Viaggiare può combattere la depressione? Ecco come ho fatto

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È possibile utilizzare il viaggio come cura contro la depressione?

Ovviamente non esistono cure miracolose contro questo male subdolo e così diffuso, è un percorso che richiede di lavorare sotto molti punti di vista e non andrebbe affrontato da soli, ma sì, è così, il viaggio con i suoi tanti stimoli e benefici può contribuire ad alleviare i sintomi della depressione.

Ci sono tantissime testimonianze di questo, come quella di Fabio (che abbiamo già intervistato in un episodio del Podcast) che ci racconta come sia stato proprio viaggiare uno degli elementi cardine per migliorare la sua situazione psicologica.

vado in theratrip podcast

Viaggiare è una scelta che incontra diverse necessità: può essere vista come una forma di fuga dallo stress e dalla quotidianità, oppure un’impresa per mettersi in gioco e cambiare vita, per scoprire ciò che c’è di diverso dalla nostra cultura, o ancora come modo per conoscere persone nuove.

Molti scelgono di viaggiare consapevoli che, quando fatto con le giuste intenzioni e con un’adeguata apertura mentale, può essere uno dei migliori percorsi di crescita personale che ci siano.

Insomma, nella maggior parte dei casi si riconosce e si accetta il potere del viaggio come forma di insegnamento, ma purtroppo ancora in pochi riescono a vedere il suo forte potenziale benefico anche come supporto alla cura della depressione, una malattia di cui soffre una buona fetta della popolazione e che viene ancora affrontata come un argomento tabù.

Chi ci segue su Vado in TheraTrip lo sa: crediamo fermamente che il viaggio possa essere una terapia capace di dare una forte scossa a una persona che soffre di depressione, donandole una visione alternativa e più positiva.

E lo crediamo proprio perché è stato esattamente così per noi.

Viaggiare consente di allontanarsi dai pensieri e dai sentimenti negativi e di fare nuove esperienze che aiutano a promuovere stati d’animo ed emozioni positive.

Nella maggior parte dei casi, viaggiare porta a uscire dalle proprie zone di comfort e a mettersi in gioco, regalando stimoli e spunti benefici. Proprio per questo è un’esperienza che suggeriamo a tutti, specialmente a chi, come lo sono stato io, ha sofferto o soffre di depressione. 

Il paradosso della depressione: la chiusura per fuggire da se stessi

Mi è stata diagnosticato il disturbo depressivo nel 2020, all’età di 26 anni. Fin da quando ho iniziato ad analizzarlo e affrontarlo, mi è stato chiaro che non si guarisce senza un percorso terapeutico e quanto sia importante cercare aiuto da un professionista il prima possibile.

La verità è che la depressione è tra le malattie di origine psicologica più difficili da associare ai sintomi universalmente riconosciuti, e proprio per questo la si scopre molto spesso in una fase avanzata.

Il trattamento per la depressione, di solito, prevede dialogo con il proprio terapista e farmaci, oltre a cambiamenti nello stile di vita come l’esercizio fisico, la dieta e la gestione del sonno. Prima si inizia il trattamento, migliori sono i risultati che si ottengono.

I sintomi sono molti e diversi a seconda dell’origine e della gravità del disturbo, ma comporta in molte persone una perdita completa del proprio equilibrio mentale, la chiusura in sé stessi, la fuga della realtà, spesso veri e propri dolori fisici e, soprattutto, il rifugio nell’apatia.

L’apatia infatti diventa l’unica sensazione che non causa paura, spossatezza, scoraggiamento e che riusciamo ad accogliere senza pensare “è troppo difficile per me, non ce la posso fare, meglio lasciar perdere“.

La depressione è una malattia che colpisce la zona del cervello in cui si elaborano le emozioni che hanno a che fare con l’affettività.

È per questo che chi è colpito dalla depressione si sente triste, debole e incapace di reagire e di uscire da solo.

La depressione è in sé un paradosso perché nel fuggire dai problemi personali, nell’evitare in tutti i modi di affrontare il fiume di false verità che il nostro cervello continua a mandarci, si finisce per accettarle, per chiudersi in sé stessi e smettere di cercare un punto di vista diverso da quello di cui ci siamo convinti. Dopotutto di chi ci si dovrebbe fidare, se non di noi stessi?

