Se hai questi 6 sintomi, allora devi partire per un viaggio a lungo termine

devi partire per un viaggio a lungo termine

Alcune persone hanno semplicemente qualcosa di diverso. Un seme, una scintilla, una fiamma ardente che non si riesce a spegnere per quanto ci si provi.

Queste persone vivono accanto a noi nella società come se niente fosse: camminano al nostro fianco per strada, ci siedono vicine in autobus, magari lavorano con noi. Da fuori non diresti mai che hanno qualcosa di diverso. Ma ad un occhio attento, non sfuggirà che qualcosa c’è.

Si comportano come tutti gli altri, ma puoi vedere che si incantano davanti a una cartina. Che fanno discorsi strani, magari su popolazioni e luoghi lontani che nemmeno conoscono. Che quando gli appare davanti una foto di viaggio, i loro occhi iniziano a luccicare.

Sono i viaggiatori solo andata. O meglio, sono le persone che dovrebbero partire per un viaggio a lungo termine, ma che ancora non lo sanno o che non hanno il coraggio di farlo.

 

Il Travel Bug: una strana sindrome da cui non ci si libera

Ci sono vari stadi di questa affezione, chiamata anche da certi scienziati “travel bug“, o sindrome del viaggiatore.

Ci sono quelli che sentono un’incontrollabile attrazione per i viaggi, per gli aerei, per le esperienze fuori dalla propria comfort zone, ma che vivono la propria vita quotidiana facendo finta che quella sensazione di vuoto nella pancia quando l’aereo si stacca da terra, diretto verso una destinazione lontana e sconosciuta, non sia la cosa che li rende più felici al mondo. Sono portatori sani, ma prima o poi quel morbo si manifesterà anche in loro.

Poi ci sono quelli che iniziano ad essere febbricitanti: sono entrati in contatto con qualche nomade digitale durante una breve vacanza, o hanno fatto l’incauto gesto di leggere un libro autobiografico sul viaggio a tempo indeterminato, e non sono più riusciti a togliersi dalla testa quella malsana idea. Vivono la propria routine quotidiana con un sorriso, ma dentro di sé iniziano a sentire il morbo covare.

Infine, ci sono quelli che ormai sono spacciati. Da rinchiudere. O meglio, da lasciar andare, perché ormai sono partiti e non torneranno più. Anzi, magari torneranno, ma non saranno mai più gli stessi di prima. 

 

Ma come si contrae questo strano morbo? È contagioso? È ereditario? 

Non si sa. Gli scienziati e i viaggiatori equamente si interrogano su questa domanda, ma non sono ancora riusciti a darvi risposta. C’è chi sostiene che venga ereditato dai genitori, ma che a volte possa saltare una generazione. C’è chi teme che basti il contatto prolungato con qualcuno che ne soffre per iniziare a manifestare i primi sintomi: può bastare una conversazione sul viaggio, o il racconto di un’esperienza oltreoceano per scatenarlo.

Fatto sta che esiste, e sempre più persone ne sono affette. Sarà a causa delle nuove tecnologie, che hanno reso il mondo più piccolo e i viaggiatori più sicuri di sé. Saranno i social network, che ci permettono di guardare con occhi sognanti le vite di persone come noi dall’altra parte del mondo, e di entrarci in contatto.

 

Se sei sicuro di non aver contratto questa malattia, se sei ben felice di una routine fatta di uffici e impegni di lavoro, di farti giusto qualche settimana di vacanza l’anno e di vivere le tue passioni solo nei weekend, allora…FERMO!

Cosa fai! Smetti subito di leggere, chiudi questa pagina e magari per sicurezza butta anche via il device su cui la stai leggendo, che il contagio da lettura è il più forte di tutti!

viaggi a tempo indeterminato

Se invece leggendo queste parole ti sta venendo il dubbio di aver contratto anche tu il temibile travel bug, che la sindrome del viaggiatore si stia lentamente facendo strada dentro di te, allora continua a leggere.

Perché per tua fortuna c’è un metodo infallibile per saperlo. Ci sono una serie di sintomi che tutti gli affetti da questo male hanno, una serie di gesti e caratteristiche che li accomunano, e che possono allertare l’occhio attento sulla presenza della sindrome.

Li riportiamo qui sotto, così come gli scienziati, allarmati, li hanno segnalati.

Se ne hai molti, allora per te potrebbe essere troppo tardi. Non c’è cura, mi dispiace. Puoi scegliere di ignorare quella sensazione per il resto della tua vita, di stamparti in faccia un sorriso falso e accontentarti di una routine che non ti rende felice.

Oppure puoi abbandonarti alla malattia, e scegliere di fare l’estremo gesto: partire per un viaggio a lungo termine e cercare la tua felicità.

Ma quali sono questi sintomi?

 

1) Ti stai inesorabilmente appassionando ai libri di viaggio, e qualunque altra cosa tu legga ti sembra troppo stanziale

La tua libreria o il tuo eReader si stanno riempiendo di titoli simili. Li si riconosce subito, perché all’interno ci sono parole come “viaggio, strada, percorso, mondo“, o qualche nome di Paesi remoti. Le storie sono tutte più o meno simili, ma non manchi di emozionarti ogni volta che arrivi alla fine. Persino le guide di viaggio ormai iniziano a farti scendere una lacrimuccia.

Quelle che ti piacciono di più sono le storie autobiografiche: ti appassioni ai problemi e alle scelte del protagonista come se ci fossi tu stesso a viverle, e quando finisci di leggerle ti senti forte e coraggioso come un leone. Ti ripeti che non è possibile, che è solo un libro, che non è così facile, ma per giorni e giorni dopo aver finito la lettura non riesci a scacciare quella sensazione di ineluttabilità e a tornare alla tua routine. L’unica soluzione, alla fine, è acquistare un altro libro di viaggio, e ricominciare da capo.

 

2) Il quadro più bello che ci sia per te è una mappa geografica

Non importa che sia digitale, sotto forma di una finestra di Google Maps sempre aperta nel tuo browser, o fisica, come una di quelle enormi cartine del mondo che si appendono alle pareti. Se te ne capita una sotto gli occhi, è la fine.

Non puoi fare a meno di guardarla, e la fugace occhiata si trasforma in una ben più insistente analisi. Percorri i confini delle terre emerse, immaginandoti itinerari e passaggi da un luogo all’altro. Poi il tuo sguardo viene catturato da una forma di cui non ti eri mai accorto, o da un’isola che non conoscevi, o semplicemente da tutti quei nomi esotici e poco conosciuti di Paesi in cui pochi viaggiatori si avventurano, e che quindi ti stimolano con tutto il fascino dell’ignoto.

E quando vieni interrotto, distogli lo sguardo ma il pensiero continua a girovagare su quella mappa, come un viandante che non voglia affatto ritrovare la strada di casa.

aereo viaggio a lungo termine

3) Prendere l’aereo di andata è come una boccata di ossigeno, quello di ritorno un pugno nello stomaco

Non pensi che ci sia niente di meglio della sensazione di un aereo che parte. Quando le ruote iniziano a muoversi sulla pista, e tu fissi il tuo sguardo fuori dal finestrino, sorridendo sempre di più, fino al momento in cui finalmente senti il vuoto d’aria all’altezza dello stomaco, e sai di star volando verso un nuovo viaggio, una nuova avventura.

Eppure, pensi, ci dev’essere qualcosa di diverso quando si torna, perché la sensazione è opposta. Lo stomaco si stringe, le mani si aggrappano ai braccioli, e quando l’aereo si solleva e vedi la terra che stai lasciando allontanarsi sotto di te, un groppo sale inesorabilmente alla gola.

Hai la sensazione di passare la tua intera esistenza a organizzare il tuo prossimo viaggio. Lo pianifichi fino al giorno della partenza, e cominci a pensare al successivo non appena metti piede sull’aereo per tornare a casa. È l’unico modo che conosci per tenere sotto controllo quella sensazione di ansia che invece ti sale su per le gambe nel momento stesso in cui tocchi di nuovo terra.

 

4) Per visitare tutta la lista di Paesi che sogni ci vorrebbero i weekend e le vacanze di 4 vite intere

Ogni volta che parli con qualcuno, ogni volta che ti incanti davanti a una mappa, ogni volta che vai in aeroporto e guardi il tabellone dei voli in partenza…insomma, ogni volta che respiri praticamente, la lista dei posti che sogni di visitare si allunga. Anzi, peggio: anche quelli che hai già visitato rimangono su quella lista! C’è sempre qualcosa che non sei riuscito a fare, o qualcosa che hai scoperto solo dopo essere arrivato. C’è sempre un tassello in più. “Se solo avessi un altro paio di giorni” è la frase che ripeti più spesso alla fine di una vacanza.

Ripercorri questa lista nella tua mente, e ti assale un pensiero terribile: “non c’è abbastanza tempo!“. Improvvisamente la brevità della vita ti appare in tutta la sua ineluttabilità, e ti senti vecchio come se avessi sprecato tutto il tempo del mondo e non te ne fossi nemmeno accorto.

lista di paesi da visitare

5) Macchine costose, vestiti eleganti e cene fuori non significano niente per la tua idea di successo

Certo, fai finta di niente. Certo, continui a vestirti bene per andare al lavoro, a uscire il sabato sera, a risparmiare i soldi per poterti permettere quel po’ di lusso di cui ti hanno convinto tu abbia bisogno. Ma in realtà non ti senti appagato. Non capisci quale sia il senso del guadagnare soldi, se poi non si può avere il tempo di goderseli. Non capisci per quale motivo ci si debba ammazzare tutta la settimana in un ufficio, per poi arrivare al weekend e spendere tutti i soldi che si sono guadagnati in cose inutili. Non ti riconosci nell’idea di successo che ti circonda, in quella corsa al guadagno e alla promozione.

Ti senti un pesce fuor d’acqua che non riesce a respirare, e così fai come gli altri per non sentirti solo. Ma in fondo, ogni volta, quella domanda torna a farsi sentire: “perché??”.

 

6) Leggi spesso liste di questo genere, e ogni volta ti prometti che sarà l’ultima volta

Magari stai cercando qualcosa per lavoro, o hai aperto un attimo i social per distrarti qualche secondo…ma se trovi una lista come questa, non puoi non leggerla. Così come tutti i post dei blog che parlano di viaggio a lungo termine, le notizie sul giornale legate al nomadismo digitale, o le foto su Instagram di qualche viaggiatore che sta in giro per mesi e mesi alla volta. E ogni volta finisci di leggere e ti ritrovi con questa strana sensazione, a metà tra l’invidia e l’ispirazione. Con la voglia di partire subito, e l’ansia di non esserne all’altezza. Con la paura di come la prenderanno gli altri, e di cosa farai una volta tornato. E così, rinunci. Ancora per un po’, ancora un’altra volta, lasci perdere, e torni a fare quello che stavi facendo.

Ma sai, in fondo in fondo, di non poter sfuggire. Di aver ormai contratto quella malattia, e di non poter più fingere che non sia così.

Sai che, alla fine, sarà una questione di scelte. E probabilmente, la tua l’hai già fatta.

L’unica domanda è…la saprai trasformare in azione?

Se ti ritrovi in tutto quello che hai appena letto, allora forse abbiamo qualcosa per te…

Vorresti smettere di leggere queste liste con gli occhi sognanti e, per una volta, iniziare DAVVERO a fare qualcosa? Dare una svolta alla tua a vita? 

Allora forse può interessarti la nostra guida a come iniziare a viaggiare a lungo termine. Una guida in cui abbiamo raccolto tutto ciò che abbiamo imparato nel nostro viaggio solo andata, le risposte a tutti i dubbi che avevamo prima di partire.

In questa guida non troverai solo i temi legati al viaggio a tempo indeterminato, come l’organizzazione, la burocrazia, i costi e i consigli per affrontarlo, ma anche la storia di come siamo riusciti a realizzare il sogno di diventare nomadi digitali e di rendere sostenibile questo stile di vita, e di come puoi farlo anche tu.

Insomma, non una guida qualsiasi, ma LA GUIDA DEFINITIVA AL VIAGGIO A LUNGO TERMINE 🙂

 

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Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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