Caro bipolare, puoi viaggiare anche tu. La storia di Alberto

disturbo bipolare e viaggi

Se prendiamo tutti i lettori di questo blog, forse io sono tra quelli che ha viaggiato meno. Ma, ad uno sguardo più approfondito, probabilmente sono tra quelli che ha viaggiato di più.

Il mio è stato innanzitutto un viaggio particolare, non nel mondo ma nella mente: un viaggio molto profondo, che mi ha portato decisamente fuori rotta, fino a perdere il controllo.

Detto così non sembra molto piacevole, e in effetti non lo è stato, lo ammetto! Ma come insegna la tradizione buddista dal “mud”, dal fango… può nascere il fiore di loto. 

Nel mio viaggio nella mente ho attraversato entrambi i picchi della mia “condizione”, come la chiamo io: la bipolarità.

Gli psichiatri lo chiamano “disturbo”, ma se devo essere sincero non mi piace affatto che un altro mi dica che io ho un disturbo…solo io posso farlo 😉

Ma andiamo con calma, e affrontiamo un argomento per volta.

La storia è lunga, quindi mettiti comodo…sto per portarti in un viaggio.

E di questi tempi all’insegna del coronavirus per cui di viaggiare non si parla poi molto, potrebbe essere ancora più interessante…

 

Viaggiare: la soluzione a tutti i nostri problemi?

Questo è un blog di viaggi e forse non dovrei dirlo, potrebbe passare come controproducente. Parliamoci chiaro invece… viaggiare oggi sembra più che altro una moda, un segno di status: se non viaggi e non mostri le tue foto su Instagram, se non ti vanti delle tue destinazioni di viaggio, sembri proprio uno sfigato!

Nel mio caso, invece, devo essere sincero: la mia voglia di viaggiare non è mai stata tanto un cedere alla moda, anche perché quando il “travel bug mi ha morso” non era ancora così diffusa.

Infatti per almeno un decennio, ho desiderato tanto prendere un periodo di aspettativa dal lavoro per poter viaggiare (e  nel precedente articolo ho descritto come ci sono riuscito).  Volevo viaggiare a lungo termine, proprio come Marco e Ilaria.

Ma non tanto per vedere posti meravigliosi, o per scoprire nuove culture, o meno che meno per postare foto su Instagram…no. Diciamo che viaggiare, per me, è stato fondamentalmente il tentativo di risolvere i miei problemi.

depressione e viaggi

Il punto è… quali erano  i miei problemi?

Direi un pò i problemi di tutti… l’insoddisfazione, il non riuscire a trovare il proprio cammino, sentire di non riuscire ad essere sé stessi, il sentire che c’era qualcosa di più grande a cui aspirare, che gli altri non capivano. Si certo c’erano anche dei traumi dietro, e un “mondo interiore” ormai un pò distante…ma allora pensavo che fosse tutto lì.

Nel 2012 sono andato in Marocco con un carissimo amico. Si era aggiunta un’amica straniera che faceva l’Erasmus in Sardegna, la mia terra. In questo viaggio questo grande amico mi ha mostrato un meraviglioso modo di affrontare il viaggio: senza pianificare, improvvisando, pernottando giorno per giorno in posti diversi e senza prenotare. Per voi sarà forse qualcosa di già ben noto ma per non lo era affatto!

Passai una decina di giorni davvero stimolanti, ma anche rilassanti, freschi e rinvigorenti. Ma poi tornai alla realtà, e ai miei problemi che mi aspettavano a casa.

 

L’estate successiva quel mondo interiore che avevo cercato di allontanare cominciò a batter cassa.

Mi sentivo instabile, piangevo, ero “labile”… non avevo una grande consapevolezza di me stesso, quindi semplicemente andai avanti come se fosse “normale” e non ci fosse niente da capire. Però, memore dei benefici ricevuti dal viaggio in Marocco, preparai il mio grande tentativo di risurrezione: un viaggio, ovviamente. In particolare in Brasile.

 

Il viaggione per cambiare vita…o forse no.

brasile bandieraDopo il viaggio in Marocco, che terminò inaspettatamente in Portogallo, decisi di iscrivermi a un corso gratuito di portoghese nella mia città. Mi appassionai tantissimo alla lingua e alla musica brasiliana, per cui per il 2013 organizzai questo famigerato viaggione salvifico in Brasile.