Perché si arriva a provare tutto questo? Ogni persona arriva alla depressione seguendo percorsi e strade molto diverse, ma di fondo ci sono traumi e ferite del passato che non siamo riusciti a superare, come anche scelte sbagliate e una vita infelice e insoddisfacente.

Nel mio caso la depressione è stata generata da ferite mai rimarginate che hanno segnato la mia vita fin dall’infanzia, e allo stesso tempo odiavo con tutto me stesso il percorso lavorativo che avevo scelto e che portavo avanti. 

Quanto a lungo può durare una persona percorrendo una strada infelice?

Arriva quel momento nella vita in cui i nodi arrivano al pettine. Se continui a evitare il confronto con chi sei, con quello che ti è successo o con le scelte che hai fatto, questo si farà strada e ti colpirà nei modi meno piacevoli.

Il confronto con una realtà troppo grande da accettare

Il mio confronto è avvenuto nel marzo 2020, appena dopo essermi trasferito in Inghilterra per iniziare una posizione di dottorato di ricerca molto prestigiosa e remunerativa. Vivevo a pochi passi da Londra, avevo conosciuto degli amici fantastici e tutto andava a gonfie vele, all’apparenza.

Tutto questo però non bastava perché ero infelice e il lockdown da Covid-19 mi ha messo su un ring di scontro a eliminazione diretta con un fiume in piena di emozioni e problemi irrisolti che evitavo da tempo. 

Vi chiederete come sia possibile evitare problemi tanto grandi così a lungo. Nel mio caso, non avevo mai avuto davvero il tempo di fermarmi e ascoltare cosa succedeva nella mia testa, sotto tutto quel rumore di “fuori”. Mi capitava a volte di chiedermi dove finissi io, le mie idee, i miei gusti e i miei sogni.

Seguiresti il successo o la felicità, se ti venisse chiesto di scegliere tra due strade? Lasceresti una strada sicura per seguire i tuoi sogni, basati sul nulla? 

Riusciresti a reagire se tutto quel rumore di fuori finisse e venisse rimpiazzato da quello tra le tue tempie? La depressione è una malattia grave, spesso mortale, che non può guarire con la semplice forza di volontà, ma richiede un aiuto vero, concreto, per poter riaccendere quella miccia che rimette in moto la voglia di affrontare la vita. 

Il viaggio come cura alla depressione: la partenza e la scoperta del proprio innesco 

depressione viaggio

La depressione innesca un blocco di passività nei confronti della vita, la si accetta come compromesso con la malattia, perché per quanto sia brutto vivere con la depressione rimane più facile che affrontare le proprie paure. 

La paura di provare e fallire, la paura di sprecare la poca energia rimasta in un buco nell’acqua, la paura di scoprire che alcuni dei brutti pensieri che ci circolano in testa sono, dopotutto, veri e brutti come li immaginavamo.

Si smette di reagire a ciò che ci succede e si inizia a vedere il mondo come un’unica, gigantesca situazione avversa, vedendo solo un plausibile lato negativo a ciò che succede attorno a noi.

Ciò che manca è un innesco che riaccenda la voglia di mettersi in gioco e che faccia uscire, anche solo per brevi momenti, dal compromesso di finta sicurezza tipico dei sintomi depressivi.

I metodi per combattere la depressione sono diversi e uno psicologo, online o dal vivo, può aiutare a seguire una strada adeguata per la nostra particolare patologia.

Ci sono però attività che stimolano il nostro cervello in maniera intensa e possono aiutare a lottare contro la depressione. In particolare i viaggi possono essere un ottimo stimolo mentale, che può aiutare a uscire da una spirale depressiva.

Proprio dal viaggio può arrivare la scintilla di cui hai bisogno per riaccenderti e da lì possono iniziare a fluire le risposte, perchè il viaggio dona positività, è qualcosa di bello che scegli di fare per te stesso.

Il viaggio fa bene alla persona che parte, mette in moto un processo di attivazione perché è qualcosa di forte e difficile che si sceglie di fare per sé stessi. Dal viaggio può nascere, senza che te ne renda conto, l’innesco che dà vita al cambiamento.

Quali possono essere i benefici del viaggio contro la depressione, insieme a una terapia continua?

