Come viaggiare mi ha insegnato la resilienza alle crisi

resilienza grazie ai viaggi

La prima volta che ho sentito parlare di “Resilienza” ero al liceo. Doveva essere fisica, o un’altra di quelle materie complicate che mi davano il mal di testa e che tendevo a non ascoltare abbastanza. Ma quando il professore ha spiegato che “la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia in conseguenza alle deformazioni che subisce“, mi sono sintonizzata nuovamente su di lui. Interessante, ho pensato. Ricordo di aver scritto anche la definizione sul mio diario, circondata da cuoricini e stelline colorate.

 

Chi l’avrebbe mai detto allora che oggi sarei stata qui a scrivere di quello stesso concetto, applicato ad un ambito totalmente diverso: quello della mente umana. E chi avrebbe detto mai che lo avrei fatto durante una delle crisi più grandi della storia recente

 

La resilienza umana: la capacità di assorbire i traumi

stay home coronavirusResilienza è un concetto che non appartiene solo alla scienza ma anche a svariati altri ambiti, tra cui la psicologia. Perché anche gli esseri umani, così come i materiali, hanno una loro capacità di assorbire gli urti della vita, le deformazioni che ci scaglia addosso, prima di “rompersi”.

E quella capacità varia da persona a persona: c’è chi riesce a mantenere un sorriso sulle labbra anche davanti al peggiore degli schiaffi morali, e chi invece crolla a terra con pochissimo, incapace di reagire e rialzarsi.

Se devo essere sincera…io ho sempre fatto parte del secondo tipo.

 

Non sono mai stata brava ad affrontare le difficoltà e i cambiamenti.

Sono emotivamente altalenante, può bastarmi una giornata piovosa per sentirmi “storta” in modo inesorabile. Fin da ragazzina ho spesso sofferto di momenti di “depressione“, periodi più o meno lunghi in cui non mi sentivo giusta, nei quali mi pareva di essere semplicemente passiva, grigia, spenta. 

La mia resilienza è sempre stata piuttosto bassa, insomma: ci voleva davvero poco per rompermi.

Per fortuna, ho sempre avuto un’altra caratteristica che mi ha aiutato a non soccombere: chiamiamola testardaggine. E così grazie ad essa mi sono spinta ogni volta fuori dalla mia zona di comfort: che fosse andare a studiare in un’altra città, fare qualcosa di difficile, provare qualcosa di nuovo, mi ci sono buttata sempre a capofitto.

È stato così, figlia di questa mentalità che mi impediva di accontentarmi e di lasciare che le mie paure e ansie mi bloccassero, che è venuta anche l’idea per la mia sfida più grande: un viaggio solo andata.

Un viaggio che mettesse in discussione TUTTO, ogni cosa che mi era stata insegnata: che un lavoro sicuro era importante e bisognava tenerselo stretto, che un tetto sopra la testa è fondamentale, che viaggiare costa tanto…che la felicità è una cosa che capita se segui correttamente le istruzioni.

 

Come viaggiare a lungo termine mi ha insegnato la resilienza più di qualsiasi libro

Prima di partire, qualsiasi tipo di paura esistente mi ha assalito e piantato gli artigli addosso: la paura di fallire, di tornare a casa con la coda tra le gambe. La paura delle malattie, dei furti, degli animali pericolosi. La paura di star sbagliando tutto.

Se sono riuscita a partire veramente è solo perché ormai avevo messo in moto tutto, e tirarmi indietro avrebbe voluto dire perdere completamente la faccia.

E così siamo partiti. Ed è andato tutto bene. Ma anche tutto male. 

È successo di tutto: ci hanno derubati, più volte. E ci siamo ammalati, anche in modo grave. Abbiamo trovato con facilità lavori come nomadi digitali, e li abbiamo persi con altrettanta facilità. E ogni volta imparavamo qualcosa di nuovo e straordinario: la capacità della vita, di noi stessi, di andare avanti. Di rialzarci, anche quando sembravamo a terra. Di trovare una soluzione, anche quando pareva che non ce ne fossero.

Insomma: abbiamo imparato che la resilienza è qualcosa che, semplicemente, l’essere umano ha. Siamo programmati biologicamente per resistere, per superare le avversità.

E la vita è a suo modo uguale: è fatta per supportarci, quando reagiamo nel modo giusto. Ci lancia addosso ondate di m***a, ma prima si premura di metterci un ombrello nascosto da qualche parte. È un concetto simile a quello di cui ho già parlato, che il segreto della felicità è che è più facile ottenerla per chi si muove fuori dagli schemi.

positività farfalla

La più grande crisi, la più grande opportunità

Questo periodo è uno dei più difficili mai affrontati, in viaggio e non.

Mentre eravamo in Russia, quella che era l’epidemia di Coronavirus circoscritta alla Cina si è espansa all’Italia, ed è velocemente diventata una pandemia.

Ci siamo in un attimo visti espropriare di uno di quei diritti che davamo per scontati, poter viaggiare.

Il nostro blog di viaggi, che era in crescita e avevamo trasformato in un lavoro, si è ovviamente contratto come un pezzo di carta che prende fuoco.

I nostri clienti come freelance nomadi digitali si sono messi a tagliare i costi per far fronte alla crisi, e i primi a saltare sono ovviamente i lavoratori esterni.

È difficile non aver paura, in momenti del genere. È difficile rimanere calmi e confidenti nel fatto che “andrà tutto bene“, come dicono i cartelloni appesi alle finestre in Italia.