Non è che avessi tutta ‘sta esperienza di viaggio, era il mio primo viaggio da solo. Mi direte ‘ma conosco un sacco di gente che si è buttata in viaggi così, anche senza esperienza, e gli è andata alla grande’!

Questo è sicuro, ma non siamo tutti uguali…e io di certo, come avrei scoperto, non appartenevo a questa categoria!

Timido, insicuro, disordinato, distratto… avevo tutti i campanelli d’allarme per non fare una cosa del genere, così su due piedi, e starmene a casa. Sarebbe stato meglio magari arrivarci gradualmente, facendo prove più piccole.

Ma non lo feci.

Oltretutto, su questo viaggio avevo riposto una mole enorme di aspettative. Per me rappresentava il botto, la svolta, il modo di evadere dal tunnel in cui mi ero cacciato.

La fine di un grande amore, e l’inizio di un lavoro a dir poco deprimente, seppur a tempo indeterminato, e lontano da casa (ero pendolare, la mia sede di lavoro a 90 km dalla mia città) mi avevano fatto sprofondare nelle sabbie mobili, e non riuscivo più a uscire.

Per cercare di superare tutte queste difficoltà gonfiai questo palloncino-viaggio a più non posso: durante i circa 15 giorni di permanenza in Brasile mi sentii particolarmente “attivo” e in forma, direi scattante. Avevo perfino imparato il portoghese prima di partire. Io che sono timido e allora ero poco avvezzo ai viaggi (era il mio primo viaggio in solitaria… il primo, ma subito dall’altra parte del mondo!!!) parlavo con tutti, ci provavo con tutte e…ci riuscivo anche!

Ma ero anche irascibile, irruento, nervoso, inquieto, invidioso. Mille pensieri affollavano la mia mente, correvo da una parte all’altra, dormivo pochissimo. Non c’è dubbio, ero decisamente diverso dal solito. Qualcosa non andava, ma non me ne resi conto finché non tornai a casa…

Al rientro, ricaduto nel tunnel, in breve tempo il palloncino si sgonfiò.

Caddi in un lunghissimo periodo di depressione.

 

Un aspirante viaggiatore…con il disturbo bipolare

Durante questo periodo mi sentivo invece sempre più lento, sempre meno concentrato… cominciai a perdere interesse per tutto, e ricordo bene quando un giorno mi buttai a letto a piangere dicendo a me stesso: oh no, di nuovo!

In effetti mi era già successo quando ero studente all’Università, ma non era mai stato così catastrofico e mai avrei potuto aspettarmi qualcosa di simile.

Provai a uscirne da solo, ma in breve tempo la situazione divenne insostenibile e non potevo più badare a me stesso, così mi rivolsi ad uno specialista.

La diagnosi, poco tempo dopo, fu di quelle che arrivano come una scossa elettrica: “disturbo bipolare“.

Io sinceramente non capivo manco cosa fosse, mi sembrava sconvolgente! Dovetti cominciare non solo un approfondito programma di psicoterapia, ma anche una terapia farmacologica, accettata solo dopo una certa insistenza perché non volevo!  Tornai al lavoro solo dopo circa un anno e mezzo di pesantissima assenza, durante il quale ero stato presso la mia famiglia, al mio “pueblo”.

I miei cari si erano presi cura di me vivendo questo dramma sulla loro pelle, giorno per giorno.

alberto in viaggio

Ma che cos’è il disturbo bipolare?

Il disturbo bipolare (che in passato veniva chiamato anche malattia o psicosi maniaco-depressiva) è un disturbo caratterizzato da oscillazioni insolite del tono dell’umore e della capacità di funzionamento della persona. Per capire meglio come si manifesta si può pensare a un esempio “quotidiano”.

Pensiamo al termostato di un’abitazione. Il termostato è regolato ad una certa temperatura e deve quindi attivare una risposta in base alle condizioni esterne all’abitazione, in maniera da mantenere sempre la temperatura costante. Il sistema limbico del nostro cervello rappresenta il termostato dello stato d’animo, ed è proprio questo che va in panne nelle persone con questo disturbo e fa si che l’umore non venga più regolato correttamente anche in base all’ambiente, ma anzi diventa instabile e variabile.