Viaggiare quando si è depressi permette di conoscere persone che cambiano la vita

Il viaggio non è un’alternativa alla terapia, senza la quale non potrebbero arrivare la crescita e la comprensione necessari per accettare i traumi e i problemi che hanno causato la depressione.

Visitare i luoghi meravigliosi che ci affascinano del mondo è però un ottimo modo per scoprire l’ambiente esterno e uscire dal guscio, ci forza a interagire con altre persone e con situazioni impreviste, può essere una fonte d’ispirazione che ci porta a vedere la nostra vita da punti di vista diversi e può insegnarci e incoraggiarci a risolvere i nostri problemi.

Non è difficile pensare che conoscere un individuo completamente diverso da noi mentre viaggiamo, qualcuno di appartenente a una diversa cultura, possa aprirci gli occhi a un cambio di prospettiva sul problema che stai affrontando. 

A me è successo molte volte nella vita, come è successo proprio in Inghilterra conoscendo, durante i due terribili anni di dottorato, le persone che mi hanno innescato, insieme al viaggio, il cambiamento di cui avevo bisogno.

Queste possono sembrare piccole cose, ma sono state fondamentali per riprendere mano alla mia vita portandomi a mollare il dottorato e a indirizzare il mio percorso verso Vado in TheraTrip, il progetto che poi si è consolidato come la mia strada per la felicità e la guarigione.

Viaggiare dà sollievo da stress e ansia

Un viaggio non nasconde i problemi o non li allontana dalla nostra mente, ma ci porta lontano dai luoghi e dalla routine dove questi problemi sono centrali.

Questo può aiutare a metterli in secondo piano e renderli meno pressanti.

Lasciare andare lo stress derivante dal lavoro, dall’overthinking, dalla routine o da quegli aspetti della vita che potrebbero causare parte dei sintomi depressivi non risolverà il problema alla base, ma potrebbe permettere al corpo e alla mente di respirare, dando modo di vedere e affrontare le questioni personali con meno pressione.

Quando viaggio mi sento più leggero, la mia mentre è tranquilla e presente a sé stessa.

Viaggiare permette reset regolari

Se fatto regolarmente, con una certa frequenza e accompagnato da un percorso terapeutico, viaggiare può allenare la mente a tenersi libera dai pensieri negativi e dalle paure, a combattere l’ansia per il futuro, permettendoci di recuperare le forze prima di rientrare nella nostra routine, dandoci modo, un po’ alla volta, di diventare sempre più bravi e forti nel capire e affrontare ciò che ci affligge.

Questo beneficio non va necessariamente cercato partendo per destinazioni lontane e costose, ma può essere trovato tra le tante bellezze nascoste a pochi passi dietro casa. Dopotutto veniamo dall’Italia, uno dei posti più belli al mondo.

Viaggiando stimoli aree della mente represse

Viaggiare aiuta a migliorare le proprio funzioni cognitive e stimola aree della nostra mente che solitamente sono represse a causa della depressione.

Richiede attenzione, pianificazione, forza di volontà e spirito di adattamento.

Ci sorprendeva molto, almeno all’inizio del nostro viaggio, vedere come tanti problemi, imprevisti e situazioni difficili ci risultavano davvero semplici da gestire, proprio perché ci sentivamo a nostro agio, in una condizione che a volte solo il viaggio sa dare, e ciò quella di essere semplicemente se stessi.

Il viaggio può aiutare ad ascoltarci e a insegnarci a trasportare tutto questo nel percorso “ufficiale” di terapia.

Viaggiare ha anche un forte impatto sulla creatività

Viaggiare maggiormente ha aperto la mia mente a molte idee.

Espormi a nuove culture, creare amicizie internazionali, imparare anche poche parole di un nuovo linguaggio, assaggiare nuovi piatti e ingredienti, lasciarsi andare al ritmo di nuove canzoni e ballate, come anche la necessità di accettare nuovi imprevisti e situazioni di disagio mi hanno reso più sicuro di me e aperto ad affrontare questioni personali più grandi.

Aiuta a creare una nuova prospettiva

Viaggiare aiuta ad aprire la mente e a vedere il mondo e la propria vita sotto prospettive diverse, a porsi alcune domande che potrebbero innescare un cambiamento capace di rendere più rapido il processo di guarigione.

I problemi personali, le scelte importanti, i rapporti difficili con i propri genitori o con il proprio passato.

