Partire per un viaggio solo andata è la cosa peggiore che potessi fare (ma la migliore che ho fatto)

A volte guardo indietro e mi dico: “partire per questo viaggio solo andata è stata la peggior decisione della mia vita“. Sì, lo ammetto…a volte, lo penso. 

Un anno fa ero una persona diversa. E questo viaggio ha cambiato tutto. Prima di partire, mi ripetevo che avrei sempre potuto tornare indietro, che in fondo non stavo facendo nulla di definitivo. E invece non era così, non era così affatto. Perché anche dopo essere tornata, non sono più riuscita ad essere la stessa.

Un anno fa, vivevo una vita felice. Sì, esatto, stavo bene. Partire per un viaggio solo andata non è stata una decisione dettata da un malessere, una fuga da una vita che mi stava stretta o mi rendeva infelice. Avevo tutto, davvero. Avevo un bel lavoro fisso e sicuro, stimata dai colleghi e dai clienti. Tanti amici, con cui uscivo quasi quotidianemente. Passioni e attività che amavo e che relegavo ai weekend, ma andava bene così. E sogni, quelli sì, tanti sogni. Che restavano lì, ad essere quello che dovevano essere: un’ambizione, una prospettiva, una stella lontana e irraggiungibile.

nomadi mongoli viaggio solo andata

Devi perdere tutto, per trovare qualcosa che non avevi.

Avere TUTTO, forse significa solo avere troppo. Hai l’armadio pieno di vestiti e la casa di oggetti che non usi, e ogni volta che esci li riempi un altro po’? Oppure il portafogli pieno di soldi (in misura variabile), e ogni volta che esci lo svuoti un po’?

Alla domanda “come stai?”, rispondi automaticamente “bene!”. Ma è vero? O meglio, è tutto qui quello a cui bisognerebbe ambire? 

Ogni volta che leggi la storia di un viaggiatore senti l’impulso irrefrenabile di partire? Senti che baratteresti tutti i vestiti nell’armadio, per uno zaino con quattro magliette e un biglietto aereo di sola andata? Allora forse, ma giusto forse….no.

Io sentivo che quel tutto che avevo mi stava spingendo ad accontentarmi. Stavo entrando in quel meccanismo perverso che ti fa credere di essere arrivato. Che in fondo per i sogni ci sia un cassetto apposito, che siano fatti proprio per restare lì, pronti ad essere tirati fuori e rigirati tra le mani all’occorrenza, ma mai veramente lasciati liberi di vedere se hanno le carte in regola per diventare realtà o no. E questo pensiero mi TERRORIZZAVA.

Forse bisogna perdere tutto, per vedere cosa c’è dietro. E così ho fatto.

 

Parti per un viaggio solo andata: nulla sarà mai più come prima. Men che meno tu.

Quando compri un biglietto aereo di sola andata, provi un misto di sentimenti. Lasci tutto, ma ti sembra di non perdere nulla. Che in fondo la vita rimanga lì ad aspettarti, esattamente come l’avevi lasciata. Non sai per quanto tempo starai via, è questo il punto: saluti tutti come se dovessero essere anni, e alla fine magari, come nel nostro caso, finiscono per essere mesi. Ma peseranno comunque come decenni, davvero. 

Quando torni, tutto sembra uguale. La casa, gli amici, persino l’ armadio pieno di vestiti. Tutto è lì. È a posto. Il problema è che sei cambiato tu. Il problema è che non puoi più vivere come prima. All’inizio non te ne rendi conto, ma è questo quello che succede quando si parte per un viaggio solo andata, che sia in giro per il mondo, o alla scoperta di se stessi in qualsiasi altro modo. Non è il nostro mondo che cambia, siamo noi che non troviamo più quello spazio che occupavamo prima, come se avessimo cambiato forma. E dobbiamo crearne uno nuovo.

Partire per un viaggio solo andata

Cosa succede quando tiri fuori i sogni dal cassetto?

Che forma hanno i sogni, quando provi a realizzarli? Me lo chiedevo, prima di partire…e me lo chiedo anche oggi, in fondo. Perché in realtà non l’ho capito.

I sogni sono come l'arcobaleno. Più ti avvicini a lui, più questo si sposta un po' più in là. Condividi il Tweet

Io ho lasciato libero il mio sogno nel cassetto, che coltivavo da anni. Avevo letto decine di libri, visto film su film, mi ero drogata fino a diventarne dipendente dell’idea di un viaggio solo andata, di partire senza sapere cosa sarebbe successo dopo, di lasciare che la strada si srotolasse da sola davanti a me. Che questa potesse essere la vita stessa, fatta di partenze e di ritorni, certo, ma sempre in movimento.

Quello che non sapevo prima di partire, è che avevo altri sogni. Il sogno di scrivere, per esempio. A pensarci bene, lo sapevo da quando ero piccola. Da quando a 9 anni avevo scritto la mia prima piccola, grande storia, e mi sentivo la nuova J. K. Rowlings. Poi però, come per gli altri sogni, lo avevo messo via. Ma chi vive di scrittura, dai? Bisogna pensare a cose reali, serie. Al business, come si dice a Milano. 