Il disturbo bipolare è caratterizzato, infatti, dall’alternanza di uno stato depressivo e di uno maniacale (o ipomaniacale);

Non si deve però confondere quelli che comunemente sono definiti “alti e bassi” dell’umore, che tutti noi sperimentiamo quotidianamente, con le severe manifestazioni del disturbo bipolare.

Queste  possono mettere a dura prova i rapporti interpersonali, causare la perdita del lavoro e, in casi estremi, dar luogo a comportamenti suicidari.

 

La mia prima terapia

psicofarmaci bipolare

Negli anni successivi alla diagnosi, lottai sempre e con forza per attenermi il più possibile al modello di vita “adatto al bipolare…” che mi avevano insegnato: la cura del sonno, evitare gli alcolici e le droghe, non viaggiare in altri continenti perché il fuso orario avrebbe potuto compromettere il mio ritmo sonno-veglia;

Insomma, si trattava non tanto della gestione ma direi proprio dell’evitamento totale dello stress.

Viaggiai ancora e ancora, ma sempre vicino e in questo regime di “limitazioni”. Non servì proprio a nulla…

Le crisi ci furono ancora. Certo non erano così gravi come la prima volta, ma c’erano. Eppure facevo tutto perfettamente!

Terapia farmacologica, psicoterapia, stile di vita… Che altro potevo fare ancora???

I medici dicevano che è un disturbo ricorrente e sarebbe stato così a vita.

Io non ci credevo, non volevo accettarlo, e cercavo razionalmente la soluzione a questo problema…ma senza trovarla mai.

 

La mia seconda “terapia”…e la gioia di ricominciare a vivere!

mappa bandierine

Poi d’improvviso l’anno scorso, insoddisfatto, decisi di cambiare strategia.

Seguii il mio intuito che mi portò a cambiar casa, trovandone una in un contesto totalmente differente, più lontano dal centro e vicino alla natura; trovai una nuova terapeuta meravigliosa, che utilizza terapie alternative, ed eliminai in poco tempo tutte le mie paranoie.

La parola “bipolare” in relativamente poco tempo semplicemente sparì dal mio dizionario quotidiano!!!

 

Con tutto questo arrivò “per caso” anche Viaggiosoloandata.it. Comprai la guida, mi feci coraggio, superai tutte le mie incertezze e trovai la forza di inoltrare la mia richiesta di aspettativa. Incredibilmente, contro ogni mia più rosea previsione, fu approvata! 

Iniziai subito a fare programmi di viaggio ma, col tempo, anche con l’aiuto della mia terapeuta, mi accorsi che stavo incappando nelle stesse trappole del passato. Stavo correndo di nuovo il rischio di incartarmi nelle trappole della mia mente.

Finalmente sono riuscito a liberarmi di questi fantasmi. Non ho più programmi, ora! Sono consapevole che il mio viaggio sarà giorno per giorno. Che il mio viaggio è semplicemente l’aspettativa, ovvero un tempo mio, solo per me.

Certo sarà anche “all’esterno”, nel mondo. Ma non è più questo il carburante del cambiamento che cercavo… è piuttosto il mezzo nel quale avverrà.

Inoltre ho capito un’altra cosa importante, che anche Marco e Ilaria sostengonoPartirò, ma tornerò anche!

Perché voglio stare con la mia famiglia e perché voglio stare nella mia terra, essere libero nella mia isola, senza sentire il bisogno di scappare. Andare al mare, fare viaggi in bici in Sardegna. Fare ciò che amo.

Non ho più palloncini da gonfiare…è sconcertante a momenti, ma quando ci riesco, quando riesco nell’intenzione di non gonfiarli, finalmente sto bene. Innanzitutto so per certo che non si sgonfieranno mai così,  e soprattutto mi sento meglio e riesco a vivere il momento presente.