Quando guardo avanti vedo solo vuoto e incertezza, tutto ciò per cui ho lavorato appeso a un filo, i nostri viaggi organizzati tutti in forse…e il panico mi assale. Lo ammetto, non si può sempre pretendere di essere forti.

Non ha senso mentire e dire che non mi sto ca***do sotto. Lo sto facendo.

Eppure…eppure c’è una parte di me che rimane calma. Qualcosa di profondo e antico al centro del mio petto, che rallenta il mio respiro quando questo inizia ad accelerare e il cuore a battere più forte.

È come un dejavù, la sensazione di aver già vissuto qualcosa del genere, di sapere come va a finire questa storia.

Non so bene come, dove o quando, ma so che ho già affrontato questa situazione. Non so bene come, dove o quando, ma so che ne sono uscita vincitrice, e che alla fine guardandomi indietro mi sono pure detta “ah, vedi, era così che doveva andare“.

Faccio un respiro profondo, chiudo gli occhi, e quando li riapro so che davvero, prima o poi, andrà tutto bene.

 

Dalla resilienza all’anti-fragilità

Questo significa che sono riuscita a cambiare me stessa? Ad essere sempre positiva, sorridente, a non farmi spaventare dai cambiamenti o dai traumi? Che davanti alle crisi, come l’attuale situazione del Coronavirus, sorrido e mi rimbocco le maniche senza un minuto di tentennamento, lavorando più forte di prima? 

Ecco…no. Decisamente no. Mi abbruttisco come prima, mi ca*o sotto anche peggio (perché ora ho investito molto di più nei miei sogni, e fa più paura ancora vederli “in stallo”). 

Questa cultura della positività a tutti i costi a volte fa solo male, fa sentire chi momentaneamente proprio non ce la fa ad essere positivo come se stese sbagliando qualcosa. Invece non stiamo sbagliando nulla, è normale sentirsi così, è onesto aver paura, essere divorati dai dubbi.

Non ci sono più certezze, quindi come potremmo essere tranquilli, vivere come se niente fosse?

No, quello che ho appreso io è ben diverso. Quello che anni e anni di viaggi mi hanno insegnato è l’incertezza costante, il dubbio di cosa ne sarà di me domani, il brivido di ansia che scorre lungo la schiena quando qualcosa non va come programmato.

E siccome ho fatto scorta, negli ultimi anni, di queste sensazioni, ora le accetto. Le vivo così come sono: come nuvole transitorie nel mio cielo, che cambia di continuo scenario, colore e intensità. Io sto semplicemente lì, a godermi lo spettacolo.

Ad assecondare anche le mie ansie, se necessario, ma a non farmi divorare da esse.

Non so quanto sia il mio grado di resilienza, quanto possa resistere prima di spezzarmi, ma so che alla fine se quel “craaak” arriverà dipenderà solo da me, da quanto avrò lasciato che l’incertezza esterna pieghi la mia volontà e la mia mente.

Finché ho fiducia nelle mie capacità e nelle mie decisioni, le onde possono arrivare alte come case, ma la barriera continuerà a reggere. E quando il mare tornerà calmo, mi alzerò.

Anzi, di più. Sarò più forte di prima. Non sono solo resiliente, sono “anti-fragile”…un concetto di cui sono venuta a conoscenza solo di recente, ma che mi piace ancora di più.

La resilienza ci dice “accusa il colpo e rialzati”; l’anti-fragilità invece fa qualcosa di più, ci incita a non limitarci ad accusare il colpo, ma a osservare ciò che si può imparare da esso, metterlo a sistema e creare qualcosa che sia migliore di prima grazie a queste informazioni acquisite.

Il resiliente teme la tempesta. L’anti-fragile la aspetta con ansia.

Sa che, con la giusta mentalità, potrà non solo superarla, ma diventare più forte grazie a lei. Sa che, se la osserva attentamente, troverà i suoi punti deboli e il modo per non esserne affatto colpito la prossima volta. 

Come con i viaggi: spesso capita che le esperienze più toste e difficili siano quelle che poi ci lasciano i ricordi più forti, e che a distanza di anni pensiamo “quanto vorrei provare di nuovo quelle sensazioni”.

 

Per noi è stato così vivere con i nomadi mongoli, vedermi sgozzati davanti 10 cavalli, mangiare per giorni e giorni le peggiori schifezze incluso una marmotta cotta nel suo stesso corpo e non poter fare la doccia…quando siamo tornati alla civiltà, ho pensato che non avrei mai più voluto fare nulla di simile. Eppure quest’anno, dopo 3 anni, stavamo per rifare la stessa esperienza in inverno 🙂 e non vedo l’ora che tutta questa situazione passi per poter programmare di riprovarci l’anno prossimo!

 

Ecco, proprio come l’esperienza dai nomadi, facciamo in modo che il coronavirus, l’isolamento, la quarantena, i continui cambiamenti, l’incertezza….facciamo in modo che ci forgino, che ci rendano anti-fragili, e che ci rendano ancora più forti per affrontare la prossima crisi.

Solo se la vedi così andrà davvero, alla fine, “tutto bene”.

 

Un abbraccio,

Ilaria e Marco

Written By
More from Ilaria Cazziol

Come vestirsi in Siberia per percorrere la Transiberiana in inverno

Ebbene, ci siamo: stiamo per realizzare il nostro grande sogno e, dopo...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.