Come cambiare vita? Trovare il coraggio per il primo passo

come cambiare vita figurato

Se ti sei mai sentito frustrato da ciò che fai, in stallo nel lavoro o nella vita, in cerca di un motivo più profondo e stimolante per alzarti la mattina…allora forse sei tra quelli che si è chiesto, a metà tra un sogno e un progetto, come cambiare vita.

Ti sei guardato intorno e ti sei accorto che, per quanto questa condizione sia comune a molte persone, ci sono altri che invece sembrano stimolati, positivi, carichi. Sempre pronti al cambiamento, all’evoluzione. E ti sei chiesto come diavolo si faccia ad essere così.

Be’, ti capisco, e proprio per questo voglio cercare di darti una risposta. Proprio perché sono una che, per natura, tenderebbe invece all’autocommiserazione, a restare nella sua comfort zone per paura che fuori il mondo faccia male e sia cattivo.

Proprio perché invece, per scelta, mi ci sono spinta fuori da quell’area comoda e sicura e mi sono accorta che cambiare vita è tutta questione di quel primo, enorme passo.

Che ci sono tanti “ma” che ci bloccano, ma basta realizzare alcune piccole cose per rendersi conto che in realtà il blocco è tutto nella nostra testa.

 

 
 
 
 
 
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I “ma” della paura

Quando parlo con qualcuno che non mi conosce e racconto la mia vita, parlando di lavoro online, nomadismo digitale e libertà, tipicamente ottengo tre tipi di reazioni.

Ci sono quelli che mi guardano come una bestia rara appena scappata dal circo: rappresento un’idea lontana anni luce da ciò che gli può interessare, e registrano l’informazione con sorpresa, per poi tornare alla propria vita sereni.

Poi ci sono quelli che sono davvero affascinati e interessati a capirne di più. Parlarne con noi significa rendere reale ciò che pensavano fosse solo una propaganda di marketing, con i pro e i contro che l’umanizzazione di un sogno può portare. Potranno fare quello che vogliono della propria vita, ma è chiaro che sono stimolati dall’incontro con il diverso e con l’alternativo.

E poi ci sono quelli (purtroppo la maggior parte) che, subito dopo la fase della sorpresa, entrano in quella dell’autocommiserazione.

Del “quanto vorrei farlo anche io, ma…“.

Non c’è niente di male nell’avere paura, come vedremo tra poco. Né sto cercando di insinuare che le situazioni siano facili per tutti (a volte motivi di salute, soldi, famiglia o altro bloccano momentaneamente la strada alle possibilità di cambiamento). Ma quando quel “ma…” diventa una condizione permanente, quando  si trasforma nella scusa che utilizziamo per mantenerci nella nostra infelicità, allora è patologico.

E conosco una serie di persone che quella patologia ce l’hanno chiaramente da anni. Gli eterni insoddisfatti, i perenni piagnucoloni.

per cambiare vita bisogna studiare

Quelli del “…ma non ho le competenze giuste”.

Vedono la vita come un’eterno liceo, in cui si studia per la verifica e se il professore non chiama il loro nome per l’interrogazione sentono di aver scampato un pericolo. 

Non riescono a capire che nessuno HA le competenze giuste per essere un nomade digitale. Tutti, equamente, le devono acquisire da zero.

Non esiste una scuola, probabilmente non esisterà mai per quanto qualcuno possa anche pensare di crearla.

Si impara a lavorare online solo facendolo, come spieghiamo in questo articolo: sporcandosi le mani, con tentativi ed errori, osservando e provando. È il solo campo in cui “l’università della vita” è davvero l’unica possibile, e sarà presumibilmente sempre così perché cambia tutto talmente velocemente che non sarebbe possibile (né sensato) fare un corso di laurea pratico su questi temi.