Niente più confronti, competizioni, bandierine da mettere nel mondo e da mostrare. Niente più richieste e domande da parte della gente (tipo: dove andrai? Perché non vai qua? Perché non vai lì? Ma davvero vuoi andare là? Conoscendoti avrei detto che saresti andato in Sud America, ma guarda un pò…). Niente più organizzazioni e pianificazioni stressanti ed estenuanti.

 

Cosa ho imparato sulla sulla bipolarità e sul viaggio, ma soprattutto sulla vita

loto meditazione

Sai qual è la cosa stranamente ironica, di tutto ciò?

Che la manifestazione di questi due estremi che sono la bipolarità l’ho avuta mentre cominciavo a fare cose che amavo! Un pò strano, no? Come è possibile ?

Uno che ha sempre fatto quello che doveva fare, che ha cercato di compiacere gli altri e ha un po’ annullato se stesso… Anche nello studio, sono sceso sempre a compromessi, non domandando al cuore, non seguendo affatto il suo consiglio. Scelsi per paura e per poco coraggio… e perché siamo abituati a fare così, e non riusciamo ad uscire da quel circolo vizioso di “finte” scelte.

Tutto questo “fare il bravo”, seguire la società, i suoi precetti, continuare ad indossare quella maschera della propria personalità, costruita per coprire le proprie ferite e non soffrire…mi ha fatto stare male e quasi “accettare” quella sofferenza come parte di me.

Poi a un certo punto questo “individuo convenzionale” (che sarei io, ma chissà quanti altri!) comincia ad avvicinarsi a passioni più vere e più sincere, che gli fanno davvero sconquassare il cuore. Per me queste “nuove passioni” sono state principalmente  i viaggi e le lingue

Proprio durante e dopo il viaggio più grande, quello in Brasile, esplosero questi due picchi.

Per questo, nonostante a quel viaggio non ne siano seguiti poi tanti altri geograficamente parlando, dico di aver viaggiato tanto… ma fidatevi dalla mia esperienza.

Viaggiare così a lungo nella mente non ha senso… è una perdita di tempo!

Certo è difficile non farlo…ognuno di noi probabilmente lo fa, e questo lo porta ad affrontare le cose di cui parlo: il giudizio altrui, la difficoltà a seguire il proprio cuore e il proprio intuito, il non riuscire ad essere sé stessi.

Per fortuna solo una bassa percentuale della popolazione ha poi la manifestazione di questi picchi abbastanza gravi, che esplodono nella bipolarità! (pare siano circa il 4% della popolazione mondiale). Ma la verità è che tutti noi affrontiamo ogni tanto, magari con meno estremi, quei due mondi oscuri…e che forse, e dico forse, basterebbe poco per contenerli.

Come leggere questo articolo, magari, e imparare dagli errori di qualcun altro…

 

 

Oggi, pur con tutto l’allarme dovuto al coronavirus, a due mesi dalla mia “partenza”, almeno per quanto riguarda l’aspettativa dal lavoro, non sono affatto preoccupato.

Piuttosto, mi sento aperto alle possibilità, alle novità, alla mia crescita, al coltivare l’amore. Ci sto riuscendo perfino qua. Nella mia stessa vita di sempre degli ultimi 10 anni.

Anche a lavoro…sempre lo stesso! Sempre le stesse cose, le stesse persone. Eppure ogni giornata mi sembra diversa ed è una grande sfida per la mia consapevolezza!!!

Figuriamoci come sarà nei Balcani, o in Vietnam, o chissà dove nel mondo, dove cambierà tutto anche nel mondo esterno e farò esperienze nuove!

Sono davvero felice e mi sento di voler augurare un buon viaggio a tutti voi. Parlo del viaggio della vita, chiaramente.

Soprattutto in questo momento di difficoltà per tutti, viaggiatori e non… relativizziamo! Sono terribili tutte le misure che stanno minando la nostra libertà, sia per chi è in Italia, sia per chi viaggia o vorrebbe viaggiare ma non può. 

Ma in fondo niente è mai così grave come sembra. Prima o poi ripartiremo, in modo nuovo.

E se non ci facciamo governare dai nostri programmi, potremmo scoprire che forse il viaggio è già iniziato…

 

Un abbraccio a tutti!

Namasté,

Alberto

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