Ti dà tempo di tagliare fuori il rumore della vita quotidiana e ti permette di riflettere sui problemi che ci affliggono a casa e sulle persone che ci causano dolore nella nostra vita in un ambiente positivo.

Per me è stato così.

Il viaggio mi fa stare bene come niente altro, e lo ha saputo fare anche nei momenti più brutti della mia depressione. Finché un giorno ho iniziato a capire che se potevo essere tanto felice in viaggio, allora c’era un modo per combatterla e sentirmi come in viaggio ogni giorno della mia vita. 

I benefici sono ancora maggiori se rendi il viaggio personale, un’esperienza concentrata sulla tua felicità, almeno in parte, per puntare su ciò che fa leva sulla tua voglia di vivere, ad esempio facendo un periodo di work-exchange legato a qualche tua passione o interesse.

Quali sono i rischi di viaggiare quando si è in depressione? 

rischi viaggiare con depressione

Per quanto i viaggi possano aiutare l’umore e la salute mentale, ci sono dei limiti da non sottovalutare.

La depressione purtroppo viaggia con noi, e può risvegliarsi nei momenti più inaspettati.

Proprio per questo il viaggio può essere un ottimo supporto alla terapia, ma non può rimpiazzarla.

Se pensi che un viaggio possa minare troppo il tuo equilibrio, chiedi consiglio al tuo terapeuta, perché viaggiare in depressione può portare anche dei rischi.

Potrebbe aumentare lo stress

Per quanto a lungo andare aiuti a sviluppare un più forte e maturo spirito di adattamento, l’organizzazione e la gestione di un viaggio possono rivelarsi pesanti e stancanti, specialmente se hai in mente un itinerario con più tappe che richiede spostamenti, programmi da rispettare e la gestione di eventuali imprevisti e ritardi.

Questo, a lungo andare, potrebbe aumentare la stanchezza e il stress, rendere la mente più debole, soggetta ai pensieri intrusivi ed eventuali attacchi d’ansia e di panico.

Proprio per questo è consigliabile cercare di non riempire troppo le proprie giornate, avere tempo a sufficienza per rilassarsi e avere il contatto diretto con il proprio terapeuta, in caso di necessità. 

Viaggiare quando hai la depressione potrebbe deluderti

Anche questo può succedere per varie ragioni.

Che sia per una programmazione approssimativa, una serie di sfortune, un meteo avverso o la semplice delusione provata nel scoprire che l’esperienza non ti sta piacendo o che alcune cose che avevate aspettato e sognato da tempo non si possono fare.

Quando si è in depressione non è facile accettare una delusione, specialmente quando questa va a colpire i propri sogni e desideri.

Proprio per questo ti consiglio di condividere il viaggio con qualcuno, almeno finché non avrai superato le fasi difficili della patologia, che ti aiuti a riprenderti e a mostrarti che tutto va bene, e che il mondo è ricco di alternative capaci di renderti felici e di sorprenderti.

Un buon consiglio che mi sento di dare è di non guardare al ritorno nella routine con fare critico, aspettandoti di trovare un cambiamento fondamentale nei sintomi, né di riguardare al tuo viaggio con criticità e delusione nel renderti conto che non è stata l’esperienza liberatoria che ti aspettavi.

Questo non significa però che sia meglio non partire

Nel partire serve essere critici e consapevoli che la depressione viaggerà con te e che il viaggio non ti curerà dei tuoi problemi, nonostante abbia il forte potere di aprire una breccia nel guscio.

Non forzarti di essere felice e di spingere i tuoi pensieri e le tue emozioni verso uno stato positivo pur di riuscire a goderti l’esperienza. 

È molto comune tra le persone che soffrono di depressione sentirsi in colpa se sentono di non apprezzare l’esperienza come si aspettavano, o di non divertirsi “come dovrebbe accadere in una vacanza”.

La tua esperienza di viaggio non deve essere come quella di altre persone, né deve farti star male scoprire che non ti senti dell’umore adatto per renderla allegra e fantasiosa come immaginavi sarebbe stata. 

Cerca di gestire le tue aspettative e ricorda che si tratta della tua esperienza e che in quanto tale puoi cercare di sfruttarla per ascoltarti e di lavorare per ritrovare uno stato di rinnovata libertà.