Ti possono spiegare che oggi non si ragiona più in termini di comunicazione “one-to-many”, certo, ma non ti possono certo insegnare come fare una pubblicità su Facebook o scrivere un articolo SEO-friendly. Il mese dopo quell’informazione diventerebbe obsoleta! Il lavoro di web writer me lo sono insegnata da sola, costruendolo sulle mie capacità e su ciò che trovavo online, con il supporto di chi ci era passato prima di me. 

E questa è una consapevolezza bellissima ma anche terrificante, perché significa che non c’è professore che ci possa aiutare se non siamo noi a decidere di prepararci per l’interrogazione.

Se queste persone si chiedessero davvero come cambiare vita, scoprirebbero che la risposta è semplicemente “studiando e impegnandosi“.

come cambiare vita?

Quelli del “…ma ho un mutuo/una famiglia/un compagno/etc”.

Sono quelli che vedono fattori esterni come l’onnipresente motivazione per non cambiare. C’è sempre una scusa, c’è sempre un motivo per cui non farlo, per cui non è il momento giusto.

Il problema è che, se glielo lasciamo fare, il momento sbagliato diventa la condizione costante della nostra vita. Si trasforma da momentanea e lecita necessità di esercitare la pazienza e l’arte del compromesso (con i genitori anziani, con i figli piccoli, con un momento di spese eccezionali che riducono le finanze, etc) a costante scusa per non realizzare i nostri sogni.

Quando stavamo per partire per il nostro viaggio solo andata, come ho raccontato con il cuore in mano nel nostro libro, è successo di tutto nelle nostre famiglie: malattie, divorzi, apocalissi varie.

Abbiamo vacillato. Abbiamo pensato fosse meglio rimandare, rinunciare. Per fortuna che la macchina era già in moto da tempo, tutti ci appoggiavano e spingevano a farlo, e questo ci ha dato la forza di andare avanti. Di cercare il compromesso ma non fermarci ad aspettare le condizioni ideali.

Perché se ci fossimo fermati, come ho capito tempo dopo, avremmo finito per non essere nemmeno in grado di aiutare i nostri cari, accecati dalla nostra stessa autocommiserazione e dalla frustrazione di non aver realizzato il nostro sogno.

Se le persone di questo “ma…” si chiedessero davvero come cambiare vita, scoprirebbero che la risposta è semplicemente “smettendo di trovare scuse“.

soldi appallottolati

Quelli del “…ma non ho abbastanza soldi”.

Questa è la mia preferita. È la preferita di molti, a dire il vero.

La scusa dei soldi è la più comune. Una motivazione che, al contrario delle altre, non mi porta nemmeno a voler discutere con chi me la tira fuori. Perché è davvero assurda.

Le basi di partenza stesse dell’obiezione sono insensate: cos’è “abbastanza”? Quale cifra ci vuole?

La maggior parte degli imprenditori digitali di maggior successo che conosco o che seguo hanno cominciato con un budget di quasi 0€. E la maggior parte dei nomadi digitali o dei viaggiatori solo andata è partita con pochi soldi, senza assolutamente “il papi che paga” come invece piace tanto pensare alla gente che preferisce trovare scuse.

Abbiamo raccontato quanto abbiamo speso in 5 mesi di viaggio consecutivi, e la maggior parte delle persone leggendo la cifra commenta che spende molto di più a casa (io stessa lo faccio, lo confesso!).

E poi, vogliamo parlare della corsa del criceto? Di quel meccanismo perverso che ti spinge a spendere per lavorare molti dei soldi che guadagni lavorando?!

O di quanto spendiamo in cose che non ci rendono felici e non migliorano la nostra vita, anzi ci legano, invece di sforzarci di essere un po’ più felicemente minimalisti?

Se questa categoria di persone si chiedesse davvero come cambiare vita, scoprirebbe che la risposta è semplicemente “imparando a vivere con ciò che si ha, non aspettando di avere di più”.

 

Ancora ti chiedi come cambiare vita? Non lo hai capito che è la domanda sbagliata?

Cambiare la propria vita in qualsiasi ambito fa una paura incredibile.