Ed è così. Ma viaggiando mi sono accorta che si poteva fare business scrivendo! Guarda un po’. In realtà lo sapevo anche prima, ed era lì che il mio sogno di scrittura aveva cominciato a scalpitare nel cassetto in cui lo avevo rinchiuso. Ma avevo pensato fosse difficilissimo. Avevo pensato che non ci sarei mai riuscita. E invece, pensa un po’…ho cominciato pian piano a riuscirci. Ho iniziato quasi per gioco, e mi sono trovata a sentirmi una novella Nomade Digitale! A sentirmi finalmente sulla strada giusta, anche se non sapevo dove andasse.

È una delle tante cose che scopri partendo per un viaggio solo andata: che i sogni tendono a realizzarsi in serie, quando ne insegui uno. Chiamala “legge dell’attrazione”, chiamalo Karma, chiamalo un po’ come ti pare. Ma succede. Non te lo spieghi nemmeno tu come faccia la tua aura ad attirare le cose positive che succedono, eppure è così. E anche quando succede qualcosa di negativo, la cosa pazzesca è che alla fine ti ritrovi ad apprezzarne i risvolti positivi. No, giuro, non è una qualche droga sintetica. È che la vita sa sorprendere chi si lascia sorprendere, forse.

Aiuto: non so più vivere una vita normale. Ho paura perché…mi piace.

Ma poi si deve tornare alla realtà, no? È bello fare il lavoro dei sogni mentre sei in viaggio: sei un Nomade Digitale, sei un figo, uno che stava inseguendo i suoi sogni. Ma quando torni…be’, essere un freelance sottopagato con delle idee bislacche per la testa, è meno figo. Fine dei giochi, ho pensato. È ora di tornare sulla strada principale.

E così ci ho provato, davvero. Lo giuro. Ci ho provato a scendere a compromessi. A trovare una via di mezzo tra ciò che volevo fare, e ciò che pensavo di voler fare. Ma sai cosa? Non ce la fai. È più forte di te. Perché si scopre un’altra cosa infima, sul realizzare i propri sogni. Ovvero che non appena ne conquisti uno, ne appare uno un po’ più grande all’orizzonte. Era lì dietro da sempre, nascosto, ma finché non ha visto che avevi il coraggio di realizzare quello più piccolo, era timido, non voleva venire fuori. 

All’inizio, quando realizzi il sogno della tua vita, ti senti svuotato, buio. È come se mancasse qualcosa, se non avessi più niente per cui lottare: ogni direzione sparisce improvvisamente, la strada che sembrava tanto nitida si rivela essere uno sterrato nel deserto. E hai paura, una paura fottuta che questo sia tutto quello che rimane.

E invece poi te lo trovi lì, a guardarti. Un sogno più grande, più bello. Dopo che hai visto mezzo mondo, ti accorgi che non puoi vivere senza vedere l’altra metà. Dopo che hai scritto qualche articolo, ti accorgi che non puoi vivere senza scrivere un romanzo. Dopo che hai scoperto che puoi essere felice, non vuoi aspettare neanche un giorno per esserlo di nuovo. E non sei disposto a scendere a compromessi! 

Una bella fregatura, no?

A volte è terrificante. Mi sento diversa, e vorrei solo tornare indietro e riprendere la strada che sembrava già scritta davanti a me. Mi sembra quella volta che, nel deserto del Gobi, abbiamo scalato una duna di sabbia di 200 metri. Vedevo una fila di turisti salire sulla duna “più famosa”, in fila indiana, uno dietro l’altro. Andavano piano, sì, ma non sembravano fare troppa fatica. Noi invece…noi avevamo scelto di salire su una “duna vergine”, e arrancavamo nella sabbia intonsa, scivolando a valle di vari centimetri ad ogni passo.

Li guardavo e pensavo: “perché non sono come loro? Perché non posso semplicemente andare nella direzione in cui vanno tutti?”. Ma poi, quando sono arrivata in cima alla “mia” duna, ho capito. Ho guardato laggiù, la duna accanto: la sua cima era piena zeppa di gente, sembrava un raduno di motociclisti. E il sole, una palla rossa all’orizzonte, era già tramontato, nascosto da una duna più alta proprio davanti.

Noi invece…noi eravamo i re del mondo. Dall’alto della nostra duna, sudati e stanchi morti, venivamo baciati dal sole al tramonto.

Mi sono guardata intorno, ho aperto le braccia, e ho urlato nel vento:

“Grazie! Grazie per non avermi fatta in grado di vivere una vita normale!”

In cima a una duna nel deserto del Gobi

Questo articolo lo dedichiamo a te. Tu che hai paura di non farcela, ma che hai più paura di vedere i tuoi sogni invecchiare in un cassetto. Raccontaci il tuo sogno. Raccontaci come lo hai realizzato! Ti aspettiamo nei commenti 🙂

Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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