Lasciati andare e sii te stesso. Prendi la tua decisione ascoltando come ti senti e parti per un viaggio per tornare a innamorarti di chi sei, non per continuare a sfuggire da te stesso.

Le tue emozioni sono solo un invito ad ascoltare, e in quanto tale dovresti provare a sfruttare il viaggio per portare la tua vita a una fase di quiete e di silenzio in cui puoi incontrare te stesso e avere una conversazione faccia a faccia senza necessariamente esserne terrorizzato. 

Per le persone che sono in una fase avanzata di guarigione e riescono a gestire e controllare la loro depressione in maniera autonoma, può essere più facile viaggiare, anche fare viaggi da soli.

Se però si fa fatica con la gestione della propria salute mentale è meglio consultare un medico o uno specialista per capire se è sicuro viaggiare, e se in caso è meglio farlo accompagnati da qualcuno che ci conosce e può supportarci.

Soffrendo di depressione si ha modo di conoscere le proprie reazioni a situazioni non confortevoli, come anche a quelle legate alle interazioni sociali.

Questo può anche aiutare a partire preparati e capaci di gestire efficacemente reazioni sgradevoli e impreviste che possano far star male. 

Può il viaggio con la depressione rimpiazzare la terapia con uno specialista?

viaggiare non cura la depressione 

Insomma ormai dovrebbe essere chiaro.

Viaggiare non è una soluzione ai nostri problemi psicologici e non può rimpiazzare un percorso terapeutico.

Per riuscire a guarire è essenziale seguire un’opportuna terapia (con psicologo e/o psichiatra) e lavorare per costruire, a piccoli passi, un percorso di crescita personale. 

Il viaggio è però un buon esercizio terapeutico che stimola diverse parti del cervello e può insegnare molto.

Ci forza a interagire con altre persone, a risolvere i piccoli problemi, a prendere decisioni, in forte contrasto con l’inattività, il procrastinare e lo stato vegetativo che la depressione porta a vivere in molti casi.

Tutto ciò può portare a un miglioramento della situazione psicologica.

Dove viaggiare se soffri di depressione? 

La scelta della destinazione dipende da molti fattori, alcuni dei quali potrebbero essere causa di stress. Tra questi ci sono le preferenze personali, il budget e il tempo a disposizione.

Un viaggio e la sua organizzazione non dovrebbero essere motivo di stress. Per questo motivo ti suggerisco di essere il più naturale possibile e di seguire la tua curiosità e i tuoi interessi, cercando un compromesso tra i tuoi desideri e la possibilità concreta di realizzarli. 

Una buona idea è quella di cercare anche un compromesso tra le destinazioni che ci affascinano e quelle che meno si allontanano dalla nostra quotidianità.

Rimanere almeno in parte nella comfort zone può aiutare a contenere i possibili effetti negativi legati dalla depressione in viaggio, ma andrebbe a invalidare gran parte dell’effetto benefico del viaggio stesso. Devi quindi trovare il giusto equilibrio tra queste due forze.

Cerca di organizzare un viaggio che abbia un significato per te. Segui un percorso di esplorazione personale ed emotiva, buttati a capofitto nella nuova esperienza e tieni la mente aperta alle possibilità del mondo

La depressione non si cura per magia, sono il primo a provarlo sulla mia pelle.

Continuerò a lottare fino a quanto sarò forte abbastanza per fare quel grande viaggio nella mia vita, o guarirò mentre lo faccio. 

 

Con questo post ho voluto condividere con te alcuni spunti basati sulla mia esperienza personale. Quali pensi possano essere altri benefici portati dal viaggio per la cura della depressione?

Ci farebbe bene leggere le tue esperienze: scrivici, anche in privato sulla nostra email. Non siamo soli.

Un abbraccio, 
Fabio Capraro – Vado in TheraTrip

Last Updated on Dicembre 6, 2023 by Ilaria Cazziol

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2 Comments

  1. says: Davide Santin

    Sono del parere che un viaggio, seppure in solitario, possa risultare di fondamentale importanza per la nostra persona.
    Viaggiare, infatti, ci permette di creare e di mantenere in noi una miniera di ricordi, da cui possiamo attingere nei momenti felici ma anche in quelli di difficoltà.
    Dunque, in mia opinione, viaggiare è uno dei più importanti modi per superare un periodo, breve o lungo che sia, di crisi.

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