È ovvio, è come siamo stati programmati da millenni di evoluzione umana per essere.

Come ha scritto Alberto Mattei nel capitolo sul nomadismo digitale della guida che abbiamo scritto, i nostri antenati, secoli e secoli fa, sono passati dalla vita nomade a quella stanziale per proteggersi dai pericoli.

La tigre dai denti a sciabola che girava affamata nei boschi rendeva più sicuro muoversi in

tigre ammaestrata

 gruppi, colonizzare un’area, erigere muri all’interno dei quali vivere, stabilizzarsi.

Ma oggi la tigre dai denti a sciabola è estinta, e si muore molto più di lenta e agonizzante immobilità che per i suoi denti.

Eppure ogni fibra del nostro essere, quando cerchiamo di cambiare, ci urla ancora “no, fermo, non farlo! Ti farai male! Sarà un disastro!“. E la società, che ci guarda scalpitare per uscire dalla righe che ha tracciato per noi, ci dice la stessa cosa.

 

La paura è perfettamente normale. È il meccanismo di difesa che ci dice di non fare cavolate, di non schiantarci senza paracadute, di non “mollare tutto” solo per poi trovarsi a chiedersi: e ora cosa diavolo faccio?.

Ma non ci può neanche paralizzare. Non può condannarci a una vita di infelicità. Possiamo decidere: scegliere di essere felici di ciò che abbiamo, coltivare noi stessi all’interno della vita che la società ha preparato per noi, smetterla di lamentarci e diventare davvero la versione migliore di noi stessi, qui e ora.

Oppure decidere di cambiare, e cercare la nostra felicità da qualche altra parte.

Un altrove che può essere fisico, con un viaggio o un trasferimento; oppure mentale, lavorativo, di qualunque forma.

E non è un “mollare tutto”, perché questo implica non avere più niente. È solo un andare a vedere cosa c’è fuori, oltre, ricordandosi che si ha sempre un posto in cui tornare.

 

 
 
 
 
 
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Se vuoi sapere come trovare il coraggio di cambiare vita, ricordati che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

Non devi avere paura del cambiamento, perché quasi nulla è irreversibile, a parte la morte, e che qualunque scelta va a costruire su qualcosa di pregresso, non a distruggere.

  • Se cambi lavoro e lo fai con onestà e lasciandoti in buone relazioni, nessuno potrà toglierti le competenze che hai acquisito, le soft skill che hai imparato, la stima dei tuoi colleghi e clienti, le opportunità che hai seminato. E torneranno a trovarti in modi inaspettati nella tua nuova vita.
  • Se provi a cambiare, migliorare o eventualmente a chiudere una relazione che non ti rende felice, sarà molto più facile renderti conto se veramente era ciò di cui avevi bisogno oppure no. 
  • Se parti per un viaggio, se “molli tutto”, vendi la casa, la macchina, ciò che possiedi di superfluo….rimarrà solo l’essenziale, e sarai più leggero. Ma un posto in cui tornare lo avrai sempre. Un luogo da chiamare casa, dove risiedono gli affetti, le persone che ami, i ricordi. 

Ricordati che “mollare tutto” è un modo di dire che sembra implicare il “chiudere” qualcosa; invece “cambiare vita” è semplicemente la scelta di aprire una nuova porta.

E soprattutto, ricordati qual è il segreto della felicità di cui abbiamo parlato… 😉

 

Un abbraccio,

Ilaria e Marco

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1 Comment

  • Leggere le vostre parole è per noi che abbiamo deciso di fare il passo del “mollo tutto” un grande incoraggiamento quotidiano. Grazie davvero, perché l’appoggio di chi può capire una scelta del genere è fondamentale. Spesso la paura arriva e fissiamo gli zaini un po’ con preoccupazione ma, sappiamo che il passo più difficile è stato fatto: SCEGLIERE. Ora non ci resta che andare avanti con il secondo passo e così via. Viva la Vita!

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