde: ‘No assolutamente..E’ come se io fossi rinato e avessi vissuto altre 3 vite rispetto a quella che avevo vissuto fino a 38 anni!  Non si può spiegare, di avventure ne ho passate davvero tante.

Ma non mi meraviglio di cosa ho fatto negli ultimi 3 anni, piuttosto mi ha fatto strano quante non ne ho fatte nei primi 38! Perché alla fine mi sentivo arrivato: in ufficio durante la settimana, barista nei weekend, avevo la mia macchina, i bei vestiti, vivevo da solo, viaggiavo quando volevo…non mi mancava niente!

Ma la realizzazione o le soddisfazioni che mi sono tolto sono state davvero poche rispetto a quelle degli ultimi 3 o 4 anni… non posso quindi avere alcun rimpianto per il giorno in cui ho mollato tutto, e non potrò mai tornare indietro; mi piace così, sono felice di aver incanalato la mia vita su questi binari!’

cambiare vita a 40 anni costa australiana

Per il futuro non nasconde che gli piacerebbe fare altre esperienze di viaggio, simili a quella che lo ha portato ad attraversare l’Australia in bici…questa volta però ad accompagnarlo ci sarà la sua Katherine.

Ma la strada da percorrere è incerta, come quella di tutti i viaggiatori solo andata, che decidono di lasciare la routine per la ricerca della felicità.

‘L’incertezza del non sapere cosa farò domani è il motivo che mi fa assolutamente vivere meglio, perché la sicurezza di ciò che avrei fatto il giorno successivo mi stava uccidendo. Sono scappato da quella situazione, e adesso non potrei mai tornare indietro.’

E quando gli chiedo se non sia stato un po’ strano decidere di cambiare vita alla sua età, un po’ più avanti negli anni rispetto alla media, lui mi risponde che ‘non c’è un’età per fare un cosa che si sente giusta o per cercare di migliorarsi in qualche modo. Io a 20 anni stavo bene, non avevo bisogno di nulla, ero sereno dov’ero, con famiglia amici e lavoro; non che a 38 avessi problemi, ma avevo un senso di malessere che mi è arrivato solo in quel momento, e così ho deciso di cambiare vita a 40 anni. Può venire a 70, e se a 70 anni uno ha ancora la forza mentale e fisica di fare qualcosa in più della sua vita, ben venga stravolgerla.

Ci sono quelli che preferiscono spendere 20 anni della loro vita passando i fine settimana in una discoteca, e non gli puoi dire che sia sbagliato. L’ho fatto anche io a 20 anni, in quel momento mi sembrava giusto farlo, ma poi cambiano le esigenze e cambiano le cose che uno ama fare. A qualunque età si può scegliere di dare un senso a quello che si sta facendo.’

Insomma, ognuno deve fare quello che si sente nel momento in cui se lo sente.

 

Come si vive 2 anni in giro per il mondo?

Come al solito vogliamo essere pratici: oltre a portare esempi di persone che hanno intrapreso un viaggio solo andata, è anche bello capire come queste persone ce l’abbiano fatta a sostenersi.

Il suo piano è quello di stare in giro per un paio di anni, contando sulla liquidazione del lavoro fatto, vendendo un po’ di mobili e la macchina. Si prefissa un budget giornaliero di 25-30 € e alla fine solitamente riesce a sforare al massimo di un migliaio di euro.

Durante le tappe fa largo uso di Couchsurfing, un’ottima soluzione anche per venire in contatto con persone del posto, e con i siti di work-exchange, senza disdegnare la tenda.

Durante il viaggio scrive anche un blog, che aggiorna con le sue avventure e i pensieri che gli passano per la testa, ma dal quale sente anche ogni tanto il bisogno di staccarsi per potersi godere al meglio le sensazioni che questa vita gli sta facendo provare.

cambiare vita a 40 anni bandiere

E poi il volontariato, che scopre quasi per caso, grazie ad un paio di ragazzi che lo indirizzano verso questa associazione.

‘E’ stato comodo per fermarmi un attimo, perché girando così tanto la voglia di fermarsi c’è: non è che tutti i giorni ti va di prendere lo zaino e farti 20 km a piedi!

Poi c’è la questione risparmio, perché durante questi stop riesci sicuramente a limitare i costi.

Ma soprattutto, mi ha dato davvero tante belle soddisfazioni ed è riuscito a cambiare il senso del viaggio: sono partito senza cercare nulla in particolare ma poi alla fine ho trovato quello che cercavo proprio in questo modo!’

 

Tutti possono dare una mano

Simone ha anche messo per iscritto le sue esperienze nel libroWanderhang, viaggio dentro al mondo’, del quale ha autopubblicato le prime 1500 copie che sono andate letteralmente a ruba, e proprio in questi giorni è uscito l’ebook, che trovi a questo link.

Con il ricavato continuerà a portare avanti i suoi progetti, quindi è un libro che assolutamente dovrebbe finire nelle mani di tutti i viaggiatori, dagli aspiranti a quelli che sono già partiti, e di tutti quei ragazzi che amano il calcio nella sua forma più pura, quella di un campetto dietro casa.

Ma si può anche aiutare donando direttamente dal link, che a breve comparirà direttamente sulla pagina Facebook del progetto.

 

Ma perché questo bellissimo progetto non ha trovato spazio in Italia, per esempio nelle periferie malfamate delle nostre città?

La gente a volte si chiede perché tante persone vadano a far volontariato all’estero e non si adoperino a casa propria, ma Simone ci dice che qui è molto più difficile.

‘Le associazioni sono gerarchiche, devi rispettare tante regole, paghi addirittura dei soldi. A meno che tu non ti metta a servire alla mensa dei poveri (e questo l’avevo fatto da ragazzo al catechismo), ma non era quello che volevo, a me piace stare con i bambini…e in Italia non è possibile questo, serve un curriculum, come se dovessi fare un’università del volontariato; all’estero invece puoi immergerti completamente, è tutto più facile. Posso stare 24h con i bambini e crescere con loro.’

cambiare vita a 40 anni - squadra nel campo da calcio

 

Le parole che ho scambiato con Simone non fanno altro che confermare quello ci aveva raccontato anche Stefano: invece di pensare a cosa possiamo ottenere, dobbiamo prima pensare a cosa possiamo dare, questo è il segreto della felicità.

Gli imprevisti sono dietro l’angolo, come quando il cargo già pagato parte con una settimana di anticipo e lui è costretto a pagare un altro biglietto per quello successivo, ma questo fa parte del gioco.

Simone lo sa, ma sa anche bene che le occasioni che ti fanno venire un sorriso sono molte di più di quelle che te lo fanno passare, soprattutto se fai un giro del mondo; soprattutto se dopo quel giro decidi di dedicare la tua vita a una buona causa, fermandoti in una città difficile come Medellìn.

E il sorriso di quei bambini è la ricompensa più grande.

 

Oggi per salutarti uso il motto di Simone: sii sempre il tipo di persona che vorresti incontrare!

P.S.: se il tuo viaggio l’hai già iniziato perché non ce lo fai sapere? Il protagonista del prossimo racconto e fonte di ispirazione per i nuovi viaggiatori sarai tu! 🙂

Un abbraccio,

Giovanni

